3) Mr Inbetween: la doppia vita di un criminale tutt’altro che ordinario (su Disney+)

Ray Shoesmith ha un lavoro che non potrebbe essere più incompatibile con l’immagine di una vita ordinaria. È un criminale professionista che si occupa di risolvere problemi attraverso minacce, intimidazioni e violenza. Eppure, fuori dal lavoro, deve affrontare questioni che riguardano moltissime persone. Cerca di essere un buon padre per sua figlia, coltiva relazioni sentimentali complicate e prova a mantenere qualche legame autentico. La sua esistenza è divisa tra un mestiere pericoloso e il desiderio di condurre una vita il più possibile normale.
Creata e interpretata da Scott Ryan, Mr Inbetween trova la propria identità nella distanza tra questi due mondi. Ray può passare da una conversazione affettuosa a un’esplosione di brutalità senza che la serie senta il bisogno di trasformare ogni episodio in un grande evento. La violenza è spesso rapida e sgradevole. Non ci sono coreografie spettacolari pensate per rendere affascinante il suo mestiere. Ci sono conseguenze, tensioni e persone che devono convivere con le sue scelte. Anche le situazioni apparentemente più banali possono precipitare in pochi secondi.
La vera natura di Ray
La scrittura evita di trasformare Ray in un antieroe da assolvere a ogni costo. È capace di gesti premurosi, ma anche di comportamenti imperdonabili. Cerca di seguire un proprio codice morale, senza riuscire a sottrarsi alle contraddizioni che lo definiscono. La serie non pretende di renderlo simpatico in ogni momento. Ci permette piuttosto di conoscerlo, osservando il modo in cui affronta la paternità, l’amicizia e i rapporti sentimentali. È proprio nella quotidianità che il personaggio rivela le proprie fragilità.
Dunque, per chi cerca serie tv sottovalutate capaci di raccontare personaggi complessi senza ricorrere a dialoghi interminabili o svolte artificiali, Mr Inbetween è una scelta preziosa. Le tre stagioni dimostrano quanto si possa dire anche con una struttura essenziale. Gli episodi sono concisi, ma lasciano spazio a momenti di grande intensità. Il protagonista può risultare divertente, inquietante e persino tenero, talvolta nel giro della stessa scena. Il risultato è un racconto asciutto, che non idealizza la criminalità e non cerca di giustificare ogni comportamento. Ray rimane una figura piena di contraddizioni, e proprio per questo è difficile dimenticarlo.
4) Le Bureau – Sotto Copertura: il lato più realistico e fragile dello spionaggio (su Paramount+)

Lo spionaggio televisivo è spesso associato a inseguimenti, identità segrete e missioni da portare a termine prima che scada il tempo. Le Bureau – Sotto Copertura sceglie invece di concentrarsi soprattutto sul costo umano di quel mestiere. La serie francese (serie per migliorare il tuo francese) segue Guillaume Debailly, agente dei servizi segreti che rientra a Parigi dopo anni trascorsi sotto falsa identità in Siria. Per tutti è Malotru, il nome con cui ha vissuto una parte fondamentale della propria esistenza. Tornare alla vita precedente, però, si rivela molto più difficile del previsto.
Il problema non riguarda soltanto il rischio di essere scoperto. Dopo anni passati a interpretare un’altra persona, Guillaume deve capire quale parte della sua identità sia rimasta intatta. Deve anche affrontare legami costruiti sulla menzogna e rapporti che non possono più tornare quelli di un tempo. Il lavoro continua a richiedere segretezza, manipolazione e una capacità quasi disumana di controllare le proprie emozioni. La vita privata diventa invece il luogo in cui ogni scelta professionale presenta il conto. E nessuna delle due dimensioni può essere tenuta completamente separata dall’altra.
L’intelligence in una Serie Tv sottovalutata
La serie si distingue per un approccio realistico e stratificato alle operazioni di intelligence. Le missioni non sono semplici meccanismi narrativi da risolvere, ma processi complessi in cui gli errori possono avere conseguenze imprevedibili. La tensione nasce spesso dalle informazioni incomplete, dalle decisioni prese sotto pressione e dai rapporti tra colleghi che non possono permettersi di fidarsi completamente gli uni degli altri. Il ritmo privilegia la costruzione delle situazioni, la diplomazia e le strategie. È uno spionaggio meno appariscente, ma proprio per questo capace di risultare coinvolgente.
Tra le serie tv sottovalutate per chi desidera un thriller adulto e articolato, Le Bureau merita un posto di rilievo. Le cinque stagioni sviluppano progressivamente il tema dell’identità fino a trasformarlo nel cuore stesso della narrazione. Più che chiedersi se una missione avrà successo, lo spettatore finisce per domandarsi quanto possa restare di una persona dopo anni trascorsi a mentire. E se sia davvero possibile tornare a casa quando la casa è diventata qualcosa che non si riconosce più. La serie dimostra che il pericolo più grande, per una spia, potrebbe non essere venire scoperta. Potrebbe essere dimenticare chi era prima di cominciare a fingere.





