Solar Opposites

- Disponibile su Disney+
- Una famiglia di alieni si trasferisce sulla Terra, scoprendo un’inaspettata umanità.
Chiudiamo il cerchio con una serie tv cancellata nel 2025 che, in Italia, non ha mai avuto l’attenzione mediatica che avrebbe meritato: Solar Opposites. Il problema, di base, è sempre stato uno: la percezione. E un’etichetta, pesante: essere “un’altra Rick and Morty”. Fin dall’inizio, infatti, la serie era stata associata fortemente a una delle serie animate più fortunate dell’ultimo decennio, spesso a sproposito.
Molti dei pareri che si leggono in giro a riguardo sono pretestuosi e legati a un pregiudizio: pur condividendo alcune peculiarità e, soprattutto, lo stesso autore, Solar Opposites è riuscita a costruire nel tempo un’identità ben distinta, unica e molto forte.
Se da un lato abbiamo una serie che sconfina in complessi ambiti filosofici con un’impalcatura drammatica decisa — pur essendo, di base, una comedy — Solar Opposites è più scanzonata e tendente alla satira. Stessi target, obiettivi diversi, e alcune trovate veramente brillanti: la sottotrama del “Wall”, una bacheca nella quale si costruisce un racconto distopico con esseri umani miniaturizzati, è geniale ed è quasi una serie a sé, imprevedibile e solida negli sviluppi. In generale, la ricerca di orizzontalità funziona pressoché sempre, anche se l’addio del suo autore ha condizionato la serie nelle fasi successive.
Fino ad arrivare alla decisione di alcuni mesi fa: la chiusura con la sesta stagione, prevista per i prossimi mesi. La serie avrà quindi un vero finale e non è stata cancellata all’improvviso, ma l’impressione è che avrebbe potuto rimanere in onda più a lungo, con la forza di sempre, una volta trovati i giusti accorgimenti. La decisione, in ogni caso, è presa: sottovalutata dai più e con un fandom mai abbastanza importante, arriverà al traguardo con più di un rimpianto. Non un’incompiuta, e non è poco. Ma una storia che avrei voluto vivere per più tempo. Non sarò l’unico, o forse sì: sarete voi a dirmelo tra i commenti.
Antonio Casu




