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Shrinking 3 – La Recensione della prima puntata: l’arte di lasciare andare

Shrinking

Attenzione: evita la lettura se non vuoi imbatterti in spoiler di Shrinking

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È possibile arrivare alla morale già nella prima puntata di una stagione? Shrinking sembra esserne convinta. D’altronde fin dalla prima stagione la serie con Jason Segel, Harrison Ford e Jessica Williams ci ha convinti che è possibile parlare di emozioni in maniera libera e incontrastata. Senza paure o limiti. Anzi, Shrinking ci ha da subito convinti che tutto ciò sia liberatorio, necessario e salvifico ai fini di una conoscenza profonda di noi stessi. E ci ha abituato a quel ritmo incalzante in cui tutto ciò avviene, tanto da farci quasi girare la testa. Da subito, infatti, è stato molto difficile definire Shrinking, complicato inserirla in un genere. Uno dei suoi creatori, infatti, è Bill Lawrence (ideatore di Scrubs) che ha da sempre un rapporto privilegiato con il genere dramedy.

Eppure, con la terza stagione, Shrinking sembra riuscire a stupirci di nuovo. Fin dalla prima puntata, come ci saremmo aspettati. Quello che ci si aspettava meno è che il colpo allo stomaco sarebbe arrivato così dritto e così forte senza troppo preavviso.

Shrinking
credits: Apple TV

La prima puntata della terza stagione ci racconta sì, la ripresa delle vite dei protagonisti più o meno dove li avevamo lasciati. Ma lo fa senza mezzi termini: Paul combatte più del solito contro la sua malattia, Jimmy incredibilmente sembra trovare in Louis un nuovo confidente abituale, Alice è pronta a lasciare il nido e Brian si prepara ad affrontare uno scoglio enorme. Quasi dimentichiamo che è passato un anno intero dall’ultima puntata, Shrinking sembra entrare senza problemi a gamba tesa nella situazione. Come non ci fossimo mai lasciati. E il risultato non è solo spettacolare, ma è anche sorprendente e calmante allo stesso tempo. Catapultarci nelle vite dei personaggi che tanto ci erano mancati ha un effetto emolliente sulle nostre vite, sulle nostre esperienze così tanto ben raccontate da Shrinking.


È innegabile, infatti, che durante il suo sviluppo Shrinking abbia acquisito un pubblico affezionatissimo alle storie che racconta.

Perché racconta storie di tutti i giorni, dolori che chiunque può vivere, vite in cui chiunque può rispecchiarsi. E già dalla prima puntata, la terza stagione promette di continuare a farlo.

Veniamo al dunque: la prima puntata della terza stagione di Shrinking è un pugno nello stomaco. Prima di tutto, ritroviamo Paul in una situazione ben più tragica di come lo avevamo lasciato. Il Parkinson avanza e inizia a compromettere il suo lavoro. Ma, più o meno come sempre in Shrinking, sarà proprio lui a darci la lezione del giorno: è importante saper lasciare andare.

Per tutta la durata della prima puntata della terza stagione sembra esserci una sorta di leitmotiv relativo all’arte di lasciare andare. Lasciare andare le emozioni, lasciare andare gli affetti, lasciarsi andare con l’ultima persona a cui avresti pensato.

Shrinking
credits: Apple TV

Attraverso la frase poco romantica ma di certo efficace (come è nello stile del personaggio interpretato da Harrison Ford) “fanculo il Parkinson”, Paul ci regala la prima lezione di vita della terza stagione.

Che significa lasciare andare? Quali sono gli effetti positivi di abbandonarsi alle incongruenze della vita? Shrinking ha sempre saputo il fatto suo in materia di sentimenti contrastanti, di emozioni complesse e soprattutto di ostacoli posti su un cammino già abbastanza frastagliato. Anche con la terza stagione sembra voler continuare su quella linea; non tanto di impartire una lezione e basta, innalzandosi su chissà quale cattedra. Lo scopo è più sottile ma anche più arguto: farci arrivare alla conclusione in maniera (quasi) autonoma. Attraverso le vite di Paul, Jimmy, Alice che ha commesso il suo primo errore e deve trovare il modo di rimediare, di Liz che pensa di avere sotto controllo la vita del figlio. In tutte queste situazioni ci possiamo rispecchiare e possiamo trarre dei consigli fondamentali per superare gli ostacoli che la vita spesso ci pone davanti.

Possiamo lasciare andare, senza dimenticarci di nulla e di nessuno, senza ignorare il problema. Semplicemente lasciando che accada, correndo accanto al problema e non cercando in tutti i modi di saltare oltre o aggirarlo.

La soluzione non è cercare di dimenticare, ma abbracciare la fragilità e lasciarsi andare a ciò che succede. Magari con l’appoggio della famiglia e di qualche amico fidato intorno.

Così, nel suo spassionato e divertentissimo cinismo, Paul trova il modo di esorcizzare la malattia e di battere il maligno con l’affetto. Lasciandosi andare all’amore, per quanto per lui possa essere complicato. Lasciandosi andare perfino a dei preparativi di matrimonio che mai avrebbe pensato di intraprendere. E allo stesso modo Alice, grazie all’aiuto di Sean e al disvelamento di una verità scomoda, trova il modo di lasciare andare la paura di allontanarsi da casa. Trova la chiave per diventare una donna coraggiosa, a partire dal rapporto, ora più maturo, con il padre.

E Jimmy stesso, che nella prima puntata della terza stagione di Shrinking è in realtà leggermente in secondo piano, smette di aggirare il problema e si arrende finalmente a quelle emozioni esplosive e complesse che lo hanno sempre accompagnato.

Liz si lascia andare alla fragilità, alla paura di perdere il marito prima e a quella di non conoscere suo figlio dopo. E Brian si abbandona a una difficilissima consapevolezza di non volere la madre del suo futuro bambino nella sua vita. E subito dopo lascerà andare ancora una volta, dimostrando un coraggio e una sensibilità a lui poco affini. Persino Sean si lascia andare ai metodi olistici di visualizzazione che Paul vuole suggerirgli.

Shrinking
credits: Apple TV

Shrinking riprende col botto. Come dicevamo, con un pugno fortissimo allo stomaco da cui nemmeno noi che guardiamo possiamo scappare. In fondo, la serie da sempre ci ha insegnato a non trascurare nulla, nemmeno i dettagli. Soprattutto i dettagli. E la vita di Jimmy ed Alice, che si incastra così bene con quelle di Gaby, Paul, Sean e Liza, è ancora l’esempio di come dal dolore debba nascere per forza qualcosa. Non si può rimanere fermi, non si può lasciare che il dolore faccia terra bruciata attorno, bisogna piantare un nuovo fiore. Che lo si voglia chiamare speranza, determinazione, coraggio, quel fiore deve crescere. Anche in maniera forzata se necessario.

Shrinking ci è sempre andata giù pesante, non ha mai fatto grandi giri di parole quando si trattava di emozioni complesse e situazioni anche piuttosto grigie.

Ma con la prima puntata della terza stagione riesce persino nella prova di farci la morale, prima ancora che sia tutto iniziato. L’insegnamento non ha tempo da perdere, la lezione va imparata il prima possibile, perchè il tempo non è mai troppo. Semmai è troppo poco. E, a proposito di tempo, nella prima puntata della terza stagione di Shrinking c’è Michael J. Fox, in un cameo di pochi secondi (per ora) che è bastato a farci singhiozzare proprio quando non ce lo aspettavamo.