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5 cose che ho pensato dopo aver rivisto la prima puntata di Smallville

Tom Welling è Clark Kent nella serie tv Smallville

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Sono passati quasi venticinque (sì, avete letto bene, venticinque) anni dall’uscita di Smallville. Un anniversario molto importante per una serie tv che ha fatto scuola nel proprio genere. Per non parlare dell’iconica sigla! Andata avanti per dieci stagioni, Smallville è la narrazione del lungo viaggio che porta l’adolescente Clark Kent, “piovuto dal cielo” da bambino durante una pioggia di meteoriti, a diventareSuperman. La serie è da poco approdata su Netflix, dunque, quale migliore occasione per un bel rewatch? E quale migliore occasione per commentare, a distanza di anni, un pilot che a suo modo è entrato a far parte della storia delle serie tv? Ebbene, eccoci qui.

1. La prima volta che ho visto Smallville non ho visto il pilot di Smallville

Credits: Warner Bros. Television

Eh, sì, questa è stata un’assurda consapevolezza che ho avuto ancora prima di iniziare a scrivere questo articolo. Lasciate che mi spieghi meglio. La prima puntata di Smallville andò in onda in Italia nel 2002, quando avevo solo quattro anni. Negli anni successivi, mi è capitato di vederla in tv in maniera sporadica, un episodio qua e là. Ma prima che mi accingessi a guardarla veramente, dall’inizio alla fine, sono passati diversi anni. Insomma, la prima volta che ho visto Smallville in tv io non avevo mai visto il pilot della serie. Questa considerazione, che parte da un’esperienza del tutto personale, in realtà mi ha fatto riflettere su quanto fosse diverso il modo di fruire le serie tv venticinque anni fa. Ai tempi della prima messa in onda di Smallville, eravamo legati al palinsesto televisivo: o eri seduto sul tuo divano al momento della trasmissione della puntata, oppure te la perdevi. Dunque, non era raro neppure trovarsi a guardare qualche episodio qua e là di diverse serie tv en passant. Per questo la maggior parte delle serie erano fatte di puntate abbastanza autoconclusive, in modo che lo spettatore potesse intanto godersi il momento e poi, eventualmente, decidere se proseguire assiduamente la visione. E in questo senso, Smallville ha sempre fatto un ottimo lavoro, unendo alle avvincenti storyline dei singoli episodi interessanti trame orizzontali.


2. Ci lamentiamo degli attori di Stranger Things, ma…

Credits: Warner Bros. Television

Avendo visto Smallville per la prima volta praticamente da bambina, non prestavo affatto attenzione a dettagli come la verosimiglianza delle età dei personaggi. Solo anni dopo ho scoperto che Tom Welling, l’interprete del giovane Clark Kent egrande heartthrob degli anni 2000, era tutt’altro che adolescente. Nel pilot della serie, in cui Clark è una matricola al liceo, Tom Welling aveva già ventiquattro anni! Circa dieci in più dei quindici che avrebbe dovuto avere, dunque. Riguardando il pilot oggi, tuttavia, questa cosa risulta estremamente evidente, tanto che mi è difficile capire come abbiano fatto ad ingannarmi per così tanto tempo. Tra l’altro tutti gli attori che interpretano degli adolescenti in questa serie parlano a tratti come dei libri stampati, con dei dialoghi davvero molto solenni. Questa caratteristica è particolarmente evidente nelle scene del pilot che dovrebbero essere più drammatiche, come ad esempio il momento in cui Clark e Lana (Kristin Kreuk) conversano sulla tomba dei genitori di quest’ultima. La quale, tra l’altro, è forse il personaggio nel quale questo tratto è più marcato. Una cosa voluta, ovviamente, dato che Lana ci viene presentata come una ragazza molto matura per la sua età, ma che comunque contribuisce a far perdere un po’ di realismo. Eppure, ciò non toglie che ogni attore a cominciare da Tom Welling abbia saputo incarnare alla perfezione il proprio personaggio, definendone le caratteristiche essenziali sin dal pilot.

