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Il Finale di Sons of Anarchy è la cosa più poetica che io abbia mai visto in una serie televisiva

Sons of Anarchy
Sons of Anarchy

Essere l’uomo giusto al posto sbagliato. Oppure, essere l’uomo giusto al momento sbagliato. E’ un cruccio tipico, che perseguita milioni di persone nel mondo. Perchè puoi avere tutte le caratteristiche migliori dell’universo, puoi avere le migliori intenzioni. Ma se tempo e luogo non sono dalla tua parte, allora rischieranno di sopraffarti. Prendere possesso di te. Talvolta, fino ad ucciderti lentamente.

Ed è esattamente ciò che è successo a Jackson Teller, protagonista di una delle migliori serie televisive della storia, nonchè, paradossalmente, di una delle più sottovalutate. Già, perchè Sons of Anarchy è uno di quei capolavori che ti entrano in testa e nel cuore, per non uscirne mai più. Talmente intensa che ci si dimentica facilmente si tratti di una semplice serie tv. Quando ti immergi nell’universo di Sons of Anarchy, pian piano ti accorgi di star vivendo un’esperienza incredibile. Un’esperienza reale, di un’intensità talmente potente da finire con l’essere straniante. E’ qualcosa che ti segna. In maniera indelebile.

L’uomo giusto al posto sbagliato e al momento sbagliato, dicevamo. Jax Teller è un uomo giusto. Ha cuore e cervello lastricati di buone intenzioni, ma inevitabilmente sporcati dal contesto che lo circonda. Un contesto che si fa sempre più crudo, duro, cattivo. E no, non parliamo delle scazzottate o degli eccessi tipici del club di motociclisti che rappresenta la parte più importante della maggior parte della sua vita. In quelli, Jax Teller ci sguazza, e anzi sono la sua valvola di sfogo per quella parte della sua anima aggressiva e tormentata. Non è affatto quello il problema. Il problema è la deriva morale a cui arrivano i suoi amati SAMCRO. Una deriva che lui aveva ampiamente previsto e provato ad evitare. Una deriva che porterà Jax a sofferenze atroci, e che infine lo trascinerà alla conclusione che c’è un’unica soluzione per mettere fino a tutto questo: la morte. La sua. 

Chiunque abbia guardato Sons of Anarchy si è innamorato del personaggio di Jax Teller. Perchè è vero, in fin dei conti ne fa di cotte e di crude anche lui, ma non volergli bene è praticamente impossibile. La sua espressività e la sua emotività sono talmente estreme da far sì che si crei una sorta di bolla gigante in cui vengono inglobati anche gli spettatori. Che finiscono inevitabilmente per condividere tutto con lui: la sua pena, la sua sofferenza, il suo tormento estremo, struggente e straziante. La sua voglia di cambiare le cose in un mondo che non ne vuole sapere di cambiare. O più semplicemente, la sua vita. 

La vita di Jackson, Principe – e poi Re – dei Sons, non è stata affatto facile. Perchè Jax non ha mai avuto davvero la possibilità di essere giovane, forse non ha avuto nemmeno la possibilità di essere bambino. Jax Teller è nato con un fardello addosso. Un fardello che si è ingigantito sempre più, col passare degli anni. E ad un certo punto, il ragazzo ha capito che a quel fardello non si poteva più sfuggire. Non si poteva più ignorare, nemmeno in maniera latente. Da quando trova il diario di suo padre, John Teller, la vita di Jackson cambia definitivamente. E sarà una svolta che lo porterà a lottare contro il mondo. Il suo mondo. 

Un mondo fatto di affetti, di emozioni forti. Di rapporti viscerali. Come quello con sua madre Gemma, donna tutta d’un pezzo, dolce ma allo stesso tempo senza scrupoli, amorevole e durissima. Un rapporto meraviglioso, a tratti commovente, un rapporto che pur con tutti i suoi difetti e le sue storture, è il rapporto madre-figlio che tutti sognerebbero. Il rapporto tra Jax e Gemma è amore allo stato puro. Ma come ogni forma di amore presente in questa serie, ha quella caratteristica deviante e sballottante: è un amore tormentato. Tormentatissimo. 

