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Il Socio avrebbe meritato una seconda occasione

Spulciando tra i meandri dell’enorme archivio di serie tv create e andate in onda ci piace spesso soffermarci su dei prodotti cancellati troppo prematuramente e cercare di capirne i motivi del loro insuccesso, nonostante in alcuni casi fossero serie eccellenti e magari incomprese dal pubblico o comunque ben scritte e ben interpretate, senza magari eccellere, ma senza nemmeno fare schifo come in alcuni, pietosi, casi. Tempo fa mi sono occupato di FlashForward: una bellissima incompiuta! una serie stupefacente e ho faticato non poco ad accettare la sua prematura chiusura. Oggi per esempio ho voluto soffermarmi su The Firm – Il Socio, cancellato prematuramente dopo una sola stagione da 22 episodi a causa, ovviamente, dei bassi ascolti riscontrati e di un drastico calo puntata dopo puntata. Ha esordito l’8 Gennaio 2012 ed ha raccolto addirittura il peggior risultato in termini di ascolti nella storia dei pilot drama di NBC. Una cosa assurda!

Assurda perché se vogliamo dirla proprio tutta ne Il Socio c’era tanto di buono e non meritava certo questi numeri e questa fine. Partiamo dal presupposto che la serie ha dovuto fare i conti con due mosti sacri: innanzitutto con il romanzo di John Grisham, un libro che ha rappresentato probabilmente la pietra miliare del legal-thriller e che ha venduto negli anni la spaventosa cifra di 275 milioni di copie! Basterebbe già questo confronto da far impallidire chiunque, ma come se non bastasse c’è anche quello con l’omonimo film del 1993 diretto dal Maestro Sydney Pollack e magistralmente interpretato da un giovanissimo Tom Cruise. Un film che ha riscosso un grosso successo di critica (con diverse nomination a vari premi tra cui Oscar e BAFTA) e pubblico diventando una delle performance probabilmente più amate del celebre attore americano.

In breve la storia del film parla del giovane avvocato Mitch McDeere che, dopo essersi laureato a pieni voti ad Harvard, viene assunto da un prestigiosissimo studio di Memphis, il Bendini, Lambert & Locke che scoprirà poi essere colluso con una importante famiglia mafiosa di Chicago, i Morolto. L’FBI lo avvicina, lui collabora inchiodando i capifamiglia e il suo studio ed entrando in un programma di protezione testimoni insieme alla moglie Abby, incinta, e al fratello Ray del quale ha ottenuto la scarcerazione in seguito alla collaborazione con i federali.

La serie creata da Lukas Reiter e che vede Grisham come Executive Producer, ci porta invece nella vita della famiglia McDeere 10 anni dopo i fatti narrati nel romanzo e nel film. Ovviamente con attori completamente diversi, ma rispettando i nomi reali della storia. Mitch e Abby decidono di uscire dal programma di protezione dopo 10 anni vissuti sotto scorta. Dopo la morte del boss mafioso dei Morolto in carcere ritengono di non essere più in pericolo e di poter vivere una vita normale. Hanno ricostruito la loro vita con una bella casa, una bella famiglia e uno studio legale che Mitch sta portando avanti con l’aiuto del fratello Ray come investigatore e della sua compagna Tammy come assistente. La stessa Abby, insegnante, aiuta il marito in lunghe riunioni serali casalinghe nelle quali i quattro decidono ogni tipo di strategia da affrontare per praticamente qualsiasi situazione. In ogni episodio c’è un caso diverso da seguire, ma ce n’è uno in particolare fin dall’inizio, quello della giovane Sara Holt che terrà impegnati i McDeere per più tempo del previsto e che soprattutto metterà a repentaglio le loro vite. Mitch si troverà nuovamente ad affrontare un importante studio legale che prima se lo farà amico e socio, poi si rivelerà essere in realtà in accordo con il suo nemico; guardandosi comunque sempre le spalle dai Morolto che, prima o poi, potrebbero presentarsi e saldare il conto con la sua vita.

il socio


La trama e lo sviluppo della storia è semplice e allo stesso tempo pieno di colpi di scena. Mitch è un brav’uomo e un avvocato in gamba, di sani principi e con una linea di demarcazione abbastanza netta che delimita il confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato. Molto lontano da alcuni avvocati a cui il panorama seriale televisivo ci sta abituando ultimamente (penso ad Annalise Keating) o, peggio ancora, agli avvocati della Mafia, persone spregevoli alla stessa stregua dei loro assistiti. Per Mitch la sua famiglia viene prima di tutto ed è disposto a qualsiasi cosa per salvarla.

Per la prima parte di stagione inizio e fine di ogni episodio erano un flashback o un flashforward su ciò che era accaduto o su come si era arrivati a quella situazione. Per tutta la seconda parte invece si è proseguiti in maniera più lineare e diretta, con qualche ritorno di flashforward sparsi ma meno evidenti. Il finale poi è stato letteralmente buttato via dando un segno di presunta continuità su un qualcosa che non ha poi mai visto la luce, lasciando i fan della serie con l’amaro in bocca per una conclusione che, purtroppo, non c’è mai stata.

Come ho già detto Il Socio non è una serie perfetta, non è un capolavoro, ma è senz’altro un buon prodotto che senza dubbio meritava di più. Certo, alcuni errori sono stati fatti nel corso della prima stagione e senza dubbio si sarebbe potuto fare un lavoro migliore e di maggior qualità, ma una seconda chance la si dà a tutti. E Il Socio la meritava sicuramente.

Paolo Martina

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