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7 Serie Tv perfette per chi ama la malinconia autunnale

Serie Tv che fanno piangere (1200x675)

3) Station Eleven usa la memoria come vaccino contro la fine del mondo

i personaggi della serie tv d'autunno Station Eleven

Adesso parliamo di una serie tv d’autunno che parla della devastazione, ma lo fa con un’estetica che assomiglia più alla poesia che alla tragedia. Non a caso, Station Eleven, disponibile su non è interessata a mostrare come il mondo finisce, ma come le persone ricominciano. È un racconto in cui la memoria è un atto di resistenza, l’arte un modo di tenersi vivi, e le connessioni umane l’unica infrastruttura che non crolla mai del tutto.

La storia attraversa decenni, personaggi, luoghi, eppure conserva un’intimità sorprendente. È come se osservasse l’umanità attraverso un vetro appannato: non tutto è chiaro, ma ciò che è importante arriva comunque. C’è una lentezza meditativa che permea la narrazione, una sorta di respiro profondo che accompagna ogni scena. Non c’è fretta, perché ricostruire richiede tempo. Ricordare ne richiede ancora di più. La malinconia di Station Eleven nasce dall’idea che tutto ciò che conosciamo può svanire, ma che le storie continuano.

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I personaggi cercano frammenti del loro passato, come un fumetto, uno spettacolo teatrale, una frase pronunciata molti anni prima, e attraverso quegli oggetti ritrovano un senso di sé. Ciò detto, è uno show che ti fa pensare a ciò che porteresti con te se il mondo crollasse davvero. Sicuramente non oggetti utili, ma pezzi di ciò che ti ha reso umano. Pertanto, l’autunno in Station Eleven non è fatto di foglie, ma di ricordi. Di quelli che fanno male, ma che accendi come una lampada quando la notte sembra troppo buia.

4) La Serie Tv d’autunno Atypical parla di un posto sicuero per la fragilità

Sam e Casey di Atypical

Atypical (su Netflix) è una serie dolce, sì, ma non leggera. È piena di tenerezza, ma non nasconde mai le crepe. Seguiamo Sam nel suo percorso, ma il cuore dello show è l’intera famiglia Gardner, ognuno alle prese con la propria inadeguatezza. E in questo, la serie diventa un ritratto corale della fragilità contemporanea, insieme al bisogno disperato di essere accettati, alla paura di fallire, alla sensazione costante di non avere un posto definito.

Sam vive il mondo attraverso schemi rigidi, ma sente le emozioni in modo altrettanto potente. È una contraddizione vivente: desidera l’amore, ma teme il contatto; cerca autonomia, ma ha bisogno di una rete costante. Gli altri personaggi non sono meno complessi. La madre Elsa teme di perdere il controllo della propria famiglia, il padre Doug teme di non essere all’altezza e la sorella Casey è combattuta tra la forza che tutti le attribuiscono e il desiderio di arrendersi ogni tanto.

Lo spleen della serie nasce dall’onestà con cui racconta la crescita. Quindi, non come un arco trionfale, ma come una successione infinita di prove, inciampi, ripartenze. A tal proposito, l’autunno perfetto per Atypical (qui un focus nostalgico sulla serie) è quello dei diciassette anni. Quando sei ancora un bambino ma nessuno è più disposto a trattarti come tale e il mondo ti chiede risposte che non hai, ma tu continui a cercarle comunque.

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