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Lo strano caso di Heat Vision and Jack, la Serie Tv che non esiste ma è comunque un cult

Heat Vision and Jack, uno dei pilot più assurdi di sempre

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A proposito del delirio impossibile di Heat Vision and Jack, la serie tv arrivata troppo presto.

No, la tv non era ancora pronta a tutto ciò. Correva l’anno 1999: tra le altre cose, si stava affacciando all’orizzonte la prima memorabile stagione dei Soprano. Una rivoluzione, totale: da quel momento in poi, il piccolo schermo sarebbe diventato qualcos’altro. C’era già stato Twin Peaks, quasi un decennio prima. E la HBO aveva già dato la chiara idea di essere in campo con l’intento di portare a casa il pallone, fin lì ad appannaggio esclusivo delle reti generaliste tradizionali.

Sono passati ventisei anni da quel momento, ed è inevitabile che la storia sia scorsa vorticosamente di fronte ai nostri occhi: dalla golden age avviata coi Soprano si era passati poi allo streaming e alla peak tv, fino al periodo di spending review e di “ritorno al futuro” che stiamo attraversando ora. Nel mezzo, una meteora corre dal 1999 a oggi per arrivare sui nostri schermi. Non è mai esistita e forse non esisterà mai, eppure c’è. Con un pilot che ancora oggi è un vero e proprio cult del web. Il pilot, per l’appunto, di Heat Vision and Jack.

Heat Vision and Jack? Cosa diavolo è? E soprattutto: perché potresti non averla mai sentita nominare?

Perché non è una vera e propria serie tv: è al massimo un suo embrione. Un pilot di prova, commissionato dalla FOX ventisei anni fa, realizzato con un cast che oggi impressionerebbe parecchio (ci arriveremo) e con un concept a dir poco folle. Heat Vision and Jack era una sorta di comedy fantascientifica demenziale che mirava a creare una parodia di alcune tra le serie tv più iconiche degli anni Ottanta: un bizzarro mix tra Knight Rider, X-Files, MacGyver e un’improbabile serie animata. Il tutto raccontato con una consapevolezza metanarrativa molto in anticipo sui tempi.

La trama rende bene l’idea: Jack, un ex astronauta, è stato esposto oltremisura ai raggi solari e ottiene così il superpotere della super-intelligenza, ma solo di giorno. Onnisciente o quasi, è accompagnato da una moto… parlante. I tempi di Supercar erano ormai alle spalle, e il riferimento era fin troppo chiaro: la moto, chiamata Heat Vision, è in realtà un ex coinquilino di Jack l’astronauta. A un certo punto, però, entra nel corpo meccanico dopo esser stato colpito da una pistola sperimentale. Ogni episodio (in teoria) avrebbe visto Jack e Heat Vision viaggiare di città in città, in stile supereroe errante, risolvendo problemi assurdi mentre scappano dai federali. Sulle loro tracce, oltretutto, c’è la NASA, visto che non vede di buon occhio l’improbabile tandem: l’agente Ron Silver, interpretato da… Ron Silver, li bracca da vicino col fine di ucciderli, dilettandosi con la recitazione nel tempo libero.

È tutto? Macché, arriviamo al cast. Un cast che oggi sarebbe notevolissimo. Jack Black (yeah) interpreta l’astronauta, mentre Owen Wilson (sì, in persona) presta la voce a Heat Vision.

Già detto di Ron Silver che interpreta… Ron Silver, menzioniamo i due autori: Dan Harmon e Rob Schrab, futuri creatori di Community. Ah, il regista è Ben Stiller. Quel Ben Stiller. Allora attore brillante alle prime esperienze dietro la macchina da presa, oggi incanta il mondo con un capolavoro del calibro di Scissione. Insomma, un dream team: alcune delle menti più visionarie della tv e un cast di attori iconici, tutti insieme per realizzare un’impresa che fu, però, un disastro assoluto. Almeno all’inizio.

