8) The Big Bang Theory: una delle migliori serie tv comedy

The Big Bang Theory debutta nel 2007 e, fin dalla prima stagione, compie un’operazione culturale precisa. Prendere tutto ciò che era percepito come “di nicchia” (fisica teorica, fumetti, videogiochi, fantascienza) e trasformarlo in materia prima per una sitcom da grande pubblico. Sheldon, Leonard, Howard e Raj non sono semplicemente buffi secchioni, ma il centro stesso del racconto. Il loro linguaggio tecnico, le loro ossessioni e il loro immaginario diventano la norma dalla quale è Penny, semmai, a deviare.
L’immediatezza del successo sta proprio in questo rovesciamento di prospettiva. La serie usa un contrasto comico molto semplice ma estremamente efficace. Dialoghi costellati di termini scientifici e riferimenti geek inseriti in situazioni quotidiane: l’appuntamento, il litigio tra coinquilini, la cena di gruppo. Anche chi non ha mai sentito parlare di fisica quantistica capisce sempre ciò che conta davvero, perché l’emozione sottostante è universale, mentre il gergo specialistico diventa una sorta di colonna sonora identitaria.
Già nella prima stagione, The Big Bang Theory trova una formula che rende il nerdismo finalmente pop. Non chiede allo spettatore di condividere tutte le passioni dei protagonisti, ma lo invita a ridere con loro, non di loro. L’effetto è duplice. Da un lato rende familiare un mondo percepito come “altro”. Dall’altro offre a chi già apparteneva a quell’immaginario un raro riconoscimento in prime time. È in questo equilibrio tra specificità e accessibilità che la serie si impone da subito come fenomeno, aprendo la strada a un nuovo modo di rappresentare l’intellettuale “strano” come protagonista e non come spalla comica.
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