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Le nuove serie tv comedy degli ultimi anni stanno vivendo una stagione fertile, sorprendente e spesso più raffinata di quanto ricordiamo dal passato. Titoli come Ted Lasso, Abbott Elementary, Adults oppure English Teacher hanno dimostrato che il genere può ancora essere vitale, inventivo e profondamente contemporaneo. Le guardiamo, le consigliamo agli amici, ci affezioniamo ai personaggi e ne riconosciamo immediatamente la qualità. Eppure, quando si prova a inserire queste produzioni nella stessa conversazione che un tempo apparteneva a Friends, How I Met Your Mother, Scrubs o The Big Bang Theory, (che puoi vedere qui) scatta un riflesso quasi automatico: “Non sono la stessa cosa”.
Non è un giudizio negativo, ma una constatazione emotiva. È come se, pur apprezzando le nuove comedy, non riuscissimo a sentirle parte della stessa specie di quelle che hanno definito un’intera epoca televisiva.
Le nuove serie tv comedy, anche quando funzionano, raramente diventano fenomeni culturali. Perché? Da cosa dipende?

In parte dipende dal nostro rapporto con l’intrattenimento: la televisione non è più un rito collettivo settimanale, e il pubblico non vive più le serie come un luogo fisso in cui tornare. L’epoca dello streaming, con stagioni brevi, fruizione personale e algoritmica, ha cambiato il modo in cui costruiamo il legame con una storia. In passato, la serialità comedy era un vero appuntamento, un collante sociale; oggi è un prodotto che scorre in modo più frammentato e spesso più intimo. A questo si aggiunge un’evoluzione estetica: la comicità moderna è più responsabile, più realistica, più attenta a ciò che rappresenta e a come viene rappresentato. I personaggi non sono più costruiti come “figure larger-than-life”, ma come persone credibili, con sensibilità e fragilità. Questo li rende più complessi, ma anche meno mitologici. Non è un bene o un male: è una trasformazione.
In questo articolo cercheremo di capire cosa ci impedisce di percepire le nuove serie tv comedy come eredi naturali di quelle del passato. Perché ci piacciono, ma non le veneriamo? Perché riconosciamo la qualità, ma non l’iconicità? E, soprattutto, è davvero “colpa” delle serie o semplicemente del mondo in cui viviamo oggi?
Una nuova identità: la comedy non è più costruita per essere un rituale
Il primo elemento da analizzare riguarda la trasformazione del ruolo della comicità nella serialità contemporanea. Le sitcom storiche erano progettate per essere rituali, non semplici prodotti. Friends, How I Met Your Mother, The Big Bang Theory o Scrubs rappresentavano un punto fermo nella vita dello spettatore: non si guardavano, si frequentavano. Erano luoghi emotivi, spazi familiari. Ogni settimana sapevi esattamente cosa sarebbe successo: un episodio autoconclusivo, una dinamica corale e un micro-arco narrativo rassicurante. Era questo a permettere ai personaggi di diventare parte dell’immaginario collettivo: li vedevamo crescere con noi.
Le nuove serie tv comedy, invece, nascono in un contesto completamente diverso. Ted Lasso non è una sitcom, è un percorso emotivo; Abbott Elementary utilizza il mockumentary, ma inserisce una forte componente sociale; Adults, per esempio, lavora sull’introspezione, sul disagio generazionale, sulle piccole crisi quotidiane. La comicità è ancora un obiettivo primario, ma anche una lente attraverso cui raccontare altro. Non è un caso che serie comedy moderne siano spesso dramedy travestite, ibride per natura. Devono intrattenere, ma anche far pensare.
Questo cambio di obiettivo ridefinisce il modo in cui il pubblico le percepisce. Un tempo, la risata era la destinazione; oggi è il mezzo. Le nuove comedy non cercano di essere iconiche: cercano di essere attuali, sensibili, aperte alle sfumature emotive umane. Ma la trasformazione porta a un effetto collaterale inevitabile: la perdita della “serialità abitativa”. Non viviamo più nelle comedy moderne, le osserviamo da spettatori. Sono scritte meglio? Spesso sì. Sono più profonde? Decisamente. Ma non assolvono più alla funzione di spazio familiare, e per questo non scattano gli stessi meccanismi affettivi del passato.
Streaming e perdita dell’esperienza condivisa: la fine dell’effetto generazionale

Una delle ragioni più decisive per cui le nuove serie tv comedy non entrano nell’immaginario come le vecchie è la scomparsa dell’esperienza collettiva. In passato, guardare Friends o How I Met Your Mother significava condividere un evento settimanale simultaneo. Si rideva, si commentava, si speculava insieme. L’appartenenza culturale nasceva dall’allineamento delle esperienze. Oggi, con lo streaming, tutto questo è evaporato.
Le nuove comedy escono in blocco, in stagioni brevi, con modalità di fruizione completamente autonome. Un amico guarda Ted Lasso in due giorni, un altro impiega tre mesi, un altro ancora non la recupererà mai. Non esiste un ritmo comune, non esiste il rituale. Ciò che un tempo definiva un fenomeno culturale — l’unità del pubblico — ora è quasi impossibile da ricreare. Anche quando una comedy è universalmente amata, non diventa “la serie che guardano tutti”: diventa “una delle serie che qualcuno guarda”.
A questo si aggiunge la brevità strutturale. Le sitcom del passato avevano stagioni da 22 episodi e duravano molti anni: questo permetteva al pubblico di sviluppare un attaccamento profondo, quotidiano. Le nuove serie tv comedy, invece, hanno stagioni da 8–10 episodi l’anno. Una storia più concentrata, più ricca, più densa, ma meno presente nella nostra vita. La relazione che si crea è di qualità, non di continuità. E senza continuità, non si crea il mito.
Il risultato è semplice: anche la migliore comedy contemporanea difficilmente potrà diventare un “fenomeno condiviso” come lo sono state le produzioni del passato, non per un limite creativo, ma per un cambiamento nel modo in cui consumiamo storie.
Serie tv Comedy: realismo, responsabilità e personaggi meno mitologici

