3) Mindnight Mass

Con Midnight Mass, Mike Flanagan abbandona le case infestate per entrare nel territorio più pericoloso di tutti: la religione. O meglio la fede, vissuta come fame, come bisogno disperato di dare un senso al dolore e all’ignoto. Ambientata sull’isola di Crockett, una comunità minuscola e dimenticata da Dio, la serie tv è un horror teologico che fonde spiritualità e terrore, fino a renderli indistinguibili.
La storia inizia con il ritorno di Riley Flynn, un uomo tormentato dal senso di colpa dopo aver ucciso una donna in un incidente stradale. Tornato sull’isola natale, trova una comunità segnata dal declino economico, dalla rassegnazione e da una fede sempre più stanca. Tutto cambia con l’arrivo di un nuovo prete, padre Paul, carismatico e misterioso. I miracoli cominciano a manifestarsi, le malattie spariscono, la gente torna a sperare. Eppure dietro la rinascita spirituale si nasconde qualcosa di antico e inumano, qualcosa che non è mai davvero morto.
Fin dalle prime puntate, Midnight Mass si muove su due piani: il visibile e l’invisibile.
Mike Flanagan costruisce un microcosmo realistico fatto di persone comuni, poi lentamente, inserisce l’elemento soprannaturale — un “angelo” che porta la salvezza — e lascia che la fede dei personaggi faccia il resto. L’orrore nasce dal modo in cui credono, dal bisogno di credere. I lunghi dialoghi tra Riley e Erin sulla fine dell’esistenza sono tra i momenti più profondi mai visti in una serie horror. Riley parla da agnostico, Erin da credente. Entrambi cercano una forma di pace. Il regista non impone mai risposte, esplorando il mistero, con rispetto e dolore. Quando infine la notte cala sull’isola e i miracoli rivelano il loro vero volto, l’orrore diventa quasi sacrale: un’eucaristia blasfema, dove la comunione è fatta di sangue e fanatismo.





