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Ci sono argomenti nel mondo delle serie tv che mettono d’accordo tutti. Altri invece danno vita a violente e sanguinose guerre. Uno di questi è lo spinoso tema del doppiaggio. Passano gli anni, le serie cambiano, evolvono, iniziano e finiscono, ma la questione non fa che ingigantirsi. Esclusi i pochi neutrali che se ne stanno seduti in un angolino a mangiare popcorn mentre gli altri si sfidano tra loro, le fazioni sono principalmente due: gli integralisti della lingua originale, al massimo sottotitolata, e i difensori a spada tratta della miglior scuola di doppiaggio del mondo. Anche se in questa battaglia tra fazioni non si tiene conto di un aspetto: la scuola di doppiaggio è senza dubbio sontuosa, ma a volte il problema principale è l’adattamento italiano.
Di serie doppiate benissimo e adattate anche bene ce ne sono a volontà. Altre, invece, è meglio vederle in lingua originale. Questione di accenti, questione di dialoghi… a volte sono sottigliezze. Altre volte però, come si sarà ben capito, vengono commessi dei veri e propri scempi in fase di adattamento. E Due uomini e mezzo non è l’unica vittima.
1) Due uomini e mezzo
Cominciamo proprio da Due uomini e mezzo. Come purtroppo succede a tantissime sit-com, è andata incontro al triste destino dello stravolgimento dei dialoghi. Infatti, non solo questi sono stati adattati per un pubblico italiano, ma sono anche stati radicalmente modificati per renderlo più adatto alla fascia pomeridiana. Il risultato è stato quello di banalizzare o eliminare del tutto battute e giochi di parole in origine decisamente brillanti, oltre ad altri elementi potenzialmente controversi. L’ovvia conseguenza è la confusione del pubblico nel sentire risate registrate dopo una battuta che in realtà non era poi così divertente.
Un esempio pratico. Charlie parla con Russell, chiedendogli qualcosa per le afte della fidanzata, che in italiano per qualche ragione diventano un herpes. Al suo compatimento per Charlie che si è fatto incastrare, quest’ultimo commenta che non necessariamente deve andar male come è successo a lui. Russell risponde, letteralmente: “Sei simpatico Charlie, e non è solo l’ossicodone a parlare”. In italiano dice:”Ti ricrederai quando finirà l’effetto dell’incantesimo”. E non finisce qui.
Poco dopo, nella stessa scena, Charlie chiede dello sciroppo per la tosse. Regular or Cody?, chiede Russell, ovvero: normale o codeina? In italiano diventa: normale o potente? Così viene eliminato il classico riferimento alle droghe tipico del personaggio. Inoltre diventano incomprensibili le grasse risate di sottofondo quando, alla domanda di Charlie se per quello potente (appunto, la codeina) non serva la ricetta, il farmacista chiede “Sei un poliziotto?”.
2) La Tata
Quello de La Tata è forse l’esempio più estremo e lampante di cosa possa succedere a una serie doppiata quando non si pongono limiti in adattamento. Infatti, non solo sono stati stravolti i dialoghi come in Due uomini e mezzo, ma sono stati cambiati tantissimi elementi culturali oltre che l’identità stessa di alcuni personaggi. Nella versione originale la tata non si chiamava Francesca Cacace, ma Fran Fine. Non veniva da Frosinone e non era ciociara: veniva da Flushing, nel Queens di New York, ed era ebrea. La zia Assunta in realtà si chiamava Sylvia Fine, ed era la madre di Fran, mentre la vecchia zia Yetta era in realtà la nonna.
Già “solo” queste informazioni sono roba da mettersi le mani nei capelli. Si pensi poi a quanto spesso la tata parlava della propria famiglia, di episodi bizzarri e quant’altro. In italiano il tutto è stato reso con quante più assurdità maccheroniche possibili, che spesso lasciavano perplessi. Bisognava stravolgere tutto così?







