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C’è qualcosa di strano che accade a molte serie TV quando superano la soglia delle tre o quattro stagioni. È come se, improvvisamente, dimenticassero la loro “rotta iniziale”. Alcune rallentano, altre si piegano su loro stesse in una crisi d’identità, altre ancora cercano di reinventarsi senza successo, finendo in un pantano narrativo da cui solo poche riescono a uscire indenni. È la famigerata “crisi di mezza età seriale”. Un fenomeno che colpisce le serie più acclamate e seguite, anche quelle partite col botto. Perché tenere alta la tensione stagione dopo stagione, episodio dopo episodio, è un’arte che pochi showrunner riescono davvero a padroneggiare.
SPOILER ALERT: Questo articolo contiene dettagli narrativi significativi delle serie menzionate.
In questa lista non troverete semplicemente serie che “diventano brutte”. No, parliamo di show che, a un certo punto, hanno smarrito la bussola. Alcune sono riuscite a rimettersi in carreggiata, altre invece si sono trascinate fino alla fine, lasciando i fan a chiedersi dove fosse finito lo splendore iniziale. Il collasso può avere diverse cause: cambi di cast, decisioni creative discutibili, autori che abbandonano il progetto, spin-off forzati o semplicemente l’incapacità di chiudere una storia nel momento giusto.
Da zombie che si trascinano nel vero senso della parola, a universi narrativi troppo grandi per essere gestiti, ecco 10 serie che hanno affrontato (più o meno consapevolmente) il loro momento di crisi. Dieci show che ci hanno fatto esclamare: “Era meglio prima”. Preparatevi a un viaggio nostalgico, un po’ cinico e tremendamente sincero nel cuore delle serie TV che ci hanno fatto sognare e poi sospirare amaramente.
The Walking Dead: quando anche gli zombie si stancano

Per anni è stata l’epitome del survival horror in formato serie TV. The Walking Dead non era solo una storia di non morti, ma un’epopea umana fatta di disperazione, sacrificio, redenzione e tradimento. Le prime stagioni sono state un fenomeno culturale: la lotta tra umanità e disumanizzazione, con personaggi profondi e dinamiche sociali intense. Ma improvvisamente poi, qualcosa si è rotto.
Dopo la sesta stagione, la narrazione ha iniziato a zoppicare. L’introduzione di Negan, sebbene forte e d’impatto, ha segnato l’inizio di un allungamento narrativo eccessivo. Le storyline si sono moltiplicate senza un reale filo conduttore, i personaggi storici hanno cominciato a uscire di scena (o a diventare irriconoscibili), e il senso di urgenza si è annacquato in sottotrame poco incisive. La serie TV ha perso il cuore emotivo che l’aveva fatta amare.
Nonostante alcuni tentativi di rilancio — come l’ingresso di nuovi personaggi o l’arrivo di vari spin-off — The Walking Dead non ha mai più ritrovato il fulgore delle origini. Un classico caso di serie TV logorata dal proprio stesso successo, incapace di capire quando era il momento di dire addio.
Skins: crescere fa male, anche alla narrazione

Skins è stata una delle serie TV più iconiche per un’intera generazione. Un racconto brutale e sincero dell’adolescenza britannica, fatto di droghe, sesso, ansia esistenziale e famiglie disastrate. La sua forza era il realismo, l’uso di attori emergenti, e un linguaggio visivo sporco e autentico. Ma anche Skins, come i suoi protagonisti, è cresciuta — e non nel modo migliore.
L’idea di rinnovare il cast ogni due stagioni era audace, ma alla lunga ha creato un effetto di discontinuità. Alcune generazioni sono rimaste nel cuore del pubblico (vedi quella di Effy e Cook), altre sono risultate piatte e prive di carisma. La serie TV ha cominciato a perdere mordente, cadendo nella trappola della ripetizione e della drammatizzazione forzata. Ogni nuova stagione sembrava cercare disperatamente uno shock narrativo per tenere vivo l’interesse, ma spesso a scapito della coerenza o dell’empatia.
Il colpo di grazia? Skins: Fire, Rise, Pure — i tre episodi speciali finali che hanno tentato di riportare alcuni personaggi storici nell’età adulta. Un esperimento narrativo interessante ma eseguito con superficialità. Il risultato è stato un addio amaro e disilluso, che ha confermato come la serie TV avesse ormai perso la sua voce originale.





