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Stiamo guardando Smallville con occhi diversi, a 25 anni dalla prima volta?

Tom Welling è Clark Kent nella serie tv Smallville

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Il 2026 si è aperto con l’approdo di Smallville su Netflix. Andata avanti per ben dieci stagioni, questa serie ci ha mostrato il percorso che ha portato l’adolescente Clark Kent, interpretato da Tom Welling, a diventare Superman. In particolare, il titolo si riferisce alla immaginaria cittadina del Kansas dove il giovane supereroe trascorre l’infanzia e l’adolescenza. Sono passati ben 25 anni dalla prima messa in onda della serie tv e, grazie a Netflix, un pubblico nuovo la sta riscoprendo proprio ora. Per altri, invece, questa è stata una perfetta occasione per lanciarsi in un rewatch della serie. Eppure, si sa, riguardare le serie che abbiamo apprezzato da ragazzi non sempre è una buona idea.

La domanda sorge spontanea: Smallville è invecchiata bene? Ha retto alla prova del tempo? La risposta, forse, è un po’ complicata.

Lana Lang in Smallville
Credits: The WB

Da un lato la vicenda raccontata dalla serie è una storia senza tempo. Dall’alba dei tempi l’umanità racconta storie che hanno al centro la lotta tra il bene e il male. Tra un eroe, in questo caso un supereroe, che deve cercare di sconfiggere un antagonista per mantenere l’equilibrio del mondo. Quindi, in un certo senso, Smallville non può invecchiare, perché parla di temi che riguardano e hanno riguardato tutte le generazioni di uomini. La lotta tra bene e male è incarnata nella relazione tra Clark Kent e Lex Luthor, che la serie ha saputo sviluppare in maniera soddisfacente e completa, mostrandoli prima amici poi rivali.


Un grande punto di forza di Smallville sta infatti sicuramente nei personaggi e nei rapporti tra i personaggi. Le interpretazioni di Tom Welling e Michael Rosenbaum sono ancora oggi considerate alcune delle migliori interpretazioni, quantomeno televisive, dei personaggi di Clark Kent e Lex Luthor. Lo stesso vale per Lois Lane, interpretata da Erica Durance, entrata in scena nella quarta stagione come personaggio ricorrente. Diciamo addirittura che la dinamica tra Lois e Clark è ciò che ha sostenuto la serie quando la presenza di Lex si è fatta progressivamente più ridotta.

Inoltre, Smallville è sì una storia di supereroi, ma è anche in egual misura la storia di una crescita. Il racconto della formazione che ha portato Clark Kent a diventare Superman, ma anche e prima di tutto un uomo.

Perché, rispondendo alla domanda che Lana pone a Clark nel pilot della serie, lui è uomo e superuomo. Ed è proprio questo che permette ad un qualunque spettatore adolescente, non solo dei primi anni duemila ma anche di oggi, di rispecchiarsi in lui. Superpoteri a parte, Clark deve affrontare tutti i problemi che ogni adolescente deve affrontare prima o poi lungo la strada per diventare adulto. Prima di diventare l’eroe che tutti conosciamo, Clark sperimenta l’amicizia, l’amore, la perdita e il dolore. Tutti i sentimenti che rendono tale l’umanità. Smallville ha avuto il grande pregio di prendere un personaggio (quasi) invulnerabile come quello di Superman ed esplorare il suo lato più umano, rendendo in un certo senso più facile identificarsi con lui. 

La verità è che Smallville raggiunge il suo apice quando riesce a trovare il giusto equilibrio tra la componente coming of age e il suo essere uno show su un supereroe. È questo equilibrio che, piaccia o meno, definisce l’identità della serie distinguendola dalle altre. Ne è un esempio perfetto il secondo episodio della seconda stagione, Desiderio Mortale. Nella puntata, mentre un’ondata di calore colpisce Smallville, Clark sente sorgere in lui i primi desideri sessuali nei confronti di una professoressa. Proprio questi impulsi gli provocano l’insorgere di un nuovo potere, ovvero la vista calorifera. L’idea di collegare la comparsa di un nuovo potere alla pubertà è davvero brillante. Vedere Clark che cerca di controllare in qualche modo questo potere sconosciuto, grazie anche all’aiuto dei suoi genitori, è una metafora perfettamente calzante di ciò che accade a tutti durante l’adolescenza.

L’equilibrio tra le due componenti è però molto sottile e quando una delle due viene sacrificata rispetto all’altra Smallville finisce col perdere un po’ di forza.

Ciò è evidente nelle ultime stagioni, quando Clark è ormai adulto e la serie mette in primo piano il supereroe rispetto all’uomo. Così la serie, nel bene o nel male a seconda dei gusti, cambia radicalmente rispetto a ciò che era all’inizio. Oppure negli episodi incentrati principalmente sulle vicende amorose di Clark. Se da un lato il focus sull’adolescenza di Clark è ciò che dà alla serie la sua spinta iniziale, d’altro canto quando le trame da teen drama sono troppo preponderanti, la serie cade in alcune dinamiche un po’ trite. I tira e molla, i triangoli amorosi, ma soprattutto i dialoghi sono aspetti che, riguardando la serie da adulti, fanno un po’ sorridere. Ci ritroviamo infatti davanti a adolescenti che parlano come libri stampati e si lanciano in monologhi solenni e decisamente cheesy

Nonostante alcuni elementi abbiano retto bene alla prova del tempo, dunque, riguardandola oggi è evidente come Smallville presenti alcune ingenuità, per usare un eufemismo, legate al periodo in cui è stata prodotta.

