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Un ricordo appassionato di Shameless, a quindici anni esatti dalla sua uscita

Lip e Fiona
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ATTENZIONE: L’ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU SHAMELESS

Sono passati quindici anni da quando Carl Gallagher si è lanciato con tutto il peso possibile su di un Frank steso stecchito sul divano, nel sadico tentativo di rompergli una gamba. O da quando abbiamo scoperto che Jimmy era Steve e che Fiona si era ingarbugliata ancora una volta in una relazione disastrosa (povera Fiona! Tutto il mondo è sempre sulle sue spalle). Nel corso delle stagioni di questa amatissima serie tv abbiamo visto alcuni degli attori crescere, cambiare persino timbro di voce e fisionomia, durante quello che è l’inevitabile e durissimo passaggio alla vita adulta. In questi quindici anni alcuni di noi si saranno iscritti all’università per poi abbandonarla, come Lip, o si saranno seduti tra le panche di una chiesa per assistere al matrimonio di una coppia di amici o di parenti, come Ian e Mickey.


Alcuni saranno stati traditi, delusi, abbandonati, perché in fondo i Gallagher sono come noi: persone comuni, periferiche quanto il quartiere in cui abitano, impegnate nel sopravvivere a una quotidianità che se li vuole mangiare vivi. Eppure, in mezzo al baccano di una famiglia sgangherata ma alla quale ci siamo affezionati incondizionatamente, emergevano alcune tematiche sociali che a quei tempi erano ancora (in parte) acerbe. La gentrificazione, l’utilizzo sempre più incontrollato di psicofarmaci (grazie Frank per averci mostrato come NON vogliamo diventare), l’impoverimento del ceto medio, l’ascensore sociale guasto e il divario sempre più allargato tra ricchissimi e poverissimi.

Come tutti i migliori prodotti artistici, Shameless ha anticipato alcune criticità che a oggi – mentre sono impegnata nella stesura di questo articolo – sono maturate e si sono persino esacerbate. Se il pretesto iniziale era quello di scrivere una buona serie tv incentrata sulle relazioni sentimentali e sul sesso, gli autori hanno finito per realizzare un ottimo show arricchito da personaggi indimenticabili e da un umorismo cupo, insieme a una buona dose di politicamente scorretto che non fa mai male. Anzi, a dirla tutta il linguaggio scurrile, cinico, sporco e privo di censure dei protagonisti è quanto di più intelligente possa esserci in un settore dominato dalla paura, tutta contemporanea, di dire qualsiasi cosa. Ora, non è che dobbiamo metterci a insultare tutto ciò che respira e si muove come è solito fare Mickey. Tuttavia, una lettura trasparente e sincera delle contraddizioni e dell’ipocrisia della società qualcuno doveva pur farla. E per noi quel qualcuno è stato Shameless.

I Gallagher
Credits: Showtime

Shameless ha saputo essere controcorrente e imprevedibile almeno fino alla settima stagione, raggiungendo il picco di perfezione con la quarta, per poi proseguire con una scrittura a tratti traballante dall’ottava all’undicesima. Le ultime stagioni infatti vengono indubbiamente tenute in piedi dalle disavventure dei Gallavich (eletti dal pubblico senza se e senza ma tra le migliori coppie delle serie tv). Ma al di là della loro presenza tenera e scoppiettante, la sceneggiatura è andata svuotandosi e impoverendosi, in particolare dopo l’addio del personaggio di Fiona. È qui infatti che è arrivata la principale e vera nota dolente di questo show perché – a conti fatti – nonostante i moti di avversione di alcuni fan, la primogenita dei Gallagher è stata la spina dorsale della narrazione. L’anima di Shameless, a parimerito con Frank.

La performance di Emmy Rossum è stata talmente intensa e appassionante che il momento in cui l’attrice ha lasciato la serie sarebbe dovuto coincidere con il finale. È un pensiero che abbiamo avuto in moltissimi e che continua a convincerci anche a distanza di tempo. Nonostante questo però gli autori hanno saputo dare una conclusione degna e coerente con ciò che è stata Shameless, chiudendo un cerchio in cui il punto di arrivo dell’epilogo rievoca l’inizio. E poi, l’immagine di una Tesla in fiamme è un messaggio tanto eloquente quanto geniale.

Inoltre, guardando Shameless, abbiamo visto sbocciare quel talento dai grandi occhi azzurri che prende il nome di Jeremy Allen White affiancato da un cast capitanato da William H. Macy e Joan Cusack. Due attori che hanno fatto del grottesco l’arma con cui accendere la nostra ilarità. Non possiamo a questo proposito non rivolgere una menzione speciale al birrificio homemade di Frank che ha fatto saltare in aria la casa della vicina senza nessuna pietà. E sì, perché mentre si fruisce di questa serie tv si ride e si piange in egual misura. Si fa il tifo per il personaggio in cui ci si rispecchia di più e ci si dispera quando qualcosa va terribilmente storto (stiamo tutti pensando al volo a metà di Lip, vero? Che dispiacere, anche quindici anni dopo).

Frank Gallagher
Credits: Showtime

Shameless è stata un viaggio dentro la condizione umana e la miseria. Un romanzo di formazione moderno, in versione audiovisiva, in cui la costruzione della propria strada deve obbligatoriamente passare attraverso la distruzione, il disagio, la crisi, la destrutturazione di sé stessi e delle proprie esperienze. E così mentre Carl diventava vigile urbano e Lip un fattorino per Uber, in Frank emergevano i primi segni della demenza e Kev e V lasciavano il Southside per sempre. È la vita. Né più, né meno. Shameless ci ha insegnato che la crescita deve nutrirsi del sapore amaro del fallimento, del sudore, della sofferenza e della capacità di adattamento. Ma soprattutto ci ha insegnato che mentre un amore ci delude, un genitore ci tradisce o un merito viene assegnato a qualcun altro, bisogna trovare lo spazio e l’energia di ridere, di ballare, di divertirsi.

I Gallagher non sono un esempio virtuoso di condotta e di morale, ma sono la rappresentazione (im)perfetta del vivere con filosofia, con un briciolo di pazzia, di cameratismo e sì – anche di amore – nonostante i problemi. Perché, come ci ricorda Frank nel suo ultimo monologo “il tempo è prezioso, non sprecatelo e divertitevi. Io l’ho fatto”.

E quindici anni dopo, anche noi possiamo dire di averlo fatto?