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E ora Sanremo dura tutto l’anno: la crescita del Festival e l’espansione degli spin-off

Il passaggio di testimone al Festival di Sanremo

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A meno che non viviate su Marte, sapete benissimo che nelle scorse settimane è andata in onda la 66esima edizione del Festival di Sanremo. Un’edizione non particolarmente convincente, a dirla tutta: in un approfondimento, in particolare, abbiamo evidenziato cosa sia andato storto nell’ultima “messa cantata” di Carlo Conti. Ma il punto non è quello, affatto: pur avendo ridimensionato il suo raggio di sviluppo con l’appuntamento del 2026, si è confermato ancora la manifestazione principale della televisione italiana (per ampio distacco). Della televisione, se si parla del fulcro principale: come è evidente, d’altronde, il Festival di Sanremo è ormai molto più dell’appuntamento principe del piccolo schermo. Sanremo è un brand trasversale che convoglia i media più disparati per un semplice motivo: in un tempo di profonda frammentazione del pubblico, è l’ultimo grande rituale collettivo del nostro Paese nel campo dell’intrattenimento.

Coinvolge i giovani e gli anziani, i ricchi e i poveri, chi guarda abitualmente la vecchia tv lineare e chi l’ha ormai trasformato in un device come tanti altri. Un’opportunità preziosissima per brand d’ogni genere, nonché per chiunque viva o si nutra in qualche modo di comunicazione. Niente di nuovo, per chi ci segue: avevamo analizzato ampiamente il fenomeno in un articolo del 2025.


Ma ora arriviamo al punto: la Rai sembra voler valorizzare sempre più il Festival di Sanremo, vista l’assoluta rilevanza per la sua programmazione annuale.

L’esigenza è chiara: perché mai si dovrebbe sfruttare un marchio del genere per una sola settimana?

Già, perché? Dominati come siamo dallo sviluppo dei franchise in ambito cinematografico e televisivo, la Rai sta allora cercando di fare altrettanto. Intende estendere il Festival di Sanremo ben oltre i suoi confini naturali, trasformandolo in un brand attivo per 365 giorni all’anno.

Gli spin-off del Festival

Carlo Conti a Sanremo 2025
Credits: Rai Uno

Pur non essendo stata un’edizione memorabile, l’ultima edizione guidata da Conti porta allora con sé diverse novità significative, rafforzando la sinergia tra la Rai e Sanremo dopo le difficoltà degli ultimi anni. Due, su tutte: Sanremo Top e Sanremo Estate.

Il primo è in onda in queste settimane: il conduttore toscano ha ripreso un’idea di Pippo Baudo, portata avanti tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, e si è ripresentato subito al pubblico della Rai con un doppio appuntamento dall’idea semplice. In onda per due sabati in prima serata, il 7 e il 14 marzo, Sanremo Top riporta sul palco tutti i protagonisti dell’edizione appena trascorsa e propone una classifica alternativa dei brani in gara. Confrontandola con quella ufficiale dell’edizione, sposta infatti l’attenzione sul successo delle canzoni tra la radio e lo streaming. Una classifica alternativa sì, ma in fondo è quella più importante: è sul terreno del mercato musicale che si gioca la vera partita, al di là del prestigio ottenuto sul palco dell’Ariston.

La struttura è semplice: i cantanti in gara commentano l’edizione appena trascorsa in un contesto molto più informale. Lo fanno tra curiosità, considerazioni di vario tipo e digressioni che spezzano l’aura istituzionale della manifestazione per riportarla in un alveo più rassicurante. Ciò permette al Festival di Sanremo di estendersi per due settimane, anche se ovviamente l’attenzione sull’evento è nettamente ridotta. Lo mostrano i numeri della prima puntata, discreti ma non eccezionali, ma il formato è migliorabile nei prossimi anni: con una scrittura più accurata e alcune innovazioni necessarie, Sanremo Top potrebbe ridiventare un appuntamento centrale della televisione italiana.

Il secondo spin-off che verrà riportato in onda nel 2026 è, se possibile, ancora più interessante. Tra alcuni mesi, infatti, rivedremo anche Sanremo Estate.