Così come ancor più tormentato è l’amore tra Jax e Tara, l’unica vera donna della sua vita. L’unica che lo capisce, che gli tiene testa. L’unica che lo ama veramente e l’unica che lui ama veramente. Nonchè l’unica che riesce a scavare in fondo alla sua anima e a capire che no, Jax in realtà non desidera quella vita. E prova a tirarlo fuori, con amore e pazienza. Mettendosi anche in discussione e provando anche ad avvicinarsi a quello strambo universo da cui era fuggita a gambe levate anni prima. Ma quel mondo là è più forte di qualsiasi cosa. E nel tentativo di tirar fuori il suo amato, Tara ne rimane inghiottita fino a perdersi, annullarsi. Morire. 

E quando muore Tara, muore anche Jax. O meglio, muore la parte migliore di Jax, quella che provava faticosamente e coraggiosamente a venir fuori, a caccia di redenzione. La fine del suo migliore amico Opie, il vero fratello di Jackson Teller, aveva già portato il biondo in un vortice di tristezza e desolazione. La fine di Tara lo distrugge in maniera definitiva. E di Jax non rimane che un demone destinato a vagare in un deprimente sentiero di rabbia e disperazione. 

Da quel momento in poi Jax non ha più voglia di cambiare le cose, come gli aveva suggerito il suo vecchio amico Piney in tempi non sospetti. Da quel momento in poi Jax ha soltanto voglia di cercare vendetta. Accecato dalla rabbia, Teller si perde. E con lui perde la bussola anche il club, o insomma, quel che del club rimane. Perchè nel frattempo, tanti fratelli SAMCRO sono caduti, in questa continua guerra col mondo che è finita per trasformarsi in un suicidio di massa. Oltre a Opie, erano già morti anche suo padre Piney, Kip, Kozik, Big Eight, vari malcapitati prospect e poi lui, Clay Morrow. 

Già, Clay Morrow. Prima guida e poi nemico di Jax. Che alla fine lo uccide, in una scena struggente, dura ed emozionante, in pieno stile Sons of Anarchy. Facendo fuori Clay, Jax a un certo punto avrà pensato di aver estirpato definitivamente il male, quel male che aveva invaso in buona parte anche lui. E magari chissà, forse non aveva neppure torto. Il problema è che Jax non riuscirà mai a scoprirlo, perchè di li’ a poco muore anche la sua amata Tara. E Jackson a quel punto diventa definitivamente ciò che latentemente era sempre stato: un’anima in pena. 

L’ultima stagione di Sons of Anarchy, quella che poi ci porterà al finale più poetico della storia, è di una pesantezza emotiva devastante. Il fardello di Jax diventa definitivamente anche il nostro. Mentre quel che rimane del club si arrabatta a combattere questo o quel nemico, mentre Gemma e Juice provano a nascondere a fatica il loro alto tradimento culminato con l’omicidio di Tara da parte della matriarca, mentre Jax cerca disperatamente vendetta incappando in una serie di errori madornali ma in parte comprensibili, i nostri occhi si soffermano su quel tavolo. Sempre più vuoto, sempre più svuotato di significati. E in quel momento capiamo che no, tutto ciò che di buono c’era nella storia dei SAMCRO non esiste più. Famiglia, amore, amicizia, ideali di unione fraterna, senso di condivisione. Non c’è più niente. E’ tutto andato a puttane. 


E andrà sempre peggio. Perchè muore anche Bobby, amico sincero del giovane Jax, uomo saggio e buono, uno dei pochi che ancora provava a tenere in piedi la baracca. E poi c’è il colpo di grazia. Jax scopre che è stata Gemma ad uccidere Tara. E la guerra interiore di Jackson raggiunge il picco massimo di sofferenza atroce. Jax sa che deve vendicarsi, ma sa che per farlo dovrà uccidere la sua amata madre. Consapevole del fatto che, facendolo, probabilmente ucciderà in maniera definitiva anche quel che rimane di se stesso. 

