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5 ottime Serie Tv che potrebbero esservi sfuggite (e che potete trovare su RaiPlay, Sky/NOW o HBO Max)

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Nella fase storica che stiamo vivendo, la serialità televisiva vive una contraddizione evidente: non è mai stata così ricca di proposte e, allo stesso tempo, mai così difficile da esplorare davvero. L’iper–produzione dei contenuti ha creato una sorta di “inflazione narrativa” che rende invisibili intere fasce di titoli, semplicemente perché non riescono a emergere nel rumore delle grandi uscite mainstream. Tra saghe di richiamo globale e miniserie sloganistiche come eventi mediatici, molte opere di valore rimangono ai margini dell’attenzione collettiva, senza la promozione necessaria. A tal proposito, molte serie tv da vedere su Sky e NOW (ma anche su HBO Max e su RaiPlay) rappresentano da anni una sorta di ecosistema privilegiato per questo tipo di serialità silenziosa.

Sono storie che richiedono spettatori poco distratti

Si tratta di serie tv da vedere che preferiscono, magari, il sottotesto al colpo di scena, il lavoro sui personaggi alla costruzione di intrecci serratissimi, il disagio emotivo alla catarsi immediata. Pertanto, tra drammi intensi e psicologicamente complessi, commedie che osservano la realtà con ironia tagliente, thriller dai ritmi calibrati e racconti storici immersivi, c’è una ricchezza di contenuti che vale la pena esplorare con attenzione. Inoltre, questi show non si limitano soltanto a intrattenere. Piuttosto, invitano a riflettere, a interrogarsi sui rapporti umani, sul tempo che scorre, sulle fragilità e sulle ambizioni dei personaggi.


Così, creano mondi in cui lo spettatore può immedesimarsi o essere messo in discussione. È un’esperienza di visione che richiede pazienza, curiosità e apertura, perché ogni episodio può svelare dettagli nascosti, emozioni sottili e tensioni che sfuggono a una prima occhiata. In questo contesto, scegliere cosa guardare non è più solo una questione di gusto, ma un piccolo viaggio dentro storie ricche di sfumature e atmosfere. Un’occasione per lasciarsi sorprendere da narrazioni capaci di rimanere impresse nella memoria molto dopo la visione.

1) The Comeback (HBO MAX)

Una serie tv da vedere su sky: The Comeback

The Comeback è una delle operazioni più sottili, crudeli e sorprendentemente profetiche mai realizzate sulla televisione contemporanea. Ideata e interpretata da Lisa Kudrow in un momento di evidente transizione dell’industria seriale, lo show utilizza la forma del mockumentary per smontare dall’interno la logica perversa dello spettacolo mediatico e il suo rapporto con l’umiliazione pubblica come prodotto di consumo. Valerie Cherish è una ex star di una sitcom leggera di grande successo negli anni Novanta, ormai scivolata nell’oblio e pronta a rimettersi in gioco pur di rientrare nel circuito televisivo. Accetta quindi che una troupe la segua giorno dopo giorno mentre tenta di conquistare un nuovo ruolo. Sicura che il documentario possa diventare la prova definitiva del suo meritato rilancio. Ma proprio questo strumento, apparentemente neutrale, si rivela il vero meccanismo di distruzione del personaggio.

Così, la macchina da presa non registra soltanto. Seleziona, monta, amplifica l’imbarazzo, trasformando Valerie da attrice in soggetto inconsapevole di una narrazione costruita sulle sue fragilità. Non a caso, la serie tv su Sky gioca con il dispositivo del dietro le quinte e mostra come anche il racconto della realtà sia sempre una forma di finzione guidata da logiche di potere. Valerie parla continuamente, si espone, cerca in ogni modo di controllare l’immagine di sé. Tuttavia, perde sempre la battaglia contro una produzione interessata a raccontarla come una figura patetica, ridicola, irrecuperabile. La tragedia è che Valerie non è mai davvero ridicola: è soltanto disperatamente umana. La sua incapacità di leggere le dinamiche che la circondano non nasce dall’egoismo. Nasce, in realtà, da un bisogno profondo di conferme, dalla paura di essere dimenticata in un’industria che divora giovani promesse e icone passate con la stessa voracità.

Kudrow costruisce il personaggio con una precisione disarmante

Lei non è una caricatura, ma una donna bloccata emotivamente, incapace di distinguere la propria identità privata da quella televisiva. Vittima di un meccanismo che la spinge a sorridere costantemente mentre viene sottilmente umiliata. Il vero colpo di genio della serie è il suo utilizzo della comicità dell’imbarazzo come strumento empatico anziché semplicemente derisorio. Ogni gag nasce da una situazione che mette Valerie in difficoltà, ma raramente la risata è liberatoria. Piuttosto, scatta un meccanismo opposto, tanto che si ride e, nello stesso istante, si prova disagio. Di fatto, è impossibile non riconoscere in Valerie una forma estrema delle nostre stesse insicurezze. Dunque, questa serie tv da vedere su Sky ci costringe a osservare come il desiderio spasmodico di essere graditi e riconosciuti possa diventare una trappola che annulla ogni dignità personale.

Va detto che, l’opera non prende di mira solo Valerie, ma l’intero sistema narrativo che trasforma la vulnerabilità in prodotto. Il mockumentary è qui utilizzato come lente deformante capace di rivelare la realtà stessa dei reality show e delle docufiction. Ossia, l’illusione di autenticità, la costruzione artificiale dei momenti spontanei e la ridondanza delle scene che risultano più emotivamente fragili. La serie anticipa di anni il dibattito sulla pornografia emotiva dei media contemporanei, mostrando come la sofferenza privata venga costantemente rimaneggiata per intrattenere. Ciò detto, guardata oggi, The Comeback appare persino più attuale di quanto non fosse al momento della sua uscita. In un’epoca dominata da social network, reality permanenti e auto-esposizione continua, Valerie è una figlia anticipata del nostro presente. Una donna che misura il proprio valore unicamente attraverso lo sguardo degli altri e che finisce per annullarsi pur di continuare a esistere dentro quel flusso di attenzione mediatica.

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