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5 Serie Tv da guardare se sei appassionato di fotografia

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La vista è il senso più sviluppato nell’essere umano e gli occhi sono gli organi con i quali ci interfacciamo con il mondo, ed anche quelli per il cui soddisfacimento ci prodighiamo maggiormente. Per un appassionato di fotografia la qualità visiva di una serie non può prescindere dalla sua trama ed esecuzione.

Sin dall’alba dei tempi l’uomo si esprime con un linguaggio universale, quello figurativo, e la ricerca del bello, della perfezione canonica che appaghi lo sguardo è un retaggio dei nostri antenati.
Non solo nell’arte comunemente intesa, ossia quella dei dipinti e delle sculture, le immagini sono la forma più diretta ed efficace per comunicare, ma è un linguaggio proprio del cinema e della televisione.
La luce, i colori e le forme trascendono dal significato immediato di una scena e ne trasmettono uno simbolico, che sta allo spettatore decifrare.

Per i registi delle serie TV è ormai indispensabile la ricerca della bellezza visiva nei loro prodotti, oltre che per una questione estetica, perché al pubblico non basta più un prodotto la cui profondità di limita ad un primo livello di senso. Sfruttando le migliori tecniche di fotografia, l’uso di simbolismi attraverso luci e figure, la televisione ci può regalare vere e proprie opere d’arte a tutto tondo.

Se anche voi non resistete al fascino di un’eccellente fotografia, non potete assolutamente perdervi queste cinque serie TV:

Fringe

 

A partire dalla sua sigla, Fringe è una serie piena di bellezza.

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Di genere fantascientifico, è stata definito più volte la nuova X-Files. Infatti l’agente dell’FBI Olivia Dunham si trova ad indagare casi al di fuori del normale con Walter Bishop, a cui calza a pennello il termine “scienziato pazzo”, ed il figlio Peter. Le loro indagini sono legate alla scienza di confine, la fringe science.

Il suo punto di forza, per quanto riguarda la fotografia, sta nell’utilizzo sapiente e sempre efficace degli effetti speciali.
Quello che spesso penalizza le serie TV fantascientifiche è la scarsa resa del CGI e degli effetti speciali, ma non è il caso di Fringe.
Forte anche del fatto di essere una creazione di J.J. Abrams, Fringe per le sue cinque stagioni non ha sbagliato un colpo quando si trattava di ricreare mondi paralleli, creature ed avvenimenti paranormali di cui si occupa la scienza di confine.

Per tutta la serie la predilezione è indirizzata verso l’utilizzo di colori freddi, principalmente il blu e l’azzurro che creano l’atmosfera della maggior parte delle scene, meravigliosamente spezzati da colori accesi.

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Un esempio è l’ambra che viene utilizzata per isolare e congelare le zone da mettere in quarantena dell’universo parallelo.

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A proposito dell’universo parallelo, gli skyline che vengono riprodotti sono assolutamente brillanti.

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Un’altra chicca di Fringe che spicca per la sua bellezza visiva è la ricorrenza dei glifi, segni inseriti in fotogrammi precedenti allo stacco pubblicitario che corrispondono, a seconda di dove sia situato il puntino luminoso, ad una lettera dell’alfabeto. Decifrati, sono indizi per una migliore comprensione della serie.

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Il cavalluccio marino contiene al suo interno la proporzione aurea, una costante matematica che, oltre ad esistere in natura, in arte ed in architettura viene utilizzata fin da prima che l’uomo ne teorizzasse l’esistenza. Se questo non denota una particolare attenzione per l’immagine e l’estetica!

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Inoltre, essendo Fringe una creatura di J.J. Abrams, non possiamo non aspettarci una certa predilezione per il lense flare, ed un utilizzo strategico delle luci.

Mad Men

Non solo Mad Men è una serie TV ambientata nel mondo pubblicitario della New York degli anni ’60; sembra perfino una serie TV girata negli anni ’60.

L’accuratezza, quando si parla di Mad Men, si spreca. Non riguarda solo i dialoghi o la trama, ma la passione e la precisione permeano il più piccolo dettaglio: le scenografie, gli oggetti di scena, la musica e le riprese che subiscono dichiaratamente l’influenza di Hitchcock.

