Vai al contenuto
Home » Serie TV

Welcome to Derry è un viaggio spaventoso e non stiamo parlando solo di IT

IT: Welcome to Derry

Ogni giorno raccontiamo le serie TV con passione e cura. Se sei qui, probabilmente la condividi anche tu.

Se quello che facciamo è diventato parte delle tue giornate, DISCOVER è il modo per sostenerci.

Il tuo abbonamento ci aiuta a rimanere indipendenti. In cambio: consigli personalizzati, contenuti esclusivi, zero pubblicità.

Scopri Hall of Series DISCOVER

Grazie, il tuo supporto fa la differenza 💜

Attenzione: evitate la lettura se non volete imbattervi in spoiler su IT – Welcome to Derry.

Benvenuti a Derry: la cittadina che appare tranquilla, perfetta cornice anni ’60, ma sotto la superficie pulsa di segreti, colpe e mostri. La serie Welcome to Derry ci riporta nell’universo di Pennywise e della sua città maledetta, ma non si limita ad ampliare la mitologia del clown: scava nella radice dell’orrore, che nasce nel tessuto sociale di una comunità che sceglie di voltarsi dall’altra parte.


Ambientata nel 1962 nel Maine, la narrazione fa un passo indietro rispetto agli eventi che abbiamo già visto nei film, e ci chiede di guardare chi, in quella città, alimenta il male più della creatura stessa. Derry, in Welcome to Derry, non è solo scenario: è un organismo che respira, mastica e rigetta. Le famiglie, le scuole, i militari, i ragazzini emarginati: ogni elemento è dettagliato, ogni sguardo è carico di tensione.

Questo viaggio spaventoso non si limita a spaventarci con le acque rosse delle fogne o con le risate metalliche del mostro: ci impone di riflettere su chi rende possibile quell’orrore. Quando l’entità emerge dalle viscere della città, lo fa in un ambiente già pronto: la discriminazione razziale, l’omertà su abusi, il bullismo che avvelena le infanzie, l’autorità che preferisce il silenzio alla giustizia. Welcome to Derry ci mostra che l’orrore supremo non ha fauci o zanne: ha sguardi che ignorano, portoni che si chiudono, voci che non vengono ascoltate.

Ecco perché la serie ha un doppio volto: mostruoso e sociale. In questa esplorazione approfondita, andremo nel cuore della città di Derry, scopriremo i mostri umani che vivono accanto al clown terrificante e daremo uno sguardo agli attori e alle curiosità che rendono la serie non solo un prequel horror, ma una riflessione sul mondo che costruisce e fabbrica i “mostri”.

Welcome to Derry: la città che divora i suoi figli e la colpa silenziosa

I giovani protagonisti di It: Welcome to Derry
Credits: HBO

In Welcome to Derry (che puoi vedere qui), Derry non è passiva: è complice. La città appare composta, ordinata, immersa nell’illusione di una vita “normale” negli anni ’60, ma è questa stessa normalità che la rende pericolosa. Con dettagli spietati, la serie ci mostra famiglie che sono solo di nome, studenti che imparano presto che il silenzio protegge più delle parole e autorità che preferiscono mantenere l’apparenza piuttosto che affrontare le crepe. Il cuore di questo orrore urbano scorre intorno alla famiglia Hanlon: Leroy, Charlotte e il giovane Will si trasferiscono a Derry con speranza, ma trovano esclusione, sospetto, razzismo. In quegli anni la Derry che li accoglie è già segnata: l’arrivo della famiglia Hanlon non è un’anomalia ma il segnale che qualcosa di più profondo si smuoverà.

Welcome to Derry: più che splatter, l’orrore è psicologico

Le visioni di Lilly Bainbridge, una ragazzina che porterà sulle spalle la morte del padre e i sussurri della città, sono tra le scene più potenti: non solo perché sono orribili da guardare, ma perché rivelano ciò che gli adulti non vogliono vedere. Quando Lilly vede mani che emergono dalla vasca, non è solo un effetto horror: è il corpo tangibile dell’invisibilità sociale. Derry espelle chi è diverso, lo nasconde, lo dimentica. Le fogne dove si nasconde Pennywise non sono un’anomalia: sono l’epilogo di un luogo troppo intollerante, troppo impegnato a conservare le apparenze. Bolle di razzismo, bullismo, violenza domestica, cultura della menzogna: tutte fanno da fertilizzante al male che si manifesta.

In questo contesto, la bestia non deve convincere: deve solo mantenersi nascosta abbastanza da essere creduta un mito. Ma Derry le concede molto di più: le concede un rifugio. La città che divora i suoi figli è quella che li lascia soli, che ride di loro, che li dimentica. Ecco perché ogni scomparsa, ogni visione, ogni grido silenzioso risuona non solo come manifestazione soprannaturale, ma come condanna automatica. Welcome to Derry ci costringe a vedere che l’orrore più profondo non arriva da un’altra dimensione. Arriva da qui, accanto a noi, nella cittadina che ci sorride.

Mostri, emarginazione ed esclusione: il vero orrore umano

Will Hanlon nella seconda puntata di IT: Welcome to Derry - Credits: HBO
IT: Welcome to Derry – Credits: HBO

Quando pensiamo a un horror, vediamo creature che saltano fuori dall’oscurità. In Welcome to Derry, la creatura – infatti il celebre Pennywise – è solo la punta dell’iceberg. Il vero orrore si manifesta quando il bullismo diventa la norma, quando la discriminazione è sistemica, quando i ragazzini che osano vedere qualcosa vengono definiti “pazzi”. I Pattycakes, il gruppo di ragazze popolari con Patty alla guida, sono l’esempio preciso di come la crudeltà ordinaria si annidi nelle scuole. Il loro sguardo verso chi è “diverso” è affilato, deciso, strutturale. Non servono artigli quando c’è un corridoio vuoto, un nome cancellato, una mano che saluta e se ne va.

