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7 Serie Tv perfette per chi ama la malinconia autunnale

Serie Tv che fanno piangere (1200x675)

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Ci sono stagioni che somigliano a certi stati d’animo. L’autunno, più di tutte, è una stagione che non si limita a cambiare il paesaggio, ma trasforma anche il modo in cui pensiamo, ricordiamo, sentiamo. È un tempo sospeso tra ciò che è stato e ciò che ancora non è, un ponte fragile in cui la luce si fa più corta e le ombre più lunghe, e noi, senza rendercene conto, cominciamo a guardarci indietro più spesso del solito. L’autunno è la stagione delle cose che finiscono lentamente. Non fa rumore, non strappa, non spezza: lascia cadere. Le foglie muoiono con grazia, il caldo si ritira senza protesta, le giornate si accorciano con pudore. E noi, immersi in quel cambiamento morbido ma inesorabile, diventiamo più vulnerabili, più permeabili a ciò che sentiamo davvero.

Forse è per questo che proprio in questo periodo dell’anno arrivano i pensieri lunghi. Sì, esattamente quelli che evitiamo tutto l’anno e che improvvisamente, davanti a una tazza di tè troppo calda o a un viale pieno di foglie bagnate, chiedono di essere ascoltati. Non a caso, si tratta della stagione della memoria e dell’attesa. Del rimpianto e della speranza. È quel raro momento in cui la nostalgia non fa più paura e dove il silenzio diventa una forma di compagnia. È la stagione in cui siamo più disposti ad accettare che la tristezza non è un errore da correggere, ma un sentimento che può avere bellezza, dignità, perfino dolcezza.


Anche la serialità vive le sue stagioni

Ci sono le serie estive, frenetiche e leggere; quelle invernali, dure e cariche di tensione; e poi esiste un piccolo patrimonio di serie autunnali, non perché siano ambientate in ottobre, ma perché vivono di quella stessa malinconia lieve e feroce che caratterizza l’autunno vero. Sono storie che non gridano, che non hanno bisogno di colpi di scena per lasciarti senza fiato. Sono show che parlano di crescita, di perdita, di amore che non sai gestire, di errori che pesano più di quanto dovrebbero, di speranze che resistono anche quando sembra non ci sia più nulla a cui aggrapparsi.

Le sette serie tv d’autunno che seguono, dunque, non sono semplicemente consigli. Piuttosto, sono compagne ideali per quei giorni in cui il cielo è basso, il vento è troppo freddo per essere ignorato, e dentro senti quell’eco difficile da nominare ma facilissima da riconoscere. Sono flussi che ti resteranno incollati addosso e ti faranno compagnia mentre fuori il mondo rallenta e dentro di te tutto comincia a muoversi. Perfette per chi, in autunno, non vuole distrarsi. Ma desidera sentire.

1) The End of the F**ing World : la fuga è l’unico modo per non cadere

i protagonisti della serie tv d'autunno The End of the F**ing World (Nerdando)

C’è una forma di malinconia particolarmente crudele che appartiene esclusivamente all’adolescenza. È quella sensazione che ti accompagna ovunque, come un rumore di fondo che non puoi disattivare: la convinzione che qualcosa dentro di te sia irrimediabilmente sbagliato, che il mondo ti stia osservando e giudicando, che ogni gesto sia un rischio. The End of the F**ing World (su Netflix, ecco i disagi dei fan della serie)prende quella sensazione e la distilla in un viaggio che sembra un rito di passaggio, una fuga che non è un movimento nello spazio, ma un tentativo disperato di non crollare.

James e Alyssa non sono solo due adolescenti complicati, ma due anime rotte che provano, ciascuna a modo suo, a proteggersi dal vuoto. James cerca di anestetizzarsi emozionalmente, convincendosi di essere incapace di provare empatia. Alyssa, invece, affronta il mondo a muso duro perché teme che, se lo affrontasse con dolcezza, la travolgerebbe. Si incontrano per caso, ma si trovano per necessità. Ognuno è lo specchio oscuro dell’altro, la prova vivente che forse, anche se sei rotto, puoi essere capito da qualcuno.

La malinconia della Serie Tv d’autunno sta nel non detto

Qui le conversazioni sbilenche, piene di sarcasmo e di bugie dei due ragazzi non servono a ingannare, ma a sopravvivere. Sta nei paesaggi inglesi che si susseguono, in quelle cittadine deserte che sembrano immutabili, nei motel di periferia dove il tempo sembra fermo da decenni. E, soprattutto, sta nella consapevolezza che ogni tappa del loro viaggio è una caduta, ma anche una possibilità. James e Alyssa si feriscono continuamente, ma si tengono anche in piedi senza accorgersene.

Sono due persone che non hanno imparato a chiedere aiuto, ma che hanno trovato, per puro caso, qualcuno che sa leggere i loro silenzi. The End of the F**ing World, pertanto, è una serie che parla della fuga come unico linguaggio possibile quando non hai gli strumenti per restare. Una storia breve, intensa, che si consuma come un fiammifero, così luminosa, dolorosa, inevitabile. Perfetta per l’autunno, la stagione in cui si scappa da se stessi, ma solo per capire che, prima o poi, bisogna pur guardarsi allo specchio.

2) Normal People è la Serie Tv d’autunno sull’amore intramontabile

i protagonisti di Normal People

Normal People, ora su Rai Play, è una storia d’amore, sì, ma non di quelle che finiscono con un abbraccio sotto la pioggia. È una storia d’amore vera, che conosce la goffaggine, l’inadeguatezza, l’incapacità di dirsi ciò che conta davvero. Connell e Marianne crescono insieme ma non allo stesso ritmo. Uno è intrappolato nella paura del giudizio, l’altra in quella di non meritare l’amore. È l’incontro tra due fragilità che si riconoscono, si uniscono, si respingono e tornano a cercarsi perché non sanno fare altrimenti. C’è qualcosa di profondamente autunnale in questo continuo avvicinarsi e allontanarsi. È come il vento di ottobre che cambia direzione senza preavviso, porta con sé foglie e pensieri e non resta mai fermo.

Di fatto, Connell è il ragazzo che tutti vedono, ma che nessuno conosce davvero. È sensibile, brillante, ma prigioniero delle aspettative altrui. Marianne è carismatica, sì, ma ferita. Cresciuta in una famiglia che la svuota invece di riempirla, trova in Connell una forma di riconoscimento che la spaventa e la consola allo stesso tempo. La serie usa gli spazi come specchi emotivi: le case troppo grandi che fanno sentire piccoli, le stanze universitarie che sembrano più intime dei salotti, le spiagge irlandesi dove i protagonisti rischiano di dirsi tutto ma non dicono niente.

È una storia fatta di mani che sfiorano e si ritirano, di respiri trattenuti, di parole che arrivano sempre un istante dopo il momento in cui sarebbero servite. La malinconia non è un effetto collaterale, ma il tessuto stesso della narrazione. È il riconoscimento che alcune relazioni non finiscono mai davvero, anche quando finiscono. Che alcune persone lasciano un’impronta così profonda che ci cammini sopra ogni volta che ti muovi, senza nemmeno accorgertene.

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