5) Pulse

Non c’è stato niente da fare per Pulse, la Serie Tv Netflix arrivata nel corso del 2025 con l’obiettivo di diventare il manifesto del medical drama della piattaforma. L’intenzione era comprensibile, ma la resa è stata da dimenticare. E infatti il destino non è stato gentile con Pulse, che è stata cancellata dopo una prima stagione fatta di stenti, approssimazioni e personaggi per nulla approfonditi. Dimenticate la medicina come viene trattata in The Pitt o gli amori come vengono affrontati in Grey’s Anatomy: Pulse non riesce a essere convincente in nessuna delle due vesti, dando vita a una prima stagione che fa acqua da tutte le parti.
In Pulse seguiamo le vite professionali e personali dei medici, con un focus importante su Danny, una delle dottoresse più ambiziose del reparto, chiamata a muoversi tra il caos di un uragano che metterà in crisi l’ospedale e un rapporto estremamente complesso con il suo capo, con cui condivide qualcosa di più di una relazione formale. Già da questa breve sinossi appare chiaro che fin da subito Pulse non avesse assolutamente niente di nuovo da raccontare, se non la riproposizione di elementi che abbiamo già visto, ma che qui vengono presentati in modo nettamente inferiore.
Nessuna caratterizzazione di rilievo per i personaggi, dialoghi forzati, situazioni al limite della realtà e tematiche attuali affrontate male e con superficialità: Pulse aveva un’occasione e l’ha bruciata, snaturandosi in nome dell’ambizione di diventare la Grey’s Anatomy di Netflix.
6) Blackout – Vite Sospese

Torniamo nel mondo delle Serie Tv italiane con Blackout – Vite Sospese, uno dei ritorni più deludenti del 2025. La prima stagione, seppur non abbia mai alzato il livello nel corso degli episodi, ci aveva divertito in qualche modo, riuscendo a consegnarci una storia in cui anime diverse, meccanici e criminali in incognito restavano bloccati in un hotel del Trentino, irraggiungibile a causa di un mondo totalmente precipitato nel caos e dell’interruzione di qualsiasi linea telefonica a seguito di un blackout.
Ci divertiva osservare come un gruppo così eterogeneo di persone, in qualche modo legate anche da un passato oscuro, convivesse in una situazione tanto complessa. Ed era interessante vedere quanto cercassero di tollerarsi per poi esplodere, rinfacciandosi colpe che il più delle volte non erano mai vere. Il problema è che la seconda stagione ha esagerato, mescolando eccessivamente le carte e inserendo in poche puntate ogni argomento possibile e immaginabile, dando vita a quello che il buon Barbieri chiamerebbe un vero e proprio mappazzone.
Tra esseri umani che sembrano quasi immortali e lupi che, con un solo sguardo, riescono a scongiurare tragedie, Blackout – Vite Sospese ha raccontato il proseguo della convivenza dei protagonisti in modo purtroppo eccessivamente caotico e disordinato, perdendo di vista gli elementi positivi che avevano reso la prima stagione quantomeno godibile. La differenza tra il primo e il secondo capitolo si è sentita tutta, e il mancato rinnovo di una terza stagione – almeno fino a questo momento – sembrerebbe confermare che anche i risultati ottenuti non siano stati all’altezza delle aspettative.