3. Non esistono piccole sfide, ma solo piccoli supereroi

Credits: Warner Bros. Television

Dopo aver visto tutta la serie, pare incredibile che il primo villain affrontato dal giovane Clark Kent sia una specie di zombie in cerca di vendetta nei confronti dei ragazzi che lo bullizzavano al liceo. Eppure, è proprio così. E questa non è neppure una delle storyline con maggior spazio nell’episodio. La verità è che già dal pilot Smallville mostra la sua sapienza narrativa. Quello che abbiamo davanti non è Superman, e non lo sarà ancora per molto tempo. È semplicemente un adolescente che, come tutti gli adolescenti, tenta di scoprire sé stesso e le proprie capacità, anche se nel suo caso questo riguarda anche i propri superpoteri e le proprie origini. Affrontando quelle sfide che col senno di poi possono sembrare piccole, ma che in quel preciso momento dell’esistenza sono percepite come degli ostacoli insormontabili: il primo amore, i bulli, i conflitti con i genitori…e i primi cattivi da sconfiggere. Uno dei meriti di Smallville è stato proprio quello di mostrare il lato più umano di Superman. Il giovane Clark Kent affronta le difficoltà che gli si pongono davanti non senza difficoltà, non senza dubbi, ma al meglio delle proprie possibilità. In maniera perfettamente credibile. Stanislavskij diceva: “Non esistono piccole parti, ma solo piccoli attori”, intendendo con questo che un bravo attore sa dare importanza anche al ruolo più marginale. Nel caso di Smallville, direi che non esistono piccole sfide, ma solo piccoli supereroi.

4. Smallville non è solo la storia di come Clark Kent è diventato Superman, ma anche la villain origin story di Lex Luthor

Credits: Warner Bros. Television

Come ho già detto, sin dal pilot si riesce a comprendere la forza dei personaggi di Smallville, tutti perfettamente caratterizzati. Ma ce n’è uno che merita uno spazio a sé. Più o meno tutti sanno che Lex Luthor è “il cattivo di Superman“. E lo sa anche chi guarda il pilot di Smallville: chi guarda questa serie lo fa sapendo già quale sarà il destino dei personaggi. Per questo motivo, il modo in cui Lex Luthor ci viene presentato nel pilot di Smallville è geniale. Perché non fa nulla, assolutamente nulla, che possa dirsi propriamente malvagio o crudele. Semmai appare irresponsabile, viziato, impertinente: un figlio di papà in cerca di indipendenza. Anzi, quasi quasi ci fa pena. Nei primi istanti dell’episodio, in cui lo vediamo da bambino interagire col padre Lionel Luthor, comprendiamo quanto questo personaggio abbia sofferto durante la sua infanzia, tanto che siamo portati a simpatizzare con lui. Una madre defunta, un padre crudele, una salute cagionevole e un trauma legato all’evento della pioggia di meteoriti, che lo lascia calvo a soli nove anni. Eppure, nonostante ciò, quando lo vediamo adulto c’è qualcosa di inquietante in lui, una malizia nello sguardo e nei suoi atteggiamenti che non ci convince. Non può convincerci, perché sappiamo chi diventerà, ma allo stesso tempo non sappiamo come avverrà. Smallville ci tiene così sul filo del rasoio, in attesa di scoprire quando Lex Luthor tradirà la sua vera natura, mentre vedendo il suo passato una parte di noi è portata a dubitare anche se il futuro è già scritto. Tutto questo è reso possibile grazie anche all’interpretazione di Michael Rosenbaum, che ha saputo dar vita a questo gioco di sfumature e contrasti in maniera brillante, da brividi. 

5. Le piccole (forse non tanto piccole) allusioni al destino di Clark

Credits: Warner Bros. Television

Abbiamo capito che chi guarda Smallville sa già come andrà a finire. Clark Kent, alla fine, diventerà il Superman che noi tutti conosciamo. E abbiamo anche detto che la serie ci mostra il lato più umano di questo personaggio. Il pilot di Smallville è pieno di dettagli che alludono, in maniera più o meno evidente, al destino del giovane protagonista e incapsulano il conflitto che vive in lui tra uomo e Superuomo. Proprio come quando Lana raccoglie da terra un saggio su Friedrich Nietzsche lasciato cadere da Clark e gli domanda: E tu cosa sei? Uomo o Superuomo?”. Clark, intelligentemente, risponde di non averlo ancora capito. Un’altra scena molto bella, anche a livello di fotografia, è quella in cui la figura di Clark si sovrappone alla statua di un angelo in maniera tale che il ragazzo sembra avere le ali. Il che è tanto più significativo in quanto avviene dopo la rivelazione delle vere origini di Clark: una specie di angelo caduto dal cielo. Ultima, ma non per importanza, l’iconica scena che mostra il ragazzo legato ad una croce di legno in mezzo a un campo di grano con una S rossa disegnata sul petto. Non solo un omaggio alla famosa tenuta di Superman, ma anche un chiaro riferimento alla crocifissione. Se ancora ci fossero stati dei dubbi sul fatto che Clark Kent sia destinato ad essere il salvatore dell’umanità, questa scena non lascia spazio a fraintendimenti.

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