Temi ancora attuali

La serie affronta anche il razzismo in maniera esplicita: la famiglia Hanlon arriva da fuori, sperando di ottenere una vita pacifica. Al contrario trova sospetto, micro-aggressioni, doppie verità, odio. La città sembra dire “non appartieni davvero a noi”, e quell’estraneità rende Will un potenziale bersaglio. Parallelamente, l’identità culturale dei nativi entra come ferita aperta Rose, figura della comunità Wabanaki, vive la marginalizzazione e la perdita, mostrando che Derry non è solo bianca e superficiale: è costruita sulle ossa degli esclusi. In un minuto la serie trasforma la creatura in metafora e la città in sistema. E quando Teddy Uris, Phil Malkin e Will Clements provano a reagire, scoprono che la lotta non è contro un costume da clown, ma contro un intero paradigma.

La bellezza spaventa: bambini che sanno troppo presto che il male non è un’eccezione, ma la norma. Ecco perché la tensione costante di Welcome to Derry non proviene solo dalle apparizioni o dai suoni. Proviene dai momenti in cui il mostro non appare: quando un genitore ritira la figlia da scuola, quando l’insegnante sorride e non interviene, quando la fine della recita non porta applausi ma silenzio. In quei secondi, l’orrore prende forma concreta. La serie mostra che una comunità che esclude, umilia e allontana crea il terreno ideale per la Bestia. E la bestia prospera.

Cast, curiosità e quel piano su tre stagioni

Un'immagine tratta dalla serie It: Welcome to Derry, tra le serie tv più attese del 2025
Credits: HBO

Welcome to Derry vanta un cast robusto e narrativamente carico: Jovan Adepo interpreta Leroy Hanlon, un veterano dell’aeronautica che pensa di iniziare una vita normale a Derry; Taylour Paige è Charlotte Hanlon, la moglie che cerca stabilità. James Remar è il generale Shaw, che vuole un’arma segreta nella lotta fredda, ma trova un inferno suburbano. Bill Skarsgård torna nei panni di Pennywise, ma con parsimonia. La sua presenza è meno frequente, quasi che la serie voglia che la città faccia già la metà del lavoro. Clara Stack, Miles Ekhardt, Mikkal Karim-Fidler, Jack Molloy Legault e altri ragazzi incarnano la nuova generazione che troverà il male non solo fuori, ma dentro.

Welcome to Derry: ci saranno altre stagioni?

Dal punto di vista produttivo, ci sono curiosità affascinanti: la prima stagione è ambientata nel 1962, ma i produttori hanno già annunciato che la storia si snoderà “all’indietro”. Altre stagioni ci saranno, ambientate nel 1935 e nel 1908. È un viaggio verso l’origine del male. Le riprese sono avvenute in Canada, con titolo di lavorazione “Greetings from Fairview”, e hanno subito interruzioni a causa dello sciopero degli attori del 2023. Un’accortezza che ha reso ancor più difficile conservare i volti dei bambini coerenti tra riprese. La colonna sonora, affidata a Benjamin Wallfisch, aiuta a costruire un’atmosfera lenta, opprimente, fatta più di silenzi che di urla. Lo sguardo degli autori è chiaro: non vogliono un “film di mostri”, ma un’analisi distesa e spietata della città che nutre i mostri.

Questo rende Welcome to Derry non solo un prequel fan-service, ma un’opera autonoma che mira a diventare un classico dell’horror sociale. La presenza di Pennywise piace ai fan, ma la vera innovazione sta nel modo in cui la città, i suoi abitanti e le loro ferite interiori diventano protagonisti. In questo senso, il cast non recita solo per spaventare: recita per farci riflettere.

Welcome to Derry: l’orrore del Pianeta Terra

scena del supermercato nel secondo episodio di IT: Welcome to Derry - Credits: HBO
IT: Welcome to Derry – Credits: HBO

Welcome to Derry non è solo la storia di un mostro che emerge dalle fogne: è la storia di una città che avrebbe potuto fermarlo ma ha scelto di ignorarlo. È il racconto di chi sorride alla festa, chi applaude la parata e poi lascia che i ragazzini vadano soli nelle tenebre. Il male cosmico è affascinante, potente, terrificante — ma è secondario rispetto a quell’insieme di silenzi, distanze, esclusioni che rendono ogni bambino vulnerabile. Quando Pennywise appare, non è il sangue a terrorizzare di più: è la certezza che tutto questo era possibile.

In conclusione, il “viaggio spaventoso” in Welcome to Derry è triplice: viaggio nel sottosuolo della città, viaggio nei corridoi della scuola, viaggio dentro di noi. Perché la vera paura non è il clown che ride: è il genitore che non alza lo sguardo, l’amico che non interviene, la comunità che accetta che “così è sempre stato”. Ecco perché, quando guardiamo la serie, non possiamo limitarsi a chiedersi “quando uscirà la bestia?”. Dobbiamo chiederci “cosa stava già succedendo prima che la bestia uscisse?”. Welcome to Derry ci dà la risposta, e non è rassicurante.

Vuoi navigare su Hall of Series senza pubblicità, ricevere contenuti esclusivi e soprattutto scoprire nuove serie tv da vedere che fanno al caso tuo senza dover aspettare ogni volta che ti capiti un articolo, un post o un video? Ti aspettiamo su Hall of Series Discover