A livello puramente tecnico, la CGI, che per il tempo era considerata davvero all’avanguardia, oggi dimostra tutti i suoi anni. Il modo in cui vengono rappresentati la vista calorifera, la supervelocità, ma anche dei semplici fenomeni naturali che talvolta si abbattono su Smallville, appare oggi un po’ esagerato e pacchiano. Nel corso delle stagioni, ad ogni modo, gli effetti visivi si sono evoluti, ma sfortunatamente non tutte le stagioni della serie hanno avuto un grande budget a disposizione. Tornando però ai contenuti, riguardando la serie oggi non si può non notare come i personaggi femminili siano spesso al centro di narrative il cui scopo primario è la sessualizzazione e l’oggettificazione.

Il personaggio che ha più risentito di questa dinamica è probabilmente quello di Lana, interpretata da Kristin Kreuk. Già nella prima stagione, Lana viene inebriata da un fiore tossico che la spinge ad essere disinibita, e la prima cosa che fa ovviamente è indossare abiti succinti e cercare di sedurre Clark. L’apice però viene raggiunto nell’episodio della quinta stagione Thirst, in cui Lana viene trasformata in un vampiro. Al di là della scelta di inserire questa trama non particolarmente in linea con l’atmosfera della serie, anche in questo caso creare una sorellanza di donne vampiro assetate di sangue è stata, a detta della stessa Kristin Kreuk, una scusa per farle indossare vestiti attillati, e la stessa ha affermato di essersi sentita a disagio. Per non parlare di quando Clark scopre la vista a raggi x spiando lo spogliatoio delle ragazze. 

Inoltre, oggi molti non apprezzano particolarmente la dinamica, tipica di tante serie dell’epoca, dell’episodio autoconclusivo col cattivo di turno.

Lex Luthor
Credits: The WB

Se la formula del “cattivo della settimana” domina indiscussa nella prima stagione, progressivamente Smallville inizia a lavorare anche sul lungo periodo, inserendo alcune storyline che vanno al di là del singolo episodio. Finché, nelle ultime, le trame orizzontali non diventano prevalenti. A conti fatti, ai fini della trama intere sezioni di stagioni potrebbero essere tranquillamente saltate. Questo è in parte legato al periodo in cui lo show è stato girato, quando produrre una stagione all’anno da 22-23 episodi era praticamente la norma. Tenuto conto di ciò, è fisiologico che non tutti gli episodi siano allo stesso livello. Forse la scrittura non è stata sempre brillante, e la serie ha avuto diversi alti è bassi. Ma in un certo senso questo è normale o, quantomeno, ragionevole.

Altro punto fondamentale è che la modalità di fruizione delle serie tv è radicalmente cambiata negli ultimi venticinque anni. Smallville non era stata concepita per il binge watching. Questo ovviamente salta all’occhio nel momento in cui, invece di un episodio a settimana, ne guardo uno o più al giorno. Guardare una serie in un modo diverso da quello che i creatori avevano immaginato ha inevitabilmente delle ripercussioni.

Gli episodi riempitivi, le lungaggini nello sviluppo di alcune storyline, le debolezze nella scrittura diventano molto più evidenti.

Per certi versi forse Smallville avrebbe beneficiato dell’attuale metodo di produzione delle serie tv da 8-10 episodi l’una, perché la trama avrebbe potuto procedere in modo più spedito. Su questa lentezza ha inciso anche la scelta alla base della serie di non mostrare mai Superman in calzamaglia e mantello. Scelta che ha portato a ritardare e rimandare, secondo alcuni eccessivamente, la decisione di Clark di assumere i panni del supereroe. 

Eppure resta il fatto cheSmallville è quello che è, ovvero un prodotto degli anni 2000 come tanti ne giravano in quel periodo. Fatto di episodi autoconclusivi, dialoghi non sempre brillantissimi e trame talvolta discutibili, puntate puramente riempitive o realizzate come stand alone per il semplice divertimento del pubblico.

Non si tratta di una serie tv perfetta, ma giudicarla con i parametri delle serie tv attuali non è del tutto corretto. Un prodotto difficile da concepire da chi non è abituato a tutt’altro. Che però, al di là di tutto, ha aperto molte possibilità per le serie del suo genere e ha ancora qualcosa da dire. Tant’è che molti ragazzi che non erano nati ai tempi della sua prima messa in onda lo stanno recuperando su Netflix. Tornando alla domanda iniziale: stiamo guardando Smallville con occhi diversi, a 25 anni dalla prima volta? Sì, è inevitabile. Ma anche se da un lato siamo un po’ più critici, dall’altro il nostro è uno sguardo ricco di nostalgia.

E nel caso aveste voglia di continuare questo viaggio nostalgico, vi ricordate come finisce Smallville?