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Senza I Soprano, Breaking Bad non sarebbe stata la serie che oggi osanniamo

I Soprano - Breaking Bad

Attenzione: il pezzo contiene spoiler su Breaking Bad e I Soprano.

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Breaking Bad deve molto alla serie di David Chase. I Soprano ha codificato una grammatica: l’anti-eroe non come eccezione, ma come lente per raccontare la famiglia, il lavoro, la colpa e il desiderio di controllo. Breaking Bad nasce dentro questa grammatica e la spinge all’estremo con Walter White, il professore che sceglie di “diventare” il proprio potere.

La parabola “Mr. Chips che diventa Scarface” funziona perché esiste già lo spazio culturale aperto da Tony: lo spettatore televisivo è allenato a convivere con la contraddizione morale del protagonista, a cercare fascino e ripulsa nello stesso sguardo.

Se I Soprano introduce l’anti-eroe nevrotico che razionalizza, Breaking Bad (disponibile su Netflix) mette sotto i riflettori il mito americano della reinvenzione e ne mostra l’ombra: la hybris. L’arco discendente di Walter è possibile perché la serie può fidarsi del pubblico, che ha già accettato di seguire un uomo “sbagliato” fino alle estreme conseguenze. In questo senso, Breaking Bad è figlia legittima: eredita la libertà formale e morale che David Chase ha reso praticabile in TV.

Breaking Bad e i Soprano: la famiglia come campo di battaglia morale – Carmela/Skyler, AJ/Meadow vs Walt Jr./Holly

Breaking Bad
Credit AMC

Entrambe le serie capovolgono il gangster e il crime “esterno” per farne un dramma domestico. In I Soprano, la cucina di casa e la seduta dalla psichiatra sono il vero ring: Carmela negozia fede e convenienza, i figli specchiano l’ipocrisia adulta. In Breaking Bad il soggiorno di Albuquerque è il laboratorio etico: Skyler non è un semplice ostacolo, ma la cartina di tornasole del compromesso, un contrappunto attivo che costringe Walt a scegliere, mentire, raddoppiare sempre la posta.

AJ e Meadow metabolizzano la violenza simbolica dell’ambiente; Walt Jr. e la neonata Holly diventano il “test di realtà” che smaschera la retorica salvifica del padre. Senza la lezione dei Soprano — fare della casa il teatro della responsabilità, non un fondale — Breaking Bad rischierebbe di restare un crime piuttosto tradizionale: l’aver appreso che il vero bottino è il controllo su chi amiamo rende la serie di Gilligan un romanzo familiare travestito da epica criminale. E qui l’affinità è più sostanziale di qualunque citazione: la famiglia non è il movente, è l’arena dove crollano tutte le autoassoluzioni.

Architettura della tensione: serialità lunga, episodi-manifesto, pause e implosioni

I Soprano
Credits: HBO

I Soprano ha insegnato che la serialità può usare il tempo come scalpello: stagioni brevi, episodi “tubi d’organo” che rischiano deviazioni (i sogni di Tony, le puntate diaristiche) per poi rientrare, più forti, nella linea principale. Breaking Bad metabolizza questa scuola e la radicalizza in una geometria quasi da laboratorio: freddi open, ellissi chirurgiche, crescendi costruiti con pazienza e ricompensati da detonazioni memorabili (Crawl SpaceOzymandias).

Entrambe le serie sanno che la tensione non nasce dal twist, ma dall’accumulo di micro-scelte irreversibili. E condividono la fiducia nel cosiddetto “episodio manifesto”: College o Pine Barrens nei Soprano definiscono etica e tono per sempre; Fly o Grilled in Breaking Bad fermano la corsa per mostrarci l’invisibile — la colpa, la paura, la febbre del controllo. È la serialità adulta sdoganata da HBO a permettere ad AMC di osare: meno episodi, più densità, libertà stilistica. Senza quel precedente industriale ed estetico, Walt non avrebbe avuto lo spazio per diventare un esperimento morale a combustione lenta.

