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Nel vastissimo panorama seriale contemporaneo, alcune produzioni riescono a conquistare immediatamente l’attenzione del grande pubblico. Mentre altre – nonostante l’elevata qualità artistica, le interpretazioni memorabili e le storie coinvolgenti – passano quasi inosservate. È il caso di molte miniserie sottovalutate (alcune le trovate qui) che, pur avendo riscosso successo di critica e premi prestigiosi, in Italia non sono mai riuscite a ottenere la visibilità che avrebbero meritato. Le ragioni possono essere diverse: una distribuzione poco incisiva, la mancanza di doppiaggio, o semplicemente una promozione insufficiente. Eppure, si tratta spesso di opere potenti, originali, capaci di lasciare il segno più di tante serie blasonate. In questo articolo vogliamo riscoprire nove miniserie sottovalutate che – per scrittura, regia, tematiche e interpretazioni – avrebbero tutte le carte in regola per diventare cult anche nel nostro Paese. Piccoli gioielli nascosti, da recuperare e valorizzare come meritano.
1) Tra le miniserie sottovalutate c’è John Adams di HBO con protagonista Paul Giamatti
John Adams è una miniserie prodotta da HBO nel 2008, composta da sette episodi e basata sull’omonima biografia scritta da David McCullough. Con un’interpretazione magistrale di Paul Giamatti nel ruolo del secondo presidente degli Stati Uniti, la serie racconta la nascita della nazione americana attraverso lo sguardo di uno dei suoi padri fondatori più complessi e meno celebrati. Diretta da Tom Hooper, la miniserie si distingue per il suo tono sobrio e realistico, lontano dai toni trionfalistici di molte produzioni storiche. Oltre a concentrarsi sui momenti salienti della carriera politica di Adams, la serie approfondisce anche la sua dimensione privata. Il ritratto che ne emerge è quello di un uomo di principio, spesso impopolare, ma profondamente coerente con la propria etica.
Dal punto di vista tecnico, John Adams è una miniserie di altissimo livello. La cura per i costumi e le scenografie è meticolosa. Così come l’attenzione alla ricostruzione storica e linguistica dell’epoca. Il ritmo narrativo, pur non sempre serrato, è funzionale a restituire la complessità degli eventi e delle dinamiche politiche dell’epoca rivoluzionaria americana. Nonostante i numerosi riconoscimenti ricevuti – tra cui ben 13 Emmy Awards e 4 Golden Globe – in Italia la miniserie non ha mai avuto la risonanza che merita. Complice una distribuzione poco incisiva e forse un interesse limitato del pubblico italiano verso la storia americana pre-Ottocento. John Adams è rimasta una perla nascosta, conosciuta solo da una nicchia di appassionati. È un peccato, perché si tratta di una delle migliori rappresentazioni televisive della costruzione di una democrazia moderna, con tematiche che risuonano ancora oggi.