Ciò che rende Mad Men un capolavoro assoluto di fotografia è il fatto che esso stesso sia una perfetta fotografia dell’epoca che ritrae.
Ogni fotogramma è arte e comunica un significato, e preso singolarmente non vale meno di una scena intera.
Mad Men è un ritratto in movimento; un ritratto deve essere compiuto, e nessuna immagine che compone questa serie è priva di senso, ma sono tutte composizioni perfette.

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Insomma, Mad Men è un inno all’estetica, alla bellezza. Ha quell’aria patinata, come se uscisse da una rivista degli anni ’60, pronta per essere venduta come solo i pubblicitari di Madison Avenue sapevano fare.

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Ogni frame di questa serie sembra essere stato studiato nel minimo dettaglio; perciò se amate la bellezza di una fotografia ben riuscita e non resistete al fascino del retrò, le immagini che avete visto vi convinceranno definitivamente a concedere l’anima ai mad men.

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Pushing Daisies

Per essere così particolare è solo un’altra delle sfortunate serie TV create da Bryan Fuller, cancellata appena dopo due stagioni pur essendo, a ragione, un successo di critica.

Pushing Daisies è una serie sui generis: sembra una fiaba e la fotografia potrebbe senza problemi essere l’illustrazione di un libro per bambini, ma al suo carattere fiabesco ed ingenuo contrasta duramente il tema della morte, seppure venga trattato con toni tutt’altro che cupi.
Ned è un ragazzo con un dono speciale: riportare invita le persone al primo tocco e ucciderle con il secondo. Da grande diventa un “fabbricatorte”, e nel frattempo grazie al suo dono aiuta il suo amico detective a risolvere gli omicidi per ricevere le ricompense, poi un giorno si trova ad avere a che fare con l’omicidio del suo primo amore.

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I suoi toni fiabeschi ricordano, come spiegato dal fotografo della serie Michael Weaver, Il favoloso mondo di Amélie e i film di Tim Burton per le ambientazioni e le scenografie. Tuttavia altri aspetti, come l’arredamento confusionario e kitsch delle case ricordano Il Grinch e l’utilizzo dei colori Il gatto e il cappello matto, film appunto indirizzati ad un pubblico infantile.

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I colori sono la chiave dell’unicità di Pushing Daisies: prevalgono colori caldi e vibranti, quali il giallo, rosso, arancione, tutti molto saturati per esaltarne la vivacità, come se i fotogrammi fossero dipinti espressionisti. Talvolta questi colori vengono contrapposti da toni freddi, ad esprimere drammaticità a seconda della narrazione.

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A rendere l’aspetto della serie surreale e paragonabile ai film di Tim Burton è anche la proporzione degli oggetti. Per esempio, l’insegna del locale di Ned, The Pie Hole, è sovrastata dal bordo di una torta che appare gigantesco anche per merito della prospettiva.

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Pushing Daisies è costellato di bellissime immagini, con una resa eccellente sia degli ambienti esterni grazie all’utilizzo del CGI che degli interni, e se la serie in sé non ha avuto una degna fine, vale la pena rifarsi gli occhi con le sue chicche.

Hannibal

 

Rimaniamo in casa Fuller, ora spostandoci su un genere completamente diverso.
Se si parla di qualità della fotografia, Hannibal non può mancare all’appello.

Questo adattamento dei romanzi di Thomas Harris si scosta nettamente dalla storica trasposizione cinematografica, più cruda e immediata.
L’Hannibal ideato da Bryan Fuller non è affatto un feroce killer, quanto un sofisticato artista che si serve di uomini per le sue opere d’arte culinarie e non.
Questo aspetto si riflette in tutto e per tutto nella fotografia della serie: gli omicidi sono opere d’arte, dei dipinti piuttosto che mutilazioni. Il cibo è prima piacere visivo e solo dopo appaga il gusto, quasi per condividere con lo spettatore l’esperienza sensoriale.

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Le immagini si susseguono in sequenze oniriche e dilatate, quasi surreali, tanto che ci si domanda se siano reali o frutto della mente dei personaggi.

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Hannibal è un noir che gioca con la psicologia dei protagonisti e del pubblico, supportato dal suo piano figurativo curato quasi con maniacalità.

