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Le 8 Migliori Serie Tv scandinave di genere noir 

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Negli ultimi anni, le serie tv scandinave di genere noir hanno conquistato il pubblico internazionale grazie a storie complesse, atmosfere cupe e personaggi tormentati. Questo sottogenere, noto come noir nordico, si distingue per la sua capacità di fondere crime, introspezione psicologica e critica sociale. Le produzioni di Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia si sono imposte per lo stile rigoroso, la fotografia desaturata e il ritmo narrativo ipnotico, riuscendo a rinnovare il linguaggio del poliziesco contemporaneo. Protagonisti malinconici, crimini efferati e verità scomode si intrecciano in serie che vanno ben oltre la semplice caccia al colpevole. In questo articolo abbiamo selezionato le 8 migliori serie tv scandinave noir (alcune delle quali recuperabili qui), quelle che hanno ridefinito il genere e lasciato un segno profondo per qualità narrativa, impatto visivo e forza tematica. Un viaggio nel cuore oscuro del Nord Europa, tra indagini, ossessioni e segreti sepolti.

1) Wallander, che ha avuto anche un remake ambientato in Scandinavia

Il protagonista di Wallander
credits: Canal+

Wallander è una delle migliori serie tv scandinave di genere noir, del 2005, successivamente riadattata dalla BBC con protagonista Kenneth Branagh. In Svezia si tratta di un vero e proprio cult basato sui romanzi di Henning Mankell, padre del noir scandinavo e creatore del personaggio dell’ispettore Kurt Wallander. Ambientata nella cittadina costiera di Ystad, nella regione della Scania, la serie ha un approccio intimista e realistico. I racconti di Mankell uniscono il fascino del giallo classico a una profonda riflessione sull’animo umano e sulla società svedese contemporanea. A interpretare il protagonista è Krister Henriksson. Il suo Wallander è un uomo solitario, afflitto da un progressivo senso di vuoto esistenziale. Non è di certo il classico eroe infallibile, ma un essere umano fragile, spesso sopraffatto dal peso del male che osserva quotidianamente e dal deteriorarsi dei rapporti familiari, in particolare quello con la figlia Linda.

Wallander è composta da 32 episodi totali andati in onda tra il 2005 e il 2013, e propone un formato che mescola la struttura del lungometraggio alla narrazione televisiva. Ogni episodio, della durata di circa 90 minuti, si concentra su un caso singolo. Le puntate, tuttavia, disegnano un affresco sociale più ampio: una Svezia apparentemente pacifica ma attraversata da disuguaglianze, razzismo e tensioni urbane. L’atmosfera visiva, come nella maggior parte dei noir nordici, è uno degli elementi più forti della serie. Una fotografia fredda che ritrae paesaggi desolati, interni scarni e cieli grigi contribuiscono a costruire un’estetica profondamente noir. La lentezza narrativa non è mai un limite, ma uno strumento di immersione: ogni silenzio racconta più di quanto non farebbe l’azione pura. Rispetto alla versione britannica con Kenneth Branagh, quella svedese ha un’identità più radicata nel contesto locale e un taglio meno patinato. Mankell stesso ha partecipato al progetto, garantendo una forte aderenza al suo universo letterario. 

2) Bordertown

Il personaggio di Kari Sorjonen in Bordertown
credits: Fisher King Production

Tra le migliori serie tv scandinave c’è anche Bordertown, prodotto finlandese di genere noir, in onda per tre stagioni tra il 2016 e il 2020. Ambientata nella città di confine di Lappeenranta, al confine tra Finlandia e Russia, la serie segue le vicende dell’ispettore Kari Sorjonen, interpretato da Ville Virtanen. Il protagonista è un profiler geniale che si trasferisce in provincia con la speranza di una vita più tranquilla, dopo che alla moglie è stato diagnosticato un tumore al cervello. Naturalmente, la tranquillità è solo apparente, perché Sorjonen si troverà coinvolto in una serie di crimini efferati, spesso legati a dinamiche familiari e oscuri segreti sepolti nella comunità. Nonostante queste premesse, Bordertown è un noir atipico. Da un punto di vista visivo le atmosfere fredde, cupe e silenziose la fanno da padrone, ma al centro della narrazione c’è una componente più marcatamente psicologica, quasi ossessiva, legata al modo in cui Sorjonen affronta i casi. 

Il protagonista, infatti, ha una mente brillante ma un comportamento eccentrico, ai limiti del disturbo autistico. Questo lo rende un investigatore infallibile ma anche un uomo estremamente complesso. Diviso tra senso di protezione verso la propria famiglia e un’ossessione per il male che lo trascina sempre più in profondità nei meccanismi del crimine. La forza della serie sta proprio in questo tono disturbante. Oltre che nell’uso di una regia curata e nella fotografia glaciale, che esalta il senso di isolamento e disagio che pervade ogni episodio. Gli episodi sono costruiti come veri e propri thriller singoli, con colpi di scena ben dosati. Molto apprezzata a livello internazionale, Bordertown è stata distribuita globalmente da Netflix, diventando uno dei titoli finlandesi più noti all’estero. La serie riesce a mantenere un equilibrio sottile tra lo studio del crimine e quello dell’animo umano. Una visione intensa, cupa e coinvolgente, perfetta per gli amanti del noir più cerebrale e atmosferico.

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