7) Fargo finge di essere ironica ma ti stringe lo stomaco

Ogni stagione di Fargo (qui parliamo di Jon Hamm) sembra una barzelletta nera raccontata dall’universo. Una storia assurda, piena di personaggi grotteschi, situazioni improbabili, incidenti che nessuno avrebbe potuto prevedere. Ma sotto questa superficie ironica c’è una tristezza profondissima: quella di persone comuni che cercano disperatamente di essere speciali, che vogliono cambiare la loro vita e finiscono schiacciate dal peso delle loro scelte.
La solitudine è la vera protagonista della serie. I personaggi vivono in case troppo grandi per una sola persona, guidano auto in mezzo a distese di neve infinite, parlano con un tono così piatto che ogni parola sembra una sconfitta. È un’estetica della desolazione mascherata da umorismo. Ridi, certo. Ma ridi di persone che stanno andando incontro al proprio destino senza accorgersene, che provano a dare un senso al caos senza strumenti.
Pertanto, l’atmosfera di questa serie tv d’autunno è diversa dalle altre serie, poiché non è romantica, non è introspettiva, non è poetica. È un’inquietudine fredda, che arriva tardi, che ti graffia solo quando la storia è quasi finita. È la consapevolezza che, in fondo, tutti noi potremmo perdere il controllo della nostra vita in un istante. E che spesso, la differenza tra una tragedia e una commedia, è solo la distanza da cui la guardi.
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