Un altro punto fondamentale riguarda la trasformazione della scrittura comica. Le comedy tradizionali potevano permettersi personaggi caricaturali, esagerati, costruiti per generare tormentoni e situazioni assurde. Barney Stinson, Sheldon Cooper, Phoebe Buffay, per esempio, erano figure larger-than-life, nate per imprimersi nella memoria perché irreali nel modo più divertente possibile.
Le nuove serie tv comedy non concedono più questo margine. Oggi la comicità televisiva deve essere realistica, rispettosa, rappresentativa. Ted Lasso tratta la salute mentale con delicatezza; Abbott Elementary racconta il sistema scolastico americano con attenzione politica; Adults esplora l’ansia generazionale. I personaggi non possono essere macchiette: devono essere persone.
Questo però cambia drasticamente la percezione. Un personaggio credibile è più facile da comprendere, ma meno facile da mitizzare. Una figura realistica emoziona, ma non diventa immediatamente iconica. La comedy moderna ha guadagnato spessore, ma ha perso “memorabilità pop”. E questo è uno dei motivi per cui, quando cerchiamo di paragonare un personaggio moderno a uno classico, sentiamo che il confronto non regge: non perché il nuovo sia peggiore, ma perché gioca un campionato completamente diverso.
La responsabilità sociale, inoltre, impone limiti più rigidi: battute inappropriate, stereotipi, eccessi comportamentali oggi verrebbero condannati. Negli anni ’90 e 2000, invece, questo materiale era considerato normale e contribuiva a generare momenti cult. La comicità di oggi è più matura, ma anche più sorvegliata, più filtrata, meno libera. Ed è una libertà che il pubblico — anche inconsciamente — associa ancora all’idea di “grande comedy”.
Cosa ci manca per apprezzare davvero le nuove serie tv comedy?

Forse, quando parliamo di nuove serie tv comedy e ci chiediamo perché fatichiamo ad amarle con la stessa immediatezza con cui abbiamo amato quelle del passato, il punto non è che manchi loro qualcosa in senso assoluto. Il punto è che è cambiato il nostro modo di guardare la comicità, e con esso l’idea stessa di cosa una comedy debba essere. Le serie che ci hanno accompagnato negli anni ’80, ’90 e 2000 —Tutto in famiglia o Zack e Cody al Grand Hotel , per esempio — appartenevano a un’epoca in cui la sitcom era costruita per dare una risposta rassicurante all’incertezza quotidiana. Ogni episodio terminava riportando l’ordine, offrendo una piccola morale, un abbraccio collettivo, un sorriso facile e condivisibile. Avevano un ritmo chiaro, formule riconoscibili, dinamiche familiari immediate che permettevano allo spettatore di entrare e uscire dalla storia senza fatica.
Oggi, invece, le comedy cercano altro: vogliono raccontare, scavare, sorprendere. Ted Lasso, Abbott Elementary o Adults ci chiedono un coinvolgimento diverso, più intimo, più sfumato. Non c’è quasi mai il “ritorno all’ordine” alla fine dell’episodio, non c’è la risata registrata che crea un clima familiare, non c’è quella sospensione dalla realtà che per anni è stata la cifra della comicità televisiva. È come se le comedy contemporanee ci chiedessero di ridere mentre guardiamo dentro le crepe dell’esistenza, non dai margini. Questo le rende più raffinate, più stratificate, più vicine al reale, ma allo stesso tempo meno istantanee, meno riconoscibili, meno consolatorie.
Serie tv Comedy: dobbiamo accettare il cambiamento
E così, quando proviamo a paragonare una serie moderna a How I Met Your Mother, Friends, The Big Bang Theory o alle sitcom “classiche” degli anni Ottanta o Novanta sentiamo istintivamente che non appartengono allo stesso spazio emotivo. Una comedy di oggi può essere brillante, intelligente, tenera, addirittura più profonda di quelle che l’hanno preceduta — e spesso lo è — ma non potrà mai replicare quella sensazione di casa, perché la casa è cambiata.
Forse quello che realmente ci manca non è un elemento narrativo, né un tipo di umorismo, né un certo modo di scrivere i personaggi. Ci manca la cornice emotiva in cui abbiamo conosciuto le comedy che oggi chiamiamo “speciali”. Eravamo più giovani, più disponibili, più aperti al lasciarci definire da ciò che guardavamo. Le nuove comedy non sono meno valide. Sono diverse perché diverso è il mondo che raccontano e diverso è il pubblico che le guarda. Se riusciremo a riconoscere questo scarto generazionale, forse impareremo non a paragonarle al passato, ma ad amarle per ciò che sono, finalmente, nel presente.