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Sembra assurdo, ma persino le morti sono belle, tanto da farti dimenticare che siano corpi macellati e privi di vita per accettare il loro nuovo status di opere d’arte.
Non a caso Hannibal, da giovane, innamorato de La Primavera di Botticelli si è prodigato per riprodurla a modo suo.
E a questo proposito, vale la pena imbarcarsi in quest’avventura solo per arrivare alla terza stagione, in parte ambientata in Italia, in particolare a Firenze e a Palermo. La passione dei creatori di Hannibal per l’arte e la bellezza emerge appieno in questo ciclo, poiché lo splendore della città rinascimentale per eccellenza è reso in maniera sublime e lontana da ogni luogo comune, come una sorta di tributo alla sua storia e alla sua arte che ha impartito lezioni in tutto il mondo.

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Peculiare in Hannibal è il ricorrere delle poltrone che si affacciano l’una verso l’altra, producendo una bellissima simmetria. Questa immagine si ripete spesso e soprattutto nei colloqui tra Hannibal Lecter e Will Graham nello studio dello psichiatra e connota una parità dei loro ruoli. Questo è insolito perché solitamente nelle sedute psichiatriche è naturale per il dottore occupare un ruolo dominante, anche in termini di occupazione dello spazio.

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Come si può immaginare l’uso della luce è ben diverso rispetto a Pushing Daisies, con una predilezione per ambienti bui e luci molto deboli e soffuse. I toni sono principalmente freddi, in linea con le ambientazioni spesso invernali, rotti da esplosioni di colori sgargianti come il rosso del sangue o altri colori vividi della natura: il giallo delle foglie in autunno o dei fiori, il verde della vegetazione.

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Parade’s End

 

Ci spostiamo di genere, precisamente su una serie in costume. Parade’s End è una miniserie del 2012, tratta dalla tetralogia di romanzi dello scrittore Ford Madox Ford, con protagonista niente meno che Benedict Cumberbatch nei panni di Christopher Tietjens, membro della piccola nobiltà terriera inglese.

È ambientata nei primi anni del ‘900, a ridosso della Prima Guerra Mondiale, e riflette la crisi dei vecchi valori Vittoriani nel passaggio verso un nuovo mondo.

In un primo livello, questa storia è un triangolo amoroso tra Christopher, la terribile moglie Sylvia e la giovane Valentine.
Il motivo per cui Parade’s End si trova in questa lista è appunto la sua bellezza visiva ed il ricorso a simbologie. Non a caso il triangolo di cui sopra è rappresentato in primo luogo nella sigla, in cui il titolo si trova all’interno di un prisma riflettore, e nella serie questi tre personaggi vengono spesso rappresentati come riflessi nello stesso prisma.

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La forza della qualità visiva di questa serie risiede soprattutto nelle scenografie naturali, nelle brughiere inglesi, le scogliere ed i paesaggi del Belgio che sembrano uscire da un romanzo delle sorelle Brontë.

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Alla quiete e serenità della natura si contrappongono duramente le immagini della guerra di posizione combattuta al confine della Francia. Le scene ambientate nei campi militari e nelle trincee sono molto crude e dirette nel modo in cui comunicano la crudeltà della guerra.

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Una scena assolutamente imperdibile di Parade’s End si svolge di notte in una fitta cortina di nebbia, in cui le figure sono a malapena distinguibili ma la suggestione è assicurata.

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In definitiva Parade’s End non dovrebbe mancare all’appello per un amante delle serie in costume, interessato alla fedeltà delle riproduzioni degli ambienti e dei costumi. L’attenzione per la qualità dell’immagine è palese e capace di coinvolgere lo spettatore, facendolo immaginare se stesso tra le sterminate campagne inglesi, tra una partita di golf e una discussione di politica.

Scritto da Veronica De Simone

Studentessa universitaria in perenne attesa di una nuova stagione di Sherlock e con una sindrome da stress post-Breaking Bad.
La mia aspirazione per il futuro è lavorare nella pubblicità (con una sigaretta ed un bicchiere di Whisky à la Don Draper). Per gli amici sono quella che ama i Pink Floyd e la pizza.

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