3) Big Little Lies

Monterey è una cittadina idilliaca situata sulla costa californiana: spiagge incontaminate, scogliere levigate dal vento e dalle onde, ville da sogno da cui osservare il tramonto, percorsi naturalistici, un ponte maestoso che collega pezzi di promontorio a picco sull’oceano. Un luogo perfetto per famiglie apparentemente perfette. Tuttavia, sotto la superficie patinata si nascondono bugie e incomprensioni che, lentamente, conducono a un’escalation di violenza e follia. Big Little Lies presenta un cast stratosferico: Nicole Kidman, Reese Whiterspoon, Laura Dern, Meryl Streep e un Alexander Skarsgård vincitore di un Emmy e di un Golden Globe per la sua complicata e sfaccettata interpretazione di Perry Wright.
Quest’ultimo è colui che racchiude il Male nel senso più evidente del termine, ma è davvero l’unico personaggio a essersi macchiato di azioni disoneste e deplorevoli? A Monterey l’intera comunità si muove per fazioni, utilizzando i propri figli come strumento di affermazione per superare l’altro in una competizione insensata. Allo stesso tempo le mogli tradiscono i mariti e i mariti le mogli. I ricchi vengono arrestati per frode fiscale (ma tanto è facile: basta pagare la cauzione è si è di nuovo in pista). Gli adulti si comportano peggio dei bambini e l’ipocrisia regna sovrana. A Monterey ogni cosa sembra sporca e sussurrata, mentre i segreti si muovono dietro a un telefono o dentro a un grande salone affacciato sul mare. In Big Little Lies niente è come sembra e noi non vediamo l’ora di vedere cosa accadrà nel corso della terza stagione già annunciata.
4) Desperate Housewives

Ambientata nell’apparentemente perfetta Wisteria Lane nella cittadina di Fairview, la serie esplora il contrasto tra l’esteriorità impeccabile e il Male che si annida dietro le porte chiuse. Desperate Housewives infatti non inizia nel migliore dei modi: Mary Alice Young si è tolta la vita e il suo gesto estremo scuote le sue quattro amiche, casalinghe come lei. Durante le otto stagioni Susan, Lynette, Bree e Gabrielle affrontano misteri, omicidi, tradimenti e catastrofi (naturali e non) cercando di mantenere una parvenza di normalità di facciata. Il disperato bisogno di proiettare un’immagine di felicità e successo porta alcune delle protagoniste (come Bree) a diventare l’incarnazione dell’ipocrisia più estrema. La donna infatti è disposta a coprire crimini e tragedie famigliari pur di non rovinare la propria finta perfezione.
Wisteria Lane è come una bolla chiusa dove tutti guardano tutti e dove il pettegolezzo è la norma. Il Male è parte dell’arredamento delle case e dei giardini. È domestico: il marito violento, la madre manipolatrice, il vicino che nasconde scheletri nell’armadio…o nello scantinato. La morale conclusiva di questa serie suggerisce che il Male è a tutti gli effetti una conseguenza inevitabile di una società che valuta l’estetica sopra l’etica, in cui l’integrità viene sacrificata in nome dello status quo.





