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8 serie tv che ti faranno piangere senza essere melense

Tony e Anne

8 serie tv da vedere che ti faranno piangere senza essere melenseThe Leftovers

The leftovers
Credits: Warner Bros.

Se esiste una serie tv da vedere per capire cosa significhi raccontare il dolore senza melodramma, quella è The Leftovers. Damon Lindelof costruisce un mondo dove il 2% della popolazione scompare senza spiegazioni, ma il vero centro della storia non è il mistero soprannaturale: è il modo in cui gli esseri umani affrontano l’inspiegabile quando non ci sono risposte rassicuranti da aggrapparsi.

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Ogni episodio è devastante perché non cerca mai di risolvere il trauma, ma di esplorarlo. Di sezionarlo, di mostrarti cosa succede quando la perdita entra nella vita di qualcuno e decide di restare. I personaggi sono allo stesso tempo spezzati e straordinariamente vitali. Kevin, Nora, Laurie, Matt: ognuno porta un dolore diverso, una perdita diversa, una risposta diversa che oscilla tra fede, disperazione, fuga, fanatismo.


La serie è piena di simbolismi ma non è mai pretenziosa; ti lascia nella stessa condizione dei protagonisti. Disorientato, arrabbiato, incredulo, ma incapace di smettere di cercare un significato in mezzo al caos. Alcuni episodi singoli — come quello dedicato a Matt nella prima stagione o il racconto di Nora nella terza. Sono veri capolavori emotivi che ti lasciano vuoto e, allo stesso tempo, incredibilmente vivo. The Leftovers non consola, non promette che “andrà meglio”, non ti regala frasi pronte da riciclare sui social. Ti accompagna semplicemente nel luogo più scomodo. Quello dove bisogna convivere con il dolore, imparare a respirare con un pezzo mancante e continuare a vivere comunque. Le lacrime che arrivano guardandola non sono mai quelle di pietà, ma quelle che nascono quando ti rendi conto che, in fondo, non è una storia su chi se ne va, ma su chi resta.

After Life

After Life
Credits: Netflix

Ricky Gervais con After Life riesce in qualcosa che sembrava impossibile: unire cinismo assoluto e dolcezza autentica senza risultare mai stucchevole. Tony è un uomo devastato dalla perdita della moglie, arrabbiato con il mondo, convinto che nulla valga più la pena e deciso a usare la propria disperazione come licenza per dire e fare qualunque cosa senza filtri.

La serie è un viaggio attraverso la depressione, la rabbia, l’apatia e, in modo sorprendente, la gentilezza. Le lacrime arrivano non perché la storia sia triste in modo gratuito, ma perché è dolorosamente vera. Ogni piccola interazione. Anche con il collega imbranato, con il postino impiccione, con la prostituta che diventa amica, con la donna anziana che incontra al cimitero, con il padre malato e sempre più distante — è una finestra su come l’umanità possa ferire e, nello stesso tempo, curare. 

After Life è una delle serie tv da vedere che meglio racconta la fragilità maschile senza cliché, senza pietismo, senza frasi motivazionali appiccicate. Ti colpisce quando meno te lo aspetti, spesso in un momento comico che, un attimo dopo, rivela sotto la battuta una ferita ancora aperta. Non c’è nessuna redenzione magica: Tony non diventa una persona perfetta, non smette di soffrire, non “guarisce” in modo irreale. Impara, lentamente, a lasciare entrare gli altri nel proprio dolore e a riconoscere che, per quanto tutto sembri insensato, piccoli gesti di gentilezza possono rendere sopportabile anche la giornata peggiore. È una serie che parla di come continuare a vivere quando vivere sembra la cosa più difficile del mondo. E quando, alla fine di un episodio, ti trovi con gli occhi lucidi senza sapere esattamente in quale momento sia successo, capisci che After Life è riuscita nel suo intento.

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