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Le due versioni di Skins a confronto

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A gennaio 2009, più o meno in contemporanea agli albori del progetto di riproporre Shameless in salsa americana, Bryan Elsley inizia a creare un team di sceneggiatori per un remake che si rivelerà presto una catastrofe: quello della Serie Tv Skins.

Pietra miliare dell’adolescenza dei ventenni d’oggi, Skins godeva di una fama incredibile. Ancora oggi occupa un posto d’eccezione nello spazio nostalgico dedicato ai teen drama e ancora oggi sa essere capace di accattivare lo spettatore. Frutto largamente del miracolo del passaparola, il successo di Skins era il meritato riconoscimento per una Serie che osava spingere i confini della percezione canonica degli adolescenti medi di oggi. La qualità dello show è ancora più straordinaria visto che a sostenerla sono attori e sceneggiatori alle prime armi. Nata dalla volontà di dipingere l’adolescenza senza toni inutilmente innocenti, Skins ha saputo scioccarci, sorprenderci e ripetutamente commuoverci. La storia dell’origine di questa Serie potete trovarla in questo articolo.

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Skins non è esattamente una Serie realista in tutto e per tutto. Molti elementi sono estremizzati. Difficilmente la maggior parte di noi può “vantare” il ricordo di feste e situazioni simili a quelle che vediamo nella Serie. Ma c’è anche molta realtà in questa iperbole. A donare realismo alla Serie c’è sicuramente la caratterizzazione eccellente dei personaggi. Ognuno di loro è più della rappresentazione di un tipico o possibile disagio adolescenziale. Le relazioni fra i personaggi sono ben costruite e si evolvono in modo verosimile. I conflitti che devono superare, le difficoltà che si presentano sono spesso squarci di vita vera e drammatica.

Skins affronta con intelligenza quanto con irriverenza i momenti difficili in cui le responsabilità della vita adulta iniziano a farsi sentire. Spesso in modo prorompente e sconcertantemente inatteso. I passi inevitabili verso l’impossibilità di poter essere protetti dal mondo adulto. Lontana da voler mistificare una vita dissoluta e dedita ai piaceri, Skins è una Serie che sa essere amara, dolorosa, tragicamente reale. Tutto ciò, senza mai voler guardare ai suoi giovani protagonisti con accondiscendenza.

La Serie aveva ottenuto una sua fanbase americana durante la messa in onda delle prime tre stagioni su BBC America. Forse perché agli Stati Uniti mancava una rappresentazione dell’adolescenza così cruda e spudorata, forse perché i creatori di Skins volevano anche superare lo stallo imposto alla diffusione della Serie originale in America, fatto sta che Elsley dichiara di trovare un’intesa particolare con MTV e ha inizio la produzione del remake.

Skins US è stata assiduamente seguita da Elsley e Brittain. Metà degli episodi sono stati scritti proprio da loro, anche se alcuni in collaborazione con altri autori. Il modus operandi selezionato è stato lo stesso: attori e sceneggiatori con nessuna o pochissima esperienza e di giovane età per dare un realismo unico alla Serie.

Malgrado la scelta di lasciare i creatori della Serie inglese possa esser sembrata inizialmente un modo per mantenere l’integrità dello show, in realtà è stato forse l’errore più grande.

Fare una trasposizione americana di una Serie come Skins avrebbe potuto essere un’occasione per dar voce a difficoltà che possono emergere in quel particolare contesto culturale. Ma la Skins americana non bada tanto a quello quanto a tradurre i nomi di alcuni personaggi e alcuni insulti.

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Non è sicuramente il primo remake ad essere inizialmente vicino all’originale. La famosissima Shameless pure riproduce situazioni molto simili alla sua versione britannica nelle prime stagioni. Ma quando se ne distanzia per affrontare temi e sviluppare i personaggi in maniera diversa lo fa molto bene. Inoltre, sin dall’inizio la Shameless americana può contare su un budget che le consente di migliorarne la qualità. Ci sarà sicuramente chi preferisce il tocco un po’ amatoriale britannico, ma quel che conta è che anche quando il remake è più vicino all’originale si respira comunque un’aria nuova.

In Skins US si respira, invece, costantemente un’aria rarefatta.

Forse l’idea era di distanziare successivamente Skins US dalla “madre” britannica, ma i presupposti gettati dall’unica stagione disponibile rendono impossibile non avere dubbi su come ciò sarebbe potuto avvenire. La realtà è che è palese che i creatori di Skins erano troppo vicini alla loro visione della Serie per poter essere capaci di ricrearla in modo che sembrasse un prodotto fresco e originale in un altro contesto culturale. Chiunque abbia familiarità con la cultura americana non può non percepire una forzatura nei dialoghi, quasi identici a quelli originali. Il fatto è che per ottenere un adattamento culturale efficace non basta tradurre l’imprecazione di turno con una più familiare.

Spesso questi tipi di remake incontrano difficoltà sostanziali nello stabilire cosa vada riprodotto pedissequamente e cosa variato. Per Skins la cosa più importante sarebbe dovuta essere mantenere il cuore della Serie: la volontà di affrontare tematiche difficili senza moralismi, di offrire personaggi nel corso della costruzione della loro identità senza che siano stereotipati e di creare relazioni vere fra questi.

