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La satira di South Park colpisce gli USA (e internet)

South Park, serie cult creata da Trey Parker e Matt Stone, da sempre incentrata su una forte critica verso l’America, ricomincia nella sua ventesima stagione da dove era finita la precedente.

Infatti, ormai da un paio d’anni Stone e Parker hanno abbandonato una delle particolarità che resisteva sin dalle primissime puntate, ossia la trama verticale, a favore di una trama orizzontale che continui di episodio in episodio e, a questo punto, di stagione in stagione. Riescono, inoltre, nella titanica impresa di scrivere, disegnare, montare e doppiare una puntata in meno di una settimana.

 

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Cominciamo dai fatti della diciannovesima stagione: alla scuola elementare di South Park arriva un nuovo preside, dopo il licenziamento della preside Victoria per una battuta su Bill Cosby, Preside P.C. (Politicamente Corretto), il quale comincia una campagna sull’essere appunto politically correct ad ogni costo, verso qualsiasi persona, comportandosi, ironia della sorte, come un bullo.

South Park viene presa di mira dalla satira per essere “la città più bigotta d’America”. Randy Marsh propone allora un processo di gentrificazione che porterà la zona più povera, ossia la casa di Kenny, a diventare il luogo più in voga con il nome di SoDoSoPa.

Garrison, insegnante della classe di Stan, Kyle, Cartman e Kenny viene licenziato perché troppo arrabbiato per gli immigrati che arrivano dal Canada, cominciando così la sua carriera politica che lo porterà a candidarsi alle Primarie del Partito Repubblicano con il motto “Fuck them all to death!” (letteralmente “Fotterli tutti fino alla morte”).

 

Da qui in poi: spoiler sulla ventesima stagione di South Park

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Nella nuova stagione Garrison ha vinto le primarie, prendendo quindi il posto che nella realtà è di Donald Trump, venendo chiamato “Giant Douche”, ossia “Coglione Gigante” ed è in testa nei sondaggi contro Hillary Clinton alla quale tutti si riferiscono invece con il nome di “Turd Sandwich” (“Merda Impanata”). Garrison comincia a intuire che ha serie possibilità di vittoria pur non avendo una minima idea di cosa fare una volta diventato Presidente degli Stati Uniti e comincia quindi, invano, ad autosabotare la propria campagna elettorale.

Oltre a questo, a influenzare il voto delle elezioni sono le ‘Member berries (letteralmente “Bacche di membro”, tradotte nella versione italiana come “Ricordacini”), acini di uva che tranquillizzano ricordando alle persone film e canzoni degli anni ’80 e ’90, soprattutto riguardanti la saga di Star Wars. Randy scopre però che queste ‘member berries vanno ben oltre i semplici ricordi, dicendo frasi come “ ‘membri quando non c’erano così tanti messicani?” o “ ‘membri quando il matrimonio era solo tra un uomo e una donna?”.

 

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Intanto un troll sta scuotendo la scuola elementare, mandando continuamente messaggi pieni di odio e insulti e mettendo i maschi contro le femmine con il nickname di Skankhunt42 (“Cacciacagne42”). I ragazzi della scuola pensano che dietro Skanhunt si celi ovviamente Cartman, al quale distruggono pc, iPad e smartphone, isolandolo così dal mondo. Ma Skankhunt – che si scoprirà essere nientemeno che Gerald, il padre di Kyle – continua indisturbato a trollare il mondo, scagionando Cartman il quale nel frattempo comincia una relazione sentimentale con Heidi Turner, ragazzina che aveva abbandonato i social network pochi giorni prima volontariamente, sconvolta dagli insulti ricevuti dalla madre.

Gerald si fa sfuggire di mano la sua azione di trollaggio, provocando il suicidio della pallavolista danese Freja Ollegard, vittima anch’essa degli insulti di Skankhunt. Il popolo danese, inorridito dalle azioni del troll e sconvolto dal suicidio dell’atleta, passa all’attacco, cominciando a costruire un enorme programma chiamato Trolltrace.com (Parker e Stone hanno realmente creato un sito dedicato a questa fittizia struttura), il quale possa scovare tutti i troll, facendo in modo che le mail e le cronologie di tutto il mondo siano rese pubbliche. Attraverso Cartman e Heidi – la quale ha trovato un algoritmo basato sul riconoscimento dell’uso delle emoji – Trolltrace.com riesce a oltrepassare l’ostacolo inziale provocato dai troll e ad individuare Skankhunt nella stato del Colorado.