Messa in scena e simboli: sogni, oggetti, musica e il potere del non detto

Breaking Bad
Credits: High Bridge Entertainment Gran Via

Ne I Soprano il sogno non è solamente apparenza: è frontiera dell’inconscio, un secondo racconto che scava nel primo. Breaking Bad abbandona l’onirico esplicito ma eredita la poetica del simbolo: il cappello di Heisenberg, la camicia verde, il rosa del peluche, la ricorrenza della colazione e del cibo come rituale di potere o negazione. L’uso della musica è sorella: needle drop chirurgici che diventano punteggiatura morale — “Don’t Stop Believin’” come taglio del nastro dell’ambiguità; “Baby Blue” come ironica firma su un’autopsia.

Il silenzio, poi: Chase lo istituzionalizza (il taglio nero finale come invito a guardare noi stessi); Gilligan lo ingegnerizza (le lunghe sequenze meccaniche, l’alchimia filmata come rito). Persino l’oggetto quotidiano diventa talismano: i salumi di Satriale’s o i cannoli da un lato; la vasca d’acido, il barile, la piastra a resistenze dall’altro. In entrambe, l’estetica del quotidiano svela la mostruosità del banale: qui Hannah Arendt è più utile di mille leggi della fisica.

Antagonisti e “professionisti”: Gus, Mike e Saul come eredi di un’etica del mestiere

Se Tony incarna il capo carismatico che personalizza il sistema, i Soprano ci hanno regalato un pantheon di “professionisti del crimine”: Silvio, Paulie, Johnny Sack, Phil Leotardo. Sono figure che ragionano in termini di prassi, reputazione, protocolli. Breaking Bad eredita questa dimensione e la ripensa in chiave post-fordista: Gus Fring è la corporation del male, catena del freddo, logistica, brand.

Mike Ehrmantraut è l’artigiano della violenza, il capocantiere che crede nelle procedure vecchio stile. Saul Goodman è l’avvocato come interfaccia, la lubrificazione burocratica. Senza i “professionisti” dei Soprano, Gus e Mike non avrebbero una genealogia televisiva: il loro fascino sta nella credibilità operativa, non nella pirotecnia. E proprio qui Better Call Saul — l’ulteriore ramo dell’albero — rende evidente il debito: dare centralità al “lavoro” del crimine, alle sue micro-pratiche, è un’intuizione che viene da Newark prima che da Albuquerque.

Tony vs Walt: colpa, controllo, verità

i soprano
Credit – hbo

Tony riconosce la propria colpa e la rinegozia all’infinito in terapia: il paradosso è consapevole, doloroso, spesso autoironico. Walter costruisce una narrazione di eroismo domestico (“l’ho fatto per la famiglia”) per poi ammettere il vero: “l’ho fatto per me, perché mi piaceva”. Tony cerca di convivere con il caos; Walt vuole dominarlo. Il primo, pur crudele, è ontologicamente relazionale — i legami lo imprigionano e lo definiscono; il secondo si auto-divinizza fino all’isolamento totale.

Eppure la radice è comune: il bisogno di controllo come anestesia dell’ansia. Senza Tony, Walt non avrebbe un terreno emotivo così fertile da calpestare e superare: la traiettoria di Gilligan è un’escalation della stessa domanda posta da Chase — quanto di noi è negoziabile prima di non essere più noi? L’uno sceglie l’ambiguità come condizione umana; l’altro insegue una purezza di scopo che diventa hybris terminale. Due solitudini, due metodi, un’unica ossessione.

Donne al centro del giudizio: Carmela e Skyler oltre gli stereotipi

La forza dei Soprano sta anche nell’aver dato a Carmela una voce morale complessa: complice e devota, credente e pragmatica, il suo conflitto con Tony è teologico prima che coniugale. Breaking Bad eredita questo spazio e fa di Skyler un agente attivo: contabile, madre, negoziatrice, opposizione etica che non si accontenta del ruolo di “moglie del protagonista”. Le due figure sono spesso fraintese dal fandom per una ragione simile: rifiutano di essere comparse dell’epica maschile.