Non solo le basi di Skins US sembrano confondere l’essenza della Serie con le vicende che presenta, ma la decisione di voler riproporre “la prima generazione” è un errore davvero grave.

Forse se la Skins americana avesse proposto una “sua generazione” originale le cose sarebbero andate meglio. Nuovi personaggi, calati in contesti difficili, ma diversi. Invece, Skins US decide di riproporre quasi alla lettera alcuni personaggi, ricreando alcune delle relazioni fra loro. Diversi personaggi hanno lo stesso passato, gli stessi atteggiamenti, lo stesso modo di parlare. Cambia sostanzialmente, l’aspetto esteriore (e, drammaticamente, la qualità della recitazione).

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Il problema con questa scelta è forse anche più evidente da parte di un’audience straniera come la nostra, non essendo né americana né britannica. Questi personaggi erano talmente forti da soli che davvero non necessitavano un nuovo look. Non è mai stato il look dei personaggi il motivo centrale per cui ci siamo affezionati tanto a loro. Peggio ancora: i personaggi di Skins sono talmente realistici, convincenti e ci hanno fatto talmente appassionare che è inconcepibile volerli riproporre in altri corpi.

Aggiungiamo anche che in Skins l’impressione dello stereotipo è quasi immediatamente sovvertita dalla forza delle personalità di questi personaggi. In Skins US ritorniamo alle esasperanti versioni cartonate. E la recitazione non solo non aiuta, ma è anche uno dei problemi più evidenti della versione americana. Gli attori di Skins US sembrano semplicemente impagliati. La qualità generale dello show sembra quello di un Disney Channel che vuole fare il ragazzo cattivo, senza riuscire a convincerci. Il Tony americano ha meno espressività e fascino di un qualunque Ken di plastica, malgrado sembri che ci provi a piegare le labbra in un sorriso malizioso non molto convincente.

L’alternanza fra fedeltà assoluta, quasi maniacale, e cambiamenti che sanno molto di sporadico lascia a desiderare sin da subito. Le differenze lasciano perplessi quanto le citazioni dirette.

Perché mai Maxxie è stato sostituito da una ragazza? Perché l’audience americana dovrebbe poter avere una connessione maggiore con l’omosessualità femminile? Non è solo questa scelta in sé a lasciare dubbi, ma anche che il personaggio venga poi inserito in alcune dinamiche che ripercorrono quelle che avevano visto come protagonista Maxxie, senza tener conto del contesto diverso. E da quando in qua l’anoressia nervosa non è un problema in America? Già, perché l’amatissima Cassie è stata rimpiazzata da una “Cadie” che sembra onestamente solo una maniaca. La raggelante sensibilità di Cassie diventa adesso una curiosa ossessione per composizioni sessualmente promiscue e desideri omicidi. Certo, riproporre Cassie sarebbe impossibile. Ma così come è riproporre Tony, o Chris, o Effy (qui Eura) etc. E cercare di riproporre qualcuno e cambiare qualcun’altro senza logica apparente lascia solo perplessi e frustrati.

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Il modo in cui i personaggi di Skins US cercano di riproporre quelli della Serie originale sa quasi di disperazione. Tanto look (a tratti fin troppo) e pochissima sostanza. Il fallimento della versione americana di Skins è stato addotto all’ottusità dei media americani e/o all’eccessiva presenza di imprecazioni (censurate durante la messa in onda), sesso e droga.

Il problema reale è che questa versione di Skins non tratta bene neanche questi elementi. Fra imprecazioni snaturate, Tony che si riferisce alla droga come “narcotici”, e una rappresentazione della sessualità che dell’innovazione della sua matrice non conserva proprio nulla.

Skins era riuscita a demistificare il mito della innocenza adolescenziale, unendo sessualità e sensualità. La Serie non ha paura di mostrare la sensualità adolescenziale. La sessualità è vissuta come un fatto oggettivo, naturale. È il piano su cui forse il mondo degli adulti si incontra più immediatamente con quello degli adolescenti. Nella versione americana questo equilibrio è inesistente perché si percepisce un palese imbarazzo in ogni scena più sensuale.

Se a curare la versione americana di Skins non fossero stati proprio i creatori della Serie originale, ci sarebbe venuto il sospetto che questa versione fosse stata ideata da qualcuno che aveva a malapena visto le ricapitolazioni degli episodi delle prime due stagioni. Pensate a tutto ciò che più vi manca di Skins (in questo articolo vi proponiamo dieci possibilità). Adesso meravigliatevi insieme a noi notando come gli stessi creatori di questa Serie non siano riusciti a riproporre niente di ciò che amavamo.

Leggi anche – Skins: 5 Serie da guardare se sei in astinenza da questa Serie

Written by Maria Elbereth Picone

Maratoneta mediatica per vocazione. Condivido il mio luogo d'origine con Tony Soprano, ma sostanzialmente abito nel "dark playground" della procrastinazione. Mi piace assorbire storie attraverso ogni mezzo possibile. Cerco di pensare che l'insonnia cronica mi porti ad approcciare la vita letteralmente "come se non ci fosse un domani". Uno dei miei sogni nel cassetto preferiti è di svegliarmi un giorno e scoprire di essere Dale Cooper.

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