Già in onda nel 1986 prima e poi tra il 1999 e il 2004, l’appuntamento mira a valorizzare il legame con la città di Sanremo oltre i confini del suo iconico teatro. Al momento non abbiamo ancora molti elementi da commentare, ma con ogni probabilità avrà come contesto il porto della città ligure e non l’Ariston. Uno scenario estivo ideale che riporta l’attenzione ai tempi che furono della televisione, smarriti negli ultimi anni. Se ci pensate, infatti, nessuno ha mai raccolto fino in fondo l’eredità di uno dei principali appuntamenti dell’estate italiana per decenni, da noi ricordato di recente in un viaggio anti-nostalgico nel 1995: il Festivalbar.

Molti ci hanno provato e ci provano ancora, sia sulla Rai che in Mediaset. Qualcuno, però, ha mai assunto la rilevanza che ci si potrebbe aspettare da un evento del genere? No, affatto. Neanche lontanamente. Ecco, Sanremo Estate potrebbe provarci concretamente, a una condizione: il linguaggio adottato dovrà trovare il giusto equilibrio tra la platea giovanile che dovrebbe caratterizzare l’appuntamento e la vocazione tradizionalista del Festival. Ci riuscirà? Sarà il tempo a parlare. E non sarà una singola edizione a determinare la sua portata potenziale.

Come nel caso di Sanremo Top, sarà importante in tal senso la visione dei format che verrà sviluppata da Stefano De Martino. È lui, infatti, il nuovo direttore artistico del Festival di Sanremo.

Stefano De Martino, nuovo direttore artistico del Festival di Sanremo
Credits: Fanpage

A proposito di format che potrebbero coinvolgere fasce di pubblico ben note a chi ha familiarità con la televisione, è importante sottolineare che questi due programmi siano appendici in un progetto di espansione già avviato da anni. Così come Sanremo Estate potrebbe diventare una sorta di ibrido tra il Festival e il Festivalbar, Sanremo Giovani è in qualche modo associabile a un’idea tradizionalista di talent, più o meno vicina all’X Factor di turno: meno adrenalinico sì, ma potenzialmente coinvolgente in egual misura. Negli ultimi anni sono state adottate diverse soluzioni, messe in onda nei mesi precedenti al Festival: finora, però, le proposte sono state piuttosto marginali rispetto alla forza del brand. L’auspicio è che la Rai possa ripensare le formule per valorizzarlo al meglio: ci sono tutte le premesse per crescere parecchio nei prossimi anni.

Un format che invece non necessita di cambiare affatto, ma al massimo estendersi, è il DietroFestival. Perché funziona, fin troppo bene.

Da alcuni anni, infatti, si è trasformato in un anello di congiunzione perfetto tra la rottura della liturgia sanremese e il linguaggio ritmato da social. Immediato, sorprendente, fuori dalle righe, divertente e ironico: il montaggio delle immagini più interessanti in arrivo dal dietro le quinte dell’Ariston è un racconto prezioso che riesce a coinvolgere, non a caso, i social dal basso, senza le forzature imposte dall’alto che sanno di muffa. Ha un solo difetto: dura troppo poco. Un’ora circa nella domenica che segue la fine del Festival nello slot successivo al Tg1, intorno alle 20.40: a un certo punto finisce, ma poi se ne parla parecchio nei giorni successivi. E talvolta assume una rilevanza che manco il Festival sa avere tra i più giovani.

Il quadro si completa poi col tradizionale DopoFestival e con il PrimaFestival, altro appuntamento che necessiterebbe di una ristrutturazione profondissima per poter diventare un vero apripista per il Festival, e un altro elemento che ormai è diventato a sua volta una sorta di format mascherato: gli annunci al Tg1. Dal cast alla serata delle cover (a proposito di “spin-off che funzionano alla grande), passando per i conduttori e vari altri aggiornamenti, l’irruzione gentile nel telegiornale del primo canale contribuisce al consolidamento di un racconto sempre più esteso. Perché il Festival di Sanremo è e sarà sempre uno, ma poi c’è tutto il resto. E oggi come oggi, non sono più note a margine: il successo della narrazione televisiva passa anche da qui. Se si riesce, per tutto l’anno.

Antonio Casu