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5 incredibili attori di film e Serie Tv che hanno problemi di linguaggio

Attori balbuzienti

Davvero non immaginereste mai che questi famosissimi attori abbiano un qualche problema di pronuncia: attori balbuzienti, star che strascicano le parole e hanno voce stridula e fastidiosa. Ma in tutti questi casi il difetto si è trasformato in un’occasione per dimostrare la propria determinazione e anche il motivo per cui hanno approcciato alla recitazione. Curiosissimo il caso di un attore che è riuscito a fronteggiare il disturbo con uno stranissimo espediente: dicendo volgarità.

Scopriamo di che si tratta!

1) Vinicio Marchioni

Romanzo Criminale

Vinicio Marchioni è una vera eccellenza nel panorama italiano, un artista capace di dare profondità a ogni suo personaggio attraverso l’attenta indagine della natura più profonda, dell’anima più autentica dei soggetti. Noi serializzati lo conosciamo principalmente per la parte del Freddo in Romanzo Criminale, un ruolo che è stato croce e delizia per l’attore, capace di lanciarlo nel mondo dello spettacolo ma che ha rischiato anche di ghettizzarlo per sempre in uno stereotipo televisivo. Vinicio Marchioni non è il Freddo e lo ha dimostrato in questi anni tanto nel teatro quanto nel cinema.

Alla regia come alla recitazione Marchioni emerge per competenza, cultura e capacità di comunicare col pubblico: tra le fatiche più recenti degna di nota è l’opera teatrale Uno zio Vanja, trasposizione moderna di una delle opere del grande russo Čechov. Il lavoro, che riadatta il classico nelle scenografie dell’Italia moderna, quella scossa dai terremoti e dalla disillusione, ha avuto anche un altrettanto eccellente adattamento cinematografico, ingiustamente passato in sordina.

Appare davvero impensabile alla luce di tutto ciò che l’attore soffra da oltre quarantanni per un disturbo del linguaggio. Si tratta di una balbuzie che lo accompagna da quando aveva circa quattro anni, un'”eredità” quasi edipica che ridiscende dal nonno al padre fino a lui. A ben vedere un difetto di ben poco conto che, però, non lo ha mai lasciato, tranne che sul palco. Come per molti altri attori balbuzienti gli esercizi teatrali lo hanno aiutato tantissimo e non lo vedrete mai incepiscare in scena, impeccabile interprete del ruolo di cui di volta in volta si riveste.

La balbuzie per Vinicio Marchioni, come per molti altri ragazzi, ha significato spesso discriminazione, soprattutto nella scuola primaria e secondaria. Non solo da parte dei suoi compagni ma anche degli insegnanti che durante le interrogazioni erano spesso presi dal timore di mettere a disagio il ragazzo e finivano per assecondarne le lacune. La vera svolta per lui avviene grazie alla sua grande passione, quel teatro che saprà restituirgli ed espletare l’enorme forza espressiva che Vinicio ha sempre incubato dentro di sé.

Gli esercizi di respirazione, il ritmo, l’importanza di comunicare con il corpo risultano determinanti così come la forza dell’immedesimazione. Quando Marchioni si cala nel personaggio – e lo si nota distintamente sulla scena – non è più Vinicio ma è completamente immerso nella parte, non è più lui, è la maschera che indossa. Così ogni cosa in lui si fa protesa nell’altro, nel ruolo, e la balbuzie diventa soltanto un ricordo.

È uno degli attori balbuzienti per cui il difetto è stato momento di forza, di riscoperta personale, autoanalisi, ostacolo da superare con la determinazione e la spinta datagli dalla passione teatrale. Ma anche, come spiega lui stesso, alleato prezioso: “Chi vuole davvero ascoltare quel che avete da dire, non si scomporrà per i vostri tentennamenti. Quelli che non si mettono in quest’ottica è perché semplicemente non sono interessati a voi. Lasciateli perdere“. Perché quello che conta davvero è ciò che si ha da dire, non come lo si dice. E Vinicio Marchioni ha tantissimo da dire.

Scritto da Emanuele Di Eugenio

Esteta contemplativo (un modo elegante per dire nullafacente), vive immerso tra libri impolverati e consunti osservando il mondo da una finestra. Che sia quella dello schermo di una tv, di un pc o le pagine di un romanzo russo poco importa.

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