Il pilot, infatti, non fu accolto granché bene dai dirigenti della Fox: Heat Vision and Jack era troppo avanti sui tempi, troppo metanarrativa, troppo autoreferenziale in alcuni passaggi, troppo strana nella scrittura dei dialoghi, troppo… tutto. Era volutamente eccessiva, e diede quasi l’idea di essere nata col fine di assecondare un desiderio folle, consapevole della probabile fallibilità del progetto. Fox non percepì la serie come satira brillante, ma come qualcosa di confuso e non indirizzabile a un target preciso — sia per adulti che per bambini. Il risultato? Un involucro narrativo che risultò troppo alieno per gli analisti di focus group della rete. Una serie che mischiava sci-fi, demenzialità, metanarrativa e auto-parodia non aveva precedenti e risultava ingestibile nei palinsesti tradizionali.

Per carità: negli anni Ottanta si vide un po’ di tutto e i Novanta non furono da meno.

Per intenderci: qualcuno, a un certo punto, pensò che potesse essere davvero una buona idea realizzare uno spin-off di Baywatch col solito Mitch a caccia di fantasmi e vampiri, ma ogni progetto del genere conteneva bizzarrie che si combinavano con stilemi narrativi ed espressivi più tradizionali. Heat Vision and Jack, invece, era fuori da qualunque schema in ogni senso possibile. E per questo fu bocciata.

Oggi andrebbe comunque così? Con ogni probabilità, no. Al di là del fatto che i personaggi coinvolti siano oggi delle icone del cinema e della tv, mentre allora erano ancora poco conosciuti dal grande pubblico, è chiara la vocazione visionaria di una serie che arrivò con qualche decennio d’anticipo e che oggi potrebbe trovare terreno fertile sulle piattaforme: non con un budget esagerato, ma l’approccio sui generis della comedy meriterebbe una solida opportunità. Harmon, d’altronde, riproporrà le sue peculiarità autoriali, più che presenti in Heat Vision and Jack, in due serie che ottennero e ottengono ancora un successo clamoroso: oltre alla già citata Community, è la mente che si cela dietro Rick and Morty.

Il 1999, tuttavia, non era ancora il suo tempo: la FOX si concedeva le principali licenze creative con le serie d’animazione. Nel campo delle sitcom, invece, puntava su prodotti brillanti come Malcolm in the Middle e That ’70s Show.

Ben fatte e originali con elementi di rottura rispetto alla tradizione, ma anche più convenzionali e facilmente vendibili agli inserzionisti rispetto alla follia anarchica di Heat Vision and Jack. Insomma, era una tempesta imperfetta, arrivata al momento sbagliato. Troppo costosa rispetto alle garanzie offerte, troppo anticonvenzionale per trovare un posto di rilievo su una tv lineare che mirava a una linea piuttosto generalista. Oltretutto, ibrida: non abbastanza drammatica, non abbastanza comica, non abbastanza fantascientifica. Una definizione che sfugge ai canoni: oggi è un punto di forza, mentre alla fine degli anni Novanta fu preso per un rischio non necessario.

Non è un caso, allora, che Heat Vision and Jack fu accolto con una certa timidezza dai focus group, disorientati dal vulcano creativo di Harmon. I dirigenti del network, di conseguenza, chiusero il progetto prima che potesse vedere la luce.

La luce, tuttavia, la vedrà lo stesso. In qualche modo, quel pilot da trenta minuti trovò dei canali diversi per esprimersi ed è oggi un cult del web. Disponibile su YouTube, è il sogno proibito dei fan che ha trovato nel tempo. C’è chi brama ancora di poterlo vedere in onda per almeno una stagione (o sviluppato attraverso un film), e chi conosce ormai le battute a memoria dopo averlo visto chissà quante volte.

Insomma, questa è la storia di successo di un fallimento: talmente avanti da essere contemporanea a ventisei anni di distanza, Heat Vision and Jack è una delle migliori serie tv di sempre. Anche se serie tv non è mai stata. E allora no, la tv non era ancora pronta a tutto ciò. Oggi, chissà. Noi, nel dubbio, vogliamo crederci: se n’è parlato tante volte, ma finora sono state solo parole. Idee. Heat Vision and Jack ci sta aspettando: i tempi sono finalmente maturi.

Antonio Casu