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10 Serie Tv Originali Netflix che sono cadute ingiustamente nel dimenticatoio

3. Fran Lebowitz – Una vita a New York

Immagine promozionale di Fran Lebowitz
Netflix

Nel 2021 era tutto un vociare su Fran Lebowitz – Una vita a New York, una serie di Martin Scorsese incentrata sulla figura di Fran Lebowitz. Uscita a gennaio del 2021 sulla piattaforma, la serie tv Netflix ha conquistato una buona fetta di pubblico, incuriosita dal personaggio e dalla firma di Scorsese (che aveva già lavorato a un documentario incentrato su di lei). Fran Lebowitz – Una vita a New York è una miniserie in cui non accade praticamente nulla. È tutta una conversazione tra l’intervistata e l’intervistatore, con domande che ripercorrono il passato della protagonista ma che spaziano anche sulle tematiche più disparate, dallo spettacolo alla moda, dalla salute allo sport.

Il centro di interesse è ovviamente il personaggio di Fran Lebowitz, un’icona della scena pubblica newyorkese. Una donna completamente sui generis, figlia di ebrei del New Jersey, scrittrice, saggista, umorista, icona di stile e tantissime altre cose. Lebowitz ha fatto tanto nella vita e probabilmente neanche una serie tv basta a raccontare ciò che la donna ha rappresentato. Ma la conversazione con Martin Scorsese – suo amico storico – è piacevole e far emergere lati del suo carattere che al pubblico internazionale sono probabilmente sconosciuti. Lebowitz è una donna libera, che non ha paura di lasciarsi andare a commenti scomodi e opinioni poco ortodossi.

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Nella serie TV Netflix parla a ruota libera. Del suo passato, della sua città, dei diecimila lavori fatti prima di diventare ciò che è diventata, dei pregiudizi della gente, delle preoccupazioni della sua famiglia e così via.

Parla molto anche di New York e della sua trasformazione. Di ciò che la città è diventata e di ciò che era negli anni ’70. Qui la conversazione tra lei e Scorsese diventa un racconto nostalgico di due figure iconiche della città, che l’hanno vissuta negli anni d’oro e che si sono poi dovuti adattare alla sua metamorfosi. È una serie tv che ha attirato una bella fetta di pubblico ed è stata tra i titoli più visti del genere nei primi mesi del 2021. All’inizio se ne è parlato tanto, poi effettivamente è sparita un po’ dai radar senza una motivazione precisa. Pian piano i riflettori si sono abbassati fino a spegnersi del tutto. Oggi lo show riposa dimenticato nella categoria delle docuserie, ormai privo della spinta necessaria a riemergere e riproporsi al pubblico.

4. Generazione 56k

Serie tv Netflix - Generazione 56k
Netflix

Vi ricordate invece Generazione 56k? Nel 2021, al momento della sua uscita, è stata una delle serie tv italiane più spinte dalla piattaforma. Per un po’ se ne è parlato molto, come si fa con tanti titoli del momento. Poi pian piano l’attenzione intorno alla serie è andata scemando. Generazione 56 K è un prodotto semplice e leggero, ma che ha capito come conquistare il pubblico con la sua componente nostalgica (facendoci vedere l’Italia che ci manca). La storia si sviluppa su due linee temporali: il presente, con i due protagonisti alle prese con i problemi della vita quotidiana, e gli anni della loro adolescenza, che coincidono con la fine degli anni ’90. A fare da sfondo alle vicende c’è Procida, che con le sue stradine, i suoi scorci, le vecchie cabine telefoniche e i bar di paese, è l’ambientazione perfetta per una serie tv che vuole fare della nostalgia il suo punto di forza.

La serie non ha infatti chissà quali spunti innovativi da proporre al pubblico. Ma proprio perché ha saputo giocare sulla nostalgia, è un titolo che ha funzionato. È facile empatizzare con i personaggi principali, dal momento che pian piano si costruisce il loro background e diventano figure che somigliano molto ai nostri amici e ai nostri coetanei. Diciamo che la generazione che è andata avanti stando davanti ai modem 56 K, ai floppy disk e ai pomeriggi per strada in bicicletta è entrata subito in connessione con la serie tv Netflix. Riconoscere qualcosa del proprio passato nel passato dei protagonisti fa sì che la componente emotiva sia un elemento che riaffiora sempre, episodio dopo episodio.

Probabilmente è per questo che la serie è stata molto seguita quando è apparsa per la prima volta sulla piattaforma.

Gli spettatori che hanno vissuto da ragazzini gli anni ’90 l’hanno adorata, forse perché ha ricordato loro un pezzo della propria infanzia. Non c’è da meravigliarsi che abbia avuto un buon successo all’inizio del suo percorso. Poi però, dopo l’ottimo slancio iniziale, il titolo è finito un po’ nelle retrovie, surclassato da altre proposte in un mare di offerte sempre nuove. Così Generazione 56K è precipitata lentamente nel dimenticatoio, come un passato bellissimo che però prima o poi viene accantonato. La serie ha sfruttato l’effetto nostalgia e ha goduto dei suoi frutti. Ma questo connubio è durato fin troppo poco e oggi è difficile imbattersi per caso nel titolo a meno che non lo si stia cercando di proposito.

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