Il signor Garrison vince le elezioni americane e sembra aver cambiato completamente opinione riguardo il voler perdere le elezioni. Infatti, i ‘member barries tenuti in ostaggio da Randy (che ha scoperto come siano in qualche modo collegati alla persona di J. J. Abrams e li stava studiando per distruggerli) riescono ad evadere e a fare ingerire uno di loro a Caitlyn Jenner, candidata vicepresidente di Garrison, provocando una reazione a catena, così che tutti votino per Garrison il quale, ormai “avvelenato” dai ‘member barries, comincia una trasformazione che lo porterà sempre di più a somigliare fisicamente a Donald Trump e a doversi misurare con il creatore di Trolltrace.com che nel frattempo è riuscito, grazie anche al patto con il governo americano, a chiudere dentro la struttura Gerald Broflovski e tutti gli altri troll.

 

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Le ‘Member berries

 

South Park si conferma essere il maggiore punto di riferimento per capire, attraverso la satira, non solo l’America di oggi ma il nostro mondo. Da sempre, in particolar modo negli ultimi sei-sette anni – momento in cui il livello qualitativo della serie di Stone e Parker si è alzato arrivando a vette impressionanti – South Park include spesso tra i destinatari della sua ironia i social network e l’influenza che la tecnologia ha sulle nostre vite: ad esempio nel meraviglioso episodio 14×04 “Hai zero amici” che prende di mira la moda di Facebook, o ancora nella prima puntata della quindicesima stagione “HUMACENTiPAD”, che ridicolizza la Apple paragonandola al film horror The Human Centipede.

In questa ventesima stagione Stone e Parker si dedicano quindi principalmente a due questioni: le elezioni americane, che hanno coinvolto totalmente l’America negli ultimi due anni, e il fenomeno dei troll su internet, mettendoli a confronto con gli originari troll della mitologia norrena: non a caso molti di loro, come MLKKK, hanno i tratti fisici simili a quelli di un troll e, non a caso, il popolo che si ribella è proprio quello danese.

Piccola curiosità: l’elezione di Donald Trump ha sconvolto una buona parte degli americani che era quasi certa della vittoria di Hillary Clinton. Stone e Parker, i quali comunque dichiarano da sempre di votare il Partito Libertario, erano probabilmente anch’essi convinti della vittoria della Clinton. L’inaspettata ascesa alla Casa Bianca di Trump ha scosso gli studi di South Park, i quali hanno dovuto rifare gran parte della settima puntata (dal titolo Oh, Jeez) in UN SOLO GIORNO, per via dei riferimenti alla vittoria della candidata democratica.

A due puntate dal termine di questa meravigliosa stagione possiamo sintetizzare i quattro punti più alti della stagione:

 

1) Gerald Brofolski/ShankHunt42 che trolla su internet con un bicchiere di vino vicino, ascoltando Smokin’ dei Boston (e immaginandosi come il tastierista della band):

 

2) Le Member Barries in missione che ascoltano in macchina Africa dei Toto:

https://www.youtube.com/watch?v=zx4hAY4cGPE

 

3) La transizione di Mr. Garrison per diventare “presidenziale” in pieno stile Star Wars:

4) La canzone del vendicativo popolo danese (qui la versione animata, dal sito di South Park):

 

e qui il video danese da dove è stata presa la canzone:

https://www.youtube.com/watch?v=IVJCgjyLJqE

Written by Giovanni Fazio

Catanese, classe '87, fondatore di una casa editrice indipendente, amante di letteratura, Leonard Cohen, Breaking Bad, Juventus e Dylan Dog. Folgorato sulla via di Damasco da David Lynch e Twin Peaks. Laureato in Lettere con tesi di specialistica su House of Cards e Shakespeare.

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