The Leftovers, “la nuova Lost”
Arrivato nel 2014, il fantasy-drama è l’adattamento televisivo dell’omonimo romanzo scritto da Tom Perrotta ed è creato niente meno che da Damon Lindelof, sceneggiatore e produttore di Lost, a fianco di J.J. Abrams. Le due serie tv hanno tanto in comune. Condividono lo stesso interesse esplorativo nei confronti dell’animo umano e nessuna delle due è solamente una storia di uomini o donne. Entrambe sono piuttosto un compendio di filosofia. Un viaggio impegnativo intorno ai più grandi interrogativi del genere umano. The Leftovers è intrigante e stimolante proprio come Lost. Ma non è Lost. La premessa è cristallina, come quella del predecessore, e l’esecuzione è altrettanto strabiliante: in un mondo in cui il 2% della popolazione mondiale è scomparsa nel nulla, le tre intense stagioni indagano le eventuali ripercussioni sociali e psicologiche che un tale evento provocherebbe. Un po’ Lost, un po’ The Walking Dead, la serie con Justin Theroux e Carrie Coon è riuscita ad affrancarsi dai pesanti e continui paragoni. Ci ha conquistato per la sua natura riflessiva, più calma, ma comunque emotivamente sfiancante. La sorella maggiore è suspense e azione. La sorella minore, invece, sembra essere più pacata e lenta, ma non per questo meno sconvolgente. Sebbene abbia raggiunto una rilevanza mediatica meno altisonante, la secondogenita è diventata ben presto The Leftovers e basta, scrollandosi di dosso l’appiccicosa etichetta di “nuova serie X”.







