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I 5 segreti per un nuovo Twin Peaks (in attesa di Wayward Pines…)

Negli anni sono stati diversi i tentativi di avvicinarsi a quel totem della serialità televisiva che è Twin Peaks (I segreti di Twin Peaks, in Italia). Il giudizio a posteriori è sempre stato favorevole all’opera di David Lynch e abbastanza inclemente nei confronti dei suoi fratelli minori, nonostante qualche tentativo si possa considerare anche andato a buon fine. Adesso è arrivato il turno di Wayward Pines (che in Italia arriverà con il titolo I Misteri di Wayward Pines… vi ricorda qualcosa?). La serie, che avrà come protagonista Matt Dillon, arriverà sui nostri schermi (e su quelli di altri 124 paesi in contemporanea) il prossimo 14 Maggio e le aspettative sul confronto con Twin Peaks non sono mai state così alte, visto che il nuovo prodotto di casa Fox è considerato non solo un erede ma addirittura il nuovo Twin Peaks.

Ma è così facile pensare che un’asticella posta così in alto non sia poi così inarrivabile? Cosa ha Twin Peaks in più rispetto ai serial venuti dopo e, soprattutto, venuti prima? Proviamo a capirlo insieme. Ovviamente questi elementi per spiegare il successo di Twin Peaks sono altamente soggettivi e non pretendono di essere nè universali né unici. Tuttavia, con un potenziale concorrente in arrivo, non si può fare a meno di ricercare ed esplorare le motivazioni di un fenomeno che ha influenzato e influenza l’universo seriale sia nostrano che non.

1) Una struttura poco “sperimentata”
Parliamoci chiaro, le serie come le conosciamo non sarebbero mai esistite senza David Lynch e Mark Frost. Twin Peaks ha cambiato totalmente le regole della serialità televisiva con la sua capacità di raccontare una grande storia che si prolunga e si sviluppa con il passare delle settimane, cosa mai vista fino ad allora se non nelle soap opera e generi simili. In quel periodo tutte le serie si “accontentavano” di un massimo di due episodi per sviluppare una storia che andasse oltre quella autoconclusiva della singola puntata. Twin Peaks rompe e disintegra quella tradizione presentandosi come prodotto nuovo già nella sua struttura. Dopo 25 anni e tanta concorrenza, è possibile trovare nel 2015 degli elementi che siano del tutto nuovi rispetto al passato?

2) Mistero su mistero su mistero
Tutto parte dall’omicidio di una studentessa e la domanda “Chi ha ucciso Laura Palmer?” entra in modo dirompente nel costume dell’epoca. Tutto il mondo si chiede chi sia l’assassino e il passare delle puntate fa apparire il momento della scoperta come imminente anche quando non è così. Ma nel frattempo, sia nella storia principale che in quelle parallele, si sono accumulati vari interrogativi “minori” che hanno mantenuto alta l’attenzione dello spettatore, anche dopo la terribile rivelazione sull’omicida di Laura, purtroppo giunta con largo anticipo rispetto ai piani di David Lynch. Si va da una catenina a un gigante, da un diario segreto (che la figlia di Lynch, Jennifer, ebbe cura di scrivere e pubblicare con ottimi profitti) a diverse morti inscenate, tutte storie che hanno alimentato la curiosità di chi ha visto tutti e 30 gli episodi della serie.

3) Un cast funzionale al progetto
Kyle MacLachlan, alias Dale Cooper, l’agente dell’FBI protagonista della serie, era pressoché sconosciuto ai più. MacLachlan era una sorta di attore feticcio per David Lynch, con cui aveva già collaborato in un paio di occasioni, ma da quel lontano 1990 ha sempre partecipato a serie tv di grande successo nei loro periodi di programmazione (Sex & The City e Desperate Housewives su tutte) e il suo successo è arrivato grazie al progetto. Sappiamo perfettamente che oggi la tendenza è assolutamente inversa: deve essere la star già affermata a trainare la serie e non viceversa. Il vantaggio di un cast poco conosciuto nel caso di Twin Peaks è innegabile, perché ha permesso allo spettatore di vedere la storia come verosimile nonostante i suoi numerosissimi elementi surreali e soprannaturali.

4) La tranquilla sordida provincia americana
Nulla potrebbe sconvolgere un tranquillo paesino più di un omicidio di una ragazza popolare, poco ma sicuro. Ma allo stesso tempo un evento così tragico non può che diventare una lente d’ingrandimento sulle vicende di umana miseria di una ridda di personaggi che sono tutto fuorché limpidi. La morte di Laura sconvolge ma è allo stesso tempo catartica per gli abitanti di Twin Peaks, che si preoccupano sempre meno della presenza di elementi riconducibili al Male nelle loro vite, lasciandosi andare alla loro natura con tutte le conseguenze del caso. Il tappeto alzato dalla morte di Laura svela tutta la polvere che vi era nascosta sotto ma non la sparge, la lascia lì a totale disposizione di chiunque voglia usufruirne. Questo tema è diventato un leit motiv in tutte quelle serie ambientate nei sobborghi americani o nei piccoli centri di tutto il mondo, ne troviamo un chiaro esempio in Desperate Housewives, la cui architettura si fonda interamente sui piccoli segreti di provincia, così come in Broadchurch, in cui gli abitanti della cittadina si rivelano essere tutto tranne che santi.

5) Gli elementi di costante indeterminatezza
Twin Peaks è il capolavoro dell’inaspettato in tutto il suo splendore e in tutte le sue accezioni così come dell’indefinito. Voler ricondurre la serie a un solo genere è infattibile, si parte dal giallo per poi spaziare nell’horror, nel grottesco, nella parodia: un mix di ingredienti dosati alla perfezione che vanno a comporre una ricetta perfetta dal punto di vista della narrazione. Allo stesso modo anche i personaggi hanno il potenziale per essere sia eroi che anti-eroi, per essere protagonisti o underdogs, inseriti nella loro società di riferimento e allo stesso tempo disadattati: si passa dalla segretaria che non brilla per furbizia ma con un posto di lavoro che le offre delle responsabilità fin troppo elevate per il suo carattere, alla Signora Ceppo, una strana donna che porta sempre con sé un ciocco di legno, svitata a prima vista ma fondamentale ai fini della storia. Anche lo stesso Dale Cooper, che da bravo agente dell’FBI dovrebbe basare la sua vita sui fatti concreti, si rivela invece essere aperto all’intuito, alla spiritualità, al mutare della fortuna e del destino. Il risultato è abituare lo spettatore a non avere regole, certezze o aspettative di alcun tipo riguardo il prosieguo della storia e l’evoluzione dei personaggi.

Quella di Wayward Pines è chiaramente una sfida a un’idea che ha fatto incetta di vittime in maniera spietata. Una possibilità di non sfigurare nel confronto sarà data dal libro da cui è tratta la serie, “Pines” di Blake Crouch, scrittore che da Twin Peaks è stato chiaramente ispirato. Se la storia di Crouch sarà stata ben metabolizzata anche a livello di sceneggiatura, Wayward Pines potrebbe anche raggiungere il successo planetario del suo illustre predecessore, altrimenti la battaglia potrebbe risultare impari. Anche perché, quando confrontarsi con il passato è difficile, come potrebbe essere una sfida con il presente? Già, perché in quel lontano 10 Giugno 1991, Laura Palmer sussurrò a Dale Cooper “Ci rivedremo tra 25 anni“. E indovinate quale serie tornerà in onda nel 2016? Esatto, proprio Twin Peaks…

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