Ma non può più sottrarsi, è troppo tardi. Jax uccide Gemma. E con lei il suo fido e amorevole scudiero Unser, che prova a frapporsi fino all’ultimo. Ma ormai è troppo tardi, per tutti. E’ andato tutto a puttane. 

Rimane soltanto una cosa da fare: provare a chiudere i conti col passato. Jax sa che è arrivata la sua fine, la accetta. La guarda in faccia fieramente, e per un momento torna in se’. Tira fuori di nuovo il buono che c’è in lui. Per l’ultima volta. Per l’ultima corsa. 

Uccide tutti gli ultimi nemici dei Sons. Saluta i suoi figli, affidandoli nelle amorevoli mani di Nero e Wendy: le due più grandi vittime di questa situazione, che però ora avranno la possibilità di ripartire. Di avere un’altra vita. Anche se la precedente no, non potrà mai essere cancellata. 

E infine c’è il suo club. Quel che rimane del suo club. Da regolamento avrebbero dovuto ucciderlo loro, dato che Jax, in preda al suo delirio, aveva poco prima ucciso Jury. Ma Jackson gli evita questo fardello, organizza una messa in scena per farli uscire puliti e poi li saluta. Tutti, da Tig – unico rimasto assieme a Chibs degli originals – a Happy. Consegnando a Chibs i gradi di nuovo Presidente dei SAMCRO. Regala un abbraccio fraterno e commovente ad ognuno di loro, tenendo Chibs per ultimo. Chibs si siede al suo posto di comando, e si rende conto che intorno a lui non c’è più nessuno dei suoi vecchi fratelli. Brividi. 

Saluta tutti, Jax, e comincia la sua ultima corsa. La corsa verso la libertà. Passa a trovare prima suo padre, con la moto di suo padre. Gli dice che ora lo ha capito definitivamente, che ha capito chi era. E ha capito il perchè dei suoi tormenti. E dice anche a John che ormai, per lui, è troppo tardi. Ma non è troppo tardi per i suoi figli. Jax è pronto ad andare incontro alla morte per evitare che anche i suoi figli, così come lui ora e suo padre prima, vadano incontro alle pene dell’Inferno. Ma il poetico finale di Sons of Anarchy ci ricorda che no: non si sfugge al proprio destino. Mai. 

Jax però non lo sa, non sa quale sarà il destino dei suoi figli. Semplicemente spera. Spera che, auto-eliminandosi dal mondo, tutto finisca. E’ l’ultimo atto di un uomo dal cuore buono e generoso. Un uomo i cui tormenti hanno preso il sopravvento sui sentimenti. Un uomo che non ne può più di portare il fardello, e vuole finalmente viaggiare verso la libertà. Quella vera. In città si è sparsa la voce dei suoi crimini commessi durante la giornata, e la polizia gli è alle calcagna. Ma non con un paio di macchine. Saranno una ventina. Più che un inseguimento, è un corteo funebre. Un tributo al leggendario criminale dal cuore d’oro che ha fatto, volente o nolente, la storia di Charming. Jax si gira, vede che lo stanno inseguendo e accelera. Non perchè voglia effettivamente sfuggirvi. Non si può sfuggire al proprio destino. Semplicemente, perchè vuole fare un altro giro sulla sua amata moto. L’ultimo.

Poi, ad un certo punto, l’illuminazione. Un camion compare davanti alla sua strada. Un camion con su scritto ‘Le cose buone di papà’. Emozioni e brividi infiniti lungo la schiena. Jax Teller sorride. Ha trovato una via d’uscita. Poetica e maledetta, come tutta la sua vita. Mette la moto in asse, cambia direzione per andare incontro a quel camion che porrà fine a tutte le sue sofferenze. Allarga le braccia. Comincia a volare. Chiude gli occhi con un sorriso triste e beffardo, ma finalmente rilassato. La sua prigionia è finita. La sua vita è finita. Al loro posto, seppur per una poetica e maledetta frazione di secondo, è arrivata un’altra cosa che a Jax Teller è sempre mancata. La libertà. 

 

 

Written by Vincenzo Galdieri

Sostanzialmente scrivo baggianate, ma gli dò un tono talmente epico che a volte rischiano pure di sembrare cose interessanti

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