Senza il lavoro di umanizzazione e ambivalenza compiuto su Carmela, Skyler rischierebbe di scivolare nella caricatura. Invece incarna, proprio come la sua “antenata” dell’HBO, la domanda che smonta la mitologia: a quale prezzo si accetta il benessere prodotto dal male? È lo sguardo femminile a far collassare la retorica del “lo faccio per voi”.

Breaking Bad e i Soprano: gli episodi-totem “College” e “Pine Barrens” come antenati di “Fly” e “Ozymandias”

breaking bad
credit: AMC

College è il battesimo di fuoco dei Soprano: Tony assassino alla luce del giorno, mentre accompagna la figlia nelle visite universitarie. Dichiara che la serie non chiederà il permesso a nessuno. Pine Barrens è la farsa mortale che rivela l’assurdo del mestiere. L’attrito tra mito e inefficienza umana. In Breaking BadFly è l’ascetismo. Bloccare tutto per guardare dentro la colpa e l’ossessione del controllo; Ozymandias è la catastrofe in versi, la resa dei conti che travolge ogni autoinganno.

Non si tratta di somiglianze stilistiche, ma di funzione: episodi che condensano poetiche e temi, che osano deviare per dire la verità sui personaggi. La TV “prima dei Soprano” raramente concedeva a un episodio il diritto di essere manifesto. La TV “dopo” ne fa un rito d’iniziazione. Breaking Bad raccoglie il testimone e lo porta in cima al vulcano.

Finali e ambiguità: il nero che taglia la scena e il blu che sigilla un’illusione

Il taglio a nero dei Soprano è un gesto artistico e politico: rifiuto della catarsi, invito a proiettare su quel buio la nostra ansia. Breaking Bad sceglie il contrario: una coda perfettamente composta, la macchina da presa che accarezza il laboratorio mentre “Baby Blue” suona. Un’estetica di compimento. Eppure, senza la libertà “d’arbitro” conquistata da Chase, sarebbe stato difficile per Gilligan chiedere allo spettatore la stessa sospensione del giudizio lungo cinque stagioni.

L’ambiguità come forma d’arte — non come trucco — è l’eredità più profonda: che si concluda con un blackout o con un fermo immagine struggente. L’importante è aver insegnato al pubblico a non cercare più il lieto fine, ma il senso.

L’impatto industriale: HBO apre la strada, AMC la percorre con Breaking Bad

Oltre al linguaggio, c’è l’industria. I Soprano dimostrano ai network che la serie d’autore può essere mainstream. Stagioni compatte, showrunner-autore, qualità cinematografica, marketing basato su tema e personaggio, non su il caso della settimana. AMC, con Breaking Bad, adotta il modello: meno episodi, più cura, libertà ai registi, identità visiva forte. Senza il rischio pagato da HBO alla fine degli anni ’90, era difficile immaginare un canale via cavo “minore” investire in un dramma nerissimo su un professore di chimica criminale. La linea è chiara: I Soprano cambiano le regole; Breaking Bad le usa per vincere una partita diversa, ma sullo stesso campo.

Breaking Bad non sarebbe stata la stessa serie senza I Soprano

I Soprano
credits: HBO

Non è una questione di citazioni o omaggi: è genealogia. Breaking Bad è diverso, irripetibile, figlio del deserto e dell’alchimia visiva di Gilligan. Ma il suo DNA televisivo porta i marcatori dei Soprano: l’anti-eroe come specchio, la casa come arena, la tensione costruita nel tempo, l’ambiguità come patto con lo spettatore. I professionisti del crimine come classe lavorativa, le mogli come coscienza critica, gli episodi-totem come liturgia.

Dire che “senza I Soprano” non avremmo avuto Breaking Bad fatto in un determinato modo, non sminuisce Gilligan. Anzi, al contrario, lo colloca nella grande tradizione della serialità che non imita, ma metabolizza e supera. Tony Soprano ha aperto la porta; Walter White l’ha richiusa alle proprie spalle. Due rivoluzioni, una continuità: è così che si scrive la storia della televisione.

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