3. Ozark

Dopo quattro stagioni di compromessi, manipolazioni e sangue, Ozark si conclude con la famiglia Byrde che ottiene ciò voleva fin dall’inizio: uscirne pulita. Ma a che prezzo? L’episodio finale si apre con l’illusione di un nuovo inizio. Wendy e Marty sembrano aver finalmente trovato una via per chiudere i conti; Jonah e Charlotte, dopo anni di menzogne, appaiono pronti a seguire i gentiori in una nuova normalità. Ma Ozark non concede illusioni: ogni scelta ha un costo, e quella dei Byrde è la perdita dell’anima. La morte di Ruth segna il momento più crudele e simbolico. Ruth rappresentava tutto ciò che i Byrde non sono mai stati: autenticità, ribellione, e una scintilla di moralità (per quanto compromessa, poi, in buona parte delle azioni) in un mondo marcio. La sua caduta è la conferma che il male non viene punito, ma si ricicla, come il denaro. Nel finale, il colpo di fucile di Jonah contro Mel Sattem chiude la storia in un’eco glaciale. I Byrde sopravvivono, ma ciò che resta è un silenzio impregnato di colpa e di rimorso. È un epilogo amarissimo e perfetto, coerente fino all’ultimo con la visione spietata della serie: il crimine non paga, ma chi sa amministrarlo, sì.
4. Dark

Con Il Paradiso perduto, Dark porta a compimento uno dei racconti più intricati e metafisici mai realizzati. Dopo tre stagioni di paradossi temporali e genealogie che sfidano la logica, la serie chiude con una chiarezza sorprendente e una malinconia profonda: la fine del ciclo e la liberazione del dolore. Jonas e Martha scoprono l’esistenza del mondo originale, quello da cui sono nati i due universi speculari in cui hanno vissuto e sofferto. Tutto nasce da un atto d’amore distorto: H.G. Tannhaus ha creato la macchina del tempo nel tentativo disperato di salvare la propria famiglia, morta in un incidente. Quel gesto, mosso dal lutto, ha generato i due mondi imprigionando Jonas e Martha in un eterno ritorno. Per questo, decidono di sacrificarsi interrompendo il ciclo: impediscono l’incidente nel mondo originale e, nel farlo, cancellano se stessi. Un sacrificio che unisce l’amore e l’annientamento, un abbraccio nel buio.
Il finale di Dark è tra i migliori finali delle serie tv degli ultimi cinque anni perché riesce a rendere comprensibile l’incomprensibile: una storia di viaggi nel tempo che si trasforma in una riflessione sull’origine del dolore, sul bisogno di controllo e sul potere della rinuncia. La precisione narrativa si unisce a un’intensità emotiva rara nelle serie tv: ogni filo viene riannodato, ma senza perdere il mistero. È un addio cosmico e poetico, perfettamente coerente con il messaggio della serie:





