3. Anche Malice è tra le peggiori serie tv più deludenti del 2025

Prometteva di essere la nuova The White Lotus, e invece è arrivata senza suscitare grossi sussulti. Anche Malice rientra tra le delusioni di questo 2025. Un titolo all’apparenza molto attraente, che prometteva di portarci nel mondo dell’alta borghesia accademica con un thriller frenetico e carismatico. Sin dal suo inizio però Malice dimostra di avere qualcosa che non va. La storia non prende mai ritmo e si appiattisce di puntata in puntata. Anche i personaggi non riescono a conquistarsi il giusto spazio, restando poco caratterizzati e molto poco incisivi in scena.
Come detto l’attesa per Malice era tanta, perché la produzione Prime Video promette di ascriversi a un genere che negli ultimi tempi ha regalato parecchie soddisfazioni. I punti di riferimento sembravano poter essere The White Lotus o Big Little Lies, ma al di là della cornice non c’è nulla che avvicini Malice a questi prestigiosi modelli. Manca quella cura narrativa che permette di sostenere un incedere narrativo compassato. Un thriller psicologico che in realtà manca proprio di psicologia. Come detto i personaggi sono piatti e molto poco sviluppati e senza una storia solida a sostegno l’intera struttura narrativa si è presto sbriciolata.
La critica dal canto suo ha abbondantemente stroncato la serie tv. Alla condanna degli addetti ai lavori si è accompagnata anche la fredda accoglienza del pubblico, impossibilitati nell’entrare a contatto con un racconto troppo poco coinvolgente. Ne esce fuori una serie tv deludente, che poteva essere tra i titoli più interessanti dell’anno e che invece si piazza tra le peggiori serie tv del 2025.
Qui potete leggere la nostra recensione di Malice
4. Fubar non ingrana

Il ritorno di Arnold Schwarzenegger non è riuscito a scaldare i cuori. Dopo una prima stagione abbastanza interessante, Fubar non è riuscita a confermare le aspettative, presentando un secondo capitolo piatto e deludente. La produzione Netflix offre un mix di action e comedy, orgogliosamente devoto alla carriera del suo protagonista. Il filo diretto con i film di Schwarzenegger è sempre presente – forse anche un po’ troppo – e non è accompagnato da un’evoluzione globale del racconto. Il canovaccio – in questo secondo capitolo – resta sostanzialmente quello del primo e alla lunga stanca.
Critica e pubblico sono stati concordi sul condannare proprio questo aspetto della produzione Netflix. Fubar si è limitata a riproporre le coordinate della sua prima stagione, non riuscendo a limare quei difetti che ne avevano frenato la definitiva affermazione. Ci si aspettava al contrario un lavoro proprio sotto questo aspetto. Un rafforzamento della costruzione narrativa che riuscisse a conferire a Fubar un’identità che andasse oltre le macchie del genere e la riverenza verso la carriera di Schwarzenegger. Tutto ciò invece non è accaduto.
Lo scivolone della seconda stagione è costato caro alla serie tv. Netflix ha inesorabilmente calato la mannaia e cancellato Fubar, in virtù proprio dello scarso gradimento del pubblico che è calato rispetto alla prima stagione. È un vero peccato, perché al netto delle imperfezioni la prima stagione sembrava avere del buon potenziale. Peccato però che questa seconda stagione abbia fallito proprio laddove doveva insistere per riuscire ad affermarsi in un panorama seriale fitto ed estremamente concorrenziale.




