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A volte non serve un protagonista unico e definito per fare la storia: va bene anche passarsi il testimone. Condividere il palco in egual misura, attraverso ruoli equamente rilevanti, permette a ogni personaggio di avere il proprio spazio narrativo. Questo è ciò che accade nelle migliori Serie Tv corali, produzioni in cui un numero variabile di protagonisti racconta la propria storia con pari dignità e tempo, dando vita a una narrazione che lascia campo libero a ciascuno di loro.
Ed è proprio riflettendo sulle Serie Tv corali che ci siamo chiesti quali siano state le migliori di sempre. La risposta che ci siamo dati, amici, ha generato una lista capace di portarci in viaggio tra passato e presente, conducendoci davanti ad alcune delle più iconiche Serie Tv di tutti i tempi. Siete pronti a scoprire di quali stiamo parlando? Allora cominciamo!
Da Succession a tanto altro ancora: ecco quali sono le 10 Migliori Serie Tv corali della storia
1) Succession

Cominciamo questo viaggio partendo da una delle migliori Serie Tv corali degli ultimi anni. Stiamo parlando di Succession, la cui relativa giovinezza non ha mai compromesso il suo posto nell’olimpo delle Serie Tv. Fin dalla prima stagione, la produzione targata HBO si è fatta notare senza mezze misure, chiarendo – sia al pubblico che alla critica – di essere ciò che possiamo definire, senza timore né esitazione, un capolavoro. Una delle chiavi delle Serie Tv corali è il rapporto tra i personaggi, i legami che si sviluppano tra loro. In questo caso, apriti cielo. Una famiglia sconclusionata, disfunzionale, fatta di soggetti distaccati e cinici che dedicano anima e corpo a un solo obiettivo: sedersi sulla sedia del padre, a qualunque costo. Anche tradendo i propri fratelli. Sangue del proprio sangue. Un ‘vogliamoci bene finché non provi a fregarmi.” O finché non ci provo io.
Succession racconta infatti la famiglia nel suo significato più puro: quello di istituzione. I primi episodi – se non addirittura l’intera prima stagione – non ci permettono di entrare davvero in contatto con i protagonisti. Quello che vediamo sono solo i primi segnali di una famiglia che comincia a metabolizzare ciò che potrebbe accadere in futuro e che, proprio per questo, dà il via a strategie, sotterfugi e comportamenti orientati al raggiungimento di un unico scopo.
Con il passare delle puntate, però, Succession comincia ad ampliare la narrazione, offrendo nuove prospettive, favorendo diversi punti di vista e adottando un approccio che, a tratti, sa essere persino divertente. Uno dei punti di forza della Serie Tv HBO è infatti il sarcasmo: quel modo tagliente e cinico con cui viviseziona i suoi personaggi, mostrando non solo le loro sfumature più spietate e autoritarie, ma anche le fragilità, i punti ciechi, le trappole pronte a farli crollare nel bel mezzo del gioco. Quattro stagioni. Un numero che avrebbe potuto diventare cinque, perfino sei. Ma Succession ha scelto di preservarsi, di difendere la propria integrità narrativa, chiudendo i battenti nel momento in cui era ancora nel pieno della sua forza.
Nessun segno di stanchezza, nessuna discontinuità. Sempre lucida, brillante, affilata. Tra le Serie Tv più premiate degli ultimi anni e tra i più grandi capolavori capaci di riscrivere le regole del genere, lasciando un segno indelebile nella televisione contemporanea. Dall’arrivo di Succession, infatti, numerose Serie Tv incentrate su faide familiari hanno attinto a quella stessa matrice, ispirandosi – chi più, chi meno – al capolavoro HBO. E puntualmente, il pubblico ha riconosciuto l’influenza, individuando in quei nuovi titoli l’impronta inconfondibile di una delle produzioni più impattanti degli ultimi anni.
2) Six Feet Under

Proseguiamo con un altro capolavoro targato HBO che, questa volta, ci riporta al 2001, anno di distribuzione di una delle Serie Tv più emotivamente intelligenti e struggenti della storia. Gli anni passano, ma Six Feet Under resta sempre lì, immobile e presente, come se non fosse mai andata via. Con la sua storia sgualcita, dolente, profondamente vulnerabile. Con quel dolore che grava sulle spalle di un’intera famiglia che la morte la conosce bene sia per mestiere, sia per esperienza personale.
Proprietari di un’agenzia di pompe funebri, i Fisher si presentano per la prima volta al pubblico in seguito a un lutto devastante: la perdita del patriarca. Come in Succession, anche in Six Feet Under i personaggi orbitano attorno a eventi profondamente legati alla figura del padre. Ma se nella prima si ha la possibilità di camminargli accanto fino alla fine, qui si è costretti ad andare avanti senza di lui fin da subito.
I Fisher conoscono il peso della morte. L’hanno vissuta, vista. Eppure, resta sorprendente scoprire come Six Feet Under, pur affrontando costantemente il tema della morte, non si sia mai limitata a questo. Al contrario, Six Feet Under ha parlato della morte raccontando la vita. Ha narrato la naturalezza dell’inizio e della fine, due condizioni che si equivalgono: necessarie, imprescindibili. E lo sa bene proprio questa Serie Tv HBO, che ha affrontato questo percorso attraverso personaggi spesso insoddisfatti, contraddittori, pieni di sfumature, umani. Esseri imperfetti, proprio come noi, che Six Feet Under non ha mai idealizzato né reso eroici, restituendoci solo la loro essenza più cruda, autentica, viva.
Nessun eroe, nessuna eroina. E soprattutto, nessun miracolo. Six Feet Under è stata, prima di ogni altra cosa, una corsa verso la vita percorsa su una strada accidentata, piena di ostacoli, ma con una vista sorprendente. Ed è solo guardandosi indietro che si capisce quanto, alla fine, questa camminata non sia stata poi così male. Lo si comprende in quel finale magnetico, emotivamente devastante e insieme catartico, che chiude il cerchio in una delle Serie Tv più intense mai realizzate. Forse è vero che ciò che conta lo si scopre solo alla fine. Ma nel frattempo possiamo provare, con tutte le nostre forze, a vivere al meglio. Prima che l’irreversibile ci tolga ogni possibilità.





