Lo sappiamo: la fruizione delle serie tv è cambiata profondamente nell’ultimo decennio, soprattutto dopo l’avvento di Netflix e dello streaming di massa. Più serie tv più tutti, in meno tempo: cataloghi vastissimi a portata di clic e a disposizione in qualunque momento ci hanno messo davanti un’infinità di titoli, completi o in sviluppo. Ciò ha portato, tra le altre cose, alla genesi e allo sviluppo del fenomeno del binge watching: visioni estese di più puntate in poche ore, di più serie tv. Dall’esperienza sensoriale del ristorante gourmet – o della trattoria, se si parla di prodotti generalisti e non di prestige tv – si è passati a una fruizione da fast food.
Insomma, la tv è un’altra cosa rispetto a dieci anni fa. Dalle trasmissioni settimanali di un numero relativamente basso di network si è passati alle distribuzioni in blocco dei player dello streaming. Anche se si rimane alla gestione settimanale, il discorso cambia solo in parte. Una percentuale sempre più significativa del pubblico preferisce attendere la fine della stagione per recuperare in blocco la serie tv desiderata, e c’è chi sceglie addirittura guardare la serie tv una volta conclusa per evitare di andare incontro a frustranti attese e ad ancora più frustranti cancellazioni.
Niente di male, finora: al di là di come la si possa pensare sul tema, la libertà di scelta contiene indubbi vantaggi. Purtroppo, però, ne derivano anche importanti criticità. Vogliamo allora concentrarci su un aspetto, in particolare: il fatto che la fruizione da fast food ci porti a trattare le serie tv come se fossero… degli hamburger. Bramati, gustati, finiti e poi… dimenticati in dieci minuti.
Dal piacere dell’attesa di una serie tv allo scroll compulsivo
Credits: AMC
L’esperienza riguarda ormai ognuno di noi. L’aumento esponenziale di serie tv, distribuite in blocchi o settimanalmente, ha portato i singoli titoli a perdere centralità nelle nostre vite. Le guardiamo, le apprezziamo o addirittura ci entusiasmano, ma non abbiamo più il tempo di assimilare la visione e farla davvero nostra. Ci scorre sopra come acqua: una doccia piacevole e rigenerante nei migliori dei casi, eppure effimera. Una stella cadente che coinvolge lo sguardo e i sensi, ma poi non lascia granché fin dai giorni o le settimane successive.