8) Baby, una delle peggiori Serie Tv italiane Netflix

Dalle produzioni Rai passiamo a Netflix con Baby, una delle prime Serie Tv italiane della piattaforma. Un prodotto consapevole della propria identità, ma incapace di tradurla in modo efficace. Al centro della storia ci sono Chiara e Ludovica, due ragazze diverse accomunate da un profondo vuoto emotivo. Attraverso il loro percorso, la Serie Tv rielabora eventi reali affrontando il tema della prostituzione minorile. Raccontata così, Baby sembrerebbe una produzione intensa e disturbante, capace di lasciare il segno. Ma resta solo un’intenzione: il risultato è goffo.
La Serie Tv vorrebbe essere cruda e provocatoria, ma appare levigata, comoda, persino estetizzante, risultando poco credibile. Certo, si lascia guardare e intrattiene, risultando a tratti anche godibile. Ma difficilmente va oltre. Con il proseguire della visione emergono limiti evidenti, come dialoghi che sembrano usciti da Tumblr. Il tentativo è chiaro, ma ciò che ne deriva è un racconto patinato di un mondo che non dovrebbe esserlo. Una storia che ambisce a disturbare senza riuscirci mai. Ed è un peccato, perché con maggiore attenzione non occuperebbe questa posizione tra le peggiori Serie Tv italiane.
7) Svegliati Amore Mio

Ed ecco Svegliati Amore Mio, una produzione che ricordiamo bene come se fosse appena arrivata. Causa della teatralità, probabilmente l’aspetto più difficile da dimenticare. Tanto che capita ancora di ripensare a Sabrina Ferilli incatenata a un portone, in una scena diventata ormai iconica.
La storia segue Nanà, una madre che vive in una città dominata da un’acciaieria e sospetta che la malattia della figlia sia legata all’inquinamento prodotto dalla fabbrica. Da qui prende forma una battaglia personale che dà avvio anche ai principali problemi della Serie Tv.
Svegliati Amore Mio ambisce a essere potente e indignata, ma spesso confonde l’intensità con il volume. I dialoghi sono carichi, talvolta eccessivi anche nei momenti più ordinari, perché la narrazione non concede tregua e insiste continuamente su dolore e forza. Ma l’impatto emotivo non nasce dall’eccesso: si può lasciare il segno anche senza trasformare tutto in un melodramma teatrale. Anche i personaggi risultano superficiali, divisi nettamente tra buoni e cattivi, senza sfumature né complessità. E questo è un problema, perché oltre ai momenti in cui si disperano, piangono o si arrabbiano, ricordiamo ben poco di chi siano.






