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Le 9 cancellazioni di Serie Tv più dolorose del 2025

Una scena tratta da Dexter: Original Sin, una delle serie tv cancellate negli ultimi mesi

8) The Franchise

Un'immagine promozionale di The Franchise, serie tv cancellata da HBO
Credits: HBO

Oggi i film di supereroi non sono più film, ma produzioni sempre più fragili e assurde. La serie prende questa realtà e la osserva dal punto di vista meno celebrato possibile. Non quello delle star, ma della troupe incaricata di far funzionare un gigantesco ingranaggio che sembra costantemente sul punto di rompersi. The Franchise è ambientata sul set di un film appartenente a un grande universo supereroistico ormai logoro, bloccato in una produzione infinita fatta di riscritture, note degli studios e cambi di direzione creativa. Ogni episodio segue la troupe mentre tenta di portare avanti le riprese tra decisioni contraddittorie e continue interferenze dall’alto.

Il set diventa così uno spazio narrativo ideale. Un luogo in cui nessuno ha davvero il controllo, ma tutti sono responsabili di qualcosa. Registi, assistenti, sceneggiatori, produttori intermedi e tecnici convivono in un equilibrio precario, dove l’obiettivo non è più fare un buon film, ma evitare il disastro immediato. A differenza di molte opere che ironizzano sui cinecomic, The Franchise evita di prendersela con il pubblico o con l’immaginario supereroistico. I fan restano fuori campo, evocati solo come entità astratte da soddisfare o temere. Il vero bersaglio è l’apparato produttivo. La paura di sbagliare, l’ansia da continuità narrativa, l’ossessione per l’“universo condiviso” come vincolo più che come opportunità.

La scrittura è rapida, densa di dialoghi e costruita su sovrapposizioni continue. Le battute spesso arrivano in modo indiretto e molte situazioni comiche nascono dall’accumulo di piccole frustrazioni piuttosto che da gag isolate. Il limite principale di The Franchise è anche la sua scelta più netta.

La serie è così specifica nel suo bersaglio da risultare meno accessibile a chi non conosce — o non è interessato a conoscere — le dinamiche produttive del cinema contemporaneo. Una limitazione che ha spinto HBO a cancellare la serie tv probabilmente.

9) Teacup, la serie tv horror cancellata dopo una sola stagione

Lo strano sconosciuto nel primo episodio di Teacups
Credits: Peacock

Prodotta da James Wan e ispirata al romanzo Stinger di Robert McCammon, Teacup sceglie un approccio che privilegia la tensione alla rivelazione. L’horror non arriva come evento, ma come condizione permanente. Qualcosa che definisce il modo in cui i personaggi possono muoversi, parlare, fidarsi. La serie (consigliata anche da Stpehen King) è ambientata in una zona rurale isolata, lontana da qualsiasi centro urbano. Teacup riduce deliberatamente il mondo a pochi ettari di terra e a una comunità forzata a convivere. Il perimetro diventa una barriera invisibile ma invalicabile, e la minaccia principale non è tanto ciò che sta fuori, quanto l’impossibilità di andarsene. Le tensioni familiari, i rancori non risolti, le divergenze morali emergono perché il contesto non consente più di ignorarli. Questo rende le reazioni dei personaggi credibili anche quando la situazione diventa estrema.

Uno degli aspetti più interessanti della serie tv, nonostante la cancellazione, è il modo in cui gestisce l’antagonista.

Teacup non ha fretta di definire ciò che minaccia i personaggi. Le entità rimangono a lungo opache, percepite più attraverso le conseguenze che attraverso l’azione diretta. Questa scelta sposta l’attenzione dalla paura immediata alla paranoia. I personaggi non reagiscono a ciò che vedono, ma a ciò che pensano possa accadere. L’orrore diventa così una questione di interpretazione, di ipotesi sbagliate, di decisioni prese con informazioni incomplete. La serie adotta un ritmo deliberatamente lento. Ogni episodio aggiunge un tassello, ma raramente offre risposte definitive. Teacup preferisce accumulare tensione piuttosto che rilasciarla, e questo può risultare frustrante per chi cerca un horror più esplicito o narrativamente generoso.

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