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Perché dovreste guardare Coupling

Coupling

Quando si pensa a una Serie Tv su un gruppo di amici, automaticamente ci vengono in mente Friends, How I Met Your Mother e, al massimo, a New Girl (anche se quest’ultima è più una serie sui coinquilini). Eppure c’è un’altra Serie Tv di questo tipo, che s’incastra perfettamente tra Friends e How I Met Your Mother. E l’unico motivo per cui non è così celebrata è che – oltre a essere molto più breve – non è americana.

La Serie Tv in questione, infatti, che si intitola Coupling, ed è inglese. È stata commissionata a nientemeno che Steven Moffat da una BBC ignara del fatto che – dieci anni dopo – questo sceneggiatore avrebbe ottenuto il timone della sua punta di diamante, Doctor Who, e creato Sherlock. E di sicuro, tutto questo non lo sapeva neanche lo stesso Steven Moffat e, forse, non osava nemmeno sognarlo.

Coupling

Coupling viene messo in onda per la prima volta nel 2000 e si ispira palesemente a Friends, anche perché la commissione era proprio quella di creare uno show simile, in modo che anche l’Inghilterra avesse il suo Friends. E questo è qualcosa che tra Stati Uniti e Gran Bretagna succede spesso: invece di importarsi le serie, preferiscono “copiarsele”, creandone di nuove.

Con questo non voglio assolutamente dire che Coupling sia una copia di Friends, perché non lo è. Anzi, procede per la sua strada a passo sicuro fin dalla prima puntata, presentandosi con una sua ben precisa identità. Identità che emerge – forse e soprattutto – nelle situazioni spesso surreali in cui i protagonisti si ritrovano.

Un esempio? Pensate che Coupling racconta la storia d’amore tra Steve e Susan, che nella prima puntata stanno entrambi lasciando un’altra persona. Cosa c’è di strano, mi chiederete? Che i due ex in questione, Jane e Patrick, diventano parte del gruppo di amici assieme a Sally (migliore amica di Susan) e a Jeff (migliore amico di Steve).

E non parliamo del fatto che Steven chiede a Susan di uscire nel bagno del bar, mentre sta comprando dei preservativi per fare sesso con Jane, dopo aver tentato invano per l’ennesima volta di lasciarla. Insomma, l’imbarazzo regna sovrano.

Coupling

E quest’imbarazzo si moltiplica se pensate che Steven Moffat ha dichiarato più volte che Coupling racconta la storia della sua relazione con l’attuale moglie, Susan “Sue” Nicole Vertue (che, tra l’altro, ha prodotto lo show). Io dico che almeno poteva sforzarsi di cambiare i nomi! E invece no, spudorato come sempre!

O spero vivamente che il non cambiarli serva a dare più veridicità alla storia perché se anche solo la metà della cose che succedono in quella Serie Tv fosse accaduta realmente, allora Moffat è più disturbato di quanto Sherlock e Doctor Who lascino intuire. Sì, esatto ragazzi, siamo a questi livelli!

Ma, malattia mentale a parte, Coupling vale la pena di essere visto anche perché crea dei personaggi fortemente stereotipati e li rende profondamente umani: Steve è l’eterno bambino che non vuole impegnarsi; Susan è la donna forte e anche un po’ dominante; Sally la fanatica della bellezza, che teme di invecchiare; Jeff è l’imbranato un po’ inquietante (ammettiamolo, ce l’abbiamo tutti un amico così!); Patrick il dongiovanni che non deve sforzarsi troppo per rimorchiare perché ce l’ha grosso; Jane la finta bisessuale, bisognosa di attenzioni, stalker e psicopatica.

Insomma, un sestetto di tutto rispetto, no? Eppure, Moffat va a fondo a questi personaggi, indaga nella loro psiche, li approfondisce, ci spiega a poco a poco le motivazioni profonde del loro modo di essere. E questo è sempre stato un pregio di Moffat che anche nelle sue Serie Tv più conosciute ha creato personaggi davvero molto umani. Basti pensare ad Amy Pond e alla sua trasformazione da bambina spaventata a donna forte, coraggiosa e leale, capace di sacrificare se stessa.

In conclusione, Coupling vale la pena di essere visto, perché regala risate ed emozioni forti, al pari di Friends e How I Met Your Mother. In più ha una scrittura forse addirittura più brillante di entrambe: in ogni puntata tutto è perfettamente calcolato e bilanciato, niente è lasciato al caso, e anche la trama orizzontale funziona. Cosa possiamo chiedere di più?

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Written by Olimpia Petruzzella

Tra un'indagine con Sherlock Holmes e un viaggio e l'altro col Dottore, sono anche riuscita a laurearmi in Archeologia (River, grazie ancora per quella dritta... e per avermi presentato Euripide!) e fare un master in sceneggiatura alla Silvio D'Amico. Perché siamo tutti storie, alla fine. Ed è meglio farne una buona, no?

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