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Sanremo 2021 – Le Pagelle finali: la vera Night Queen è la Ferragni, ma la sfangano i Maneskin

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Noi ieri eravamo abbastanza sicuri: Irama avrebbe potuto trionfare in smart singing. Oppure, per una volta, il favorito della vigilia (Ermal Meta) avrebbe poi vinto realmente. Ma occhio ad Annalisa, Colapesce con Di Martino, l’outsider Willie Peyote o addirittura alla sorpresissima Madame. Tutto ok, benissimo, scommesse aperte, convinzioni ferree e inscalfibili. Confermate dai fatti: infatti, alla fine hanno vinto… i Maneskin. Gli unici che praticamente nessuno aveva dato per potenziali vincitori di questo Sanremo.

Ma bene così: una volta sabotato il “matriarcato” dell’invincibile Ferragni, la Night Queen di Sanremo che col solo movimento delle mani ha stravolto ogni pronostico e fatto convergere sul marito un esercito di follower da rigido Inverno di Game of Thrones, hanno vinto i più vecchi tra i giovani. Giovanissimi, questi anzianotti. Perché l’autotune sembra oggi vangelo, la trappata rituale e fare del rock nel 2021 è ormai (purtroppo) un ritorno al futuro dritto nel 1985.

Quindi viva i Maneskin dalla grande presenza scenica, il “giallo di siga tra le dita” e le cover dei CCCP. Degli occhi di Damiano sparati dritti su quelli di Manuel Agnelli e le lacrime finali che tanto dicono di chi urla di voler “prendere a calci i portoni”. Ma viva pure l’artista più trasgressiva di questo Sanremo: Orietta Berti. Come ogni rockstar che si rispetti, la Pete Doherty che ci meritiamo ha chiuso il cerchio facendo l’ultima cosa che si fa in questi casi: sfasciare la sua stanza d’hotel.

In una settimana è stata inseguita in piena notte da tre volanti della polizia, ha cantato con un tirapugni personalizzato che manco Snoop Dog e ha annunciato di voler collaborare con ermalmetallari e naziskin per poi distruggere tutto con un mazzo di fiori. Ad avercene. Ornella Vanoni, invece, sfascia Sanremo in una manciata di minuti per ricordarci cosa significa essere delle dive senza tempo. Nel mentre, Max Gazzè dimentica che il pubblico non c’è, si fionda in platea per uno stage diving e poi si sfascia tra le poltroncine in un momento improbabilissimo che rievoca l’immortale Medioman di Fabio De Luigi.

In ogni caso, iniziamo per l’ultima volta. Col surreale pagellone finale di questo Sanremo grottesco e un bilancio conclusivo di una maratona senza pubblico che speriamo con tutto il cuore di non vedere mai più. Ci siamo divertiti lo stesso, ma volete mettere la normalità?

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LE PAGELLE FINALI DELLA 71ESIMA EDIZIONE

AMADEUS 8

Seppure al netto di quello che abbiamo detto nelle pagelle della quarta serata, le polemiche e gli infiniti intoppi di un’edizione come questa, provateci voi a reggere cinque-sei ore di diretta di Sanremo per cinque giorni in totale assenza di pubblico in sede. Provateci e poi commentate rabbiosamente il post che preferite.

FIORELLO 7.5

Oltre a rimarcare per lui quello che abbiamo detto per l’amico Amadeus, vale nel bilancio finale quello che si è detto negli scorsi giorni: monologhi e momenti preparati da dimenticare nella stragrande maggioranza dei casi, improvvisazioni totali a tratti fantastiche. Piaccia o meno, Fiorello è un artista a 360 gradi: uno di quelli che è anche un comico, anche un cantante, anche un ballerino. Anche tutto, al servizio di un Sanremo che ti lega le mani per natura e ti costringe spesso a ripiegare sulle dita dei piedi, le divagazioni etologiche e delle terribili cover.

LE CO-CONDUTTRICI TRA IL 4 E L’8

Bene Elodie, benino un po’ tutte, terribile Barbara Palombelli. Benissimo Matilda De Angelis, la migliore per distacco: a conti fatti, se fosse stata lei l’unica co-conduttrice, ci avremmo guadagnato tutti.

ZLATAN IBRAHIMOVIC 7

Promosso in tutte le (rare) situazioni in cui non è stato ingabbiato nella macchietta del padrone di casa coi deliri d’onnipotenza, male proprio da questo punto di vista: non è certo Celentano, ma avrebbe potuto essere molto più di una gag che aveva già stancato tutti dopo la prima volta. Peccato.

ACHILLE LAURO 8.5

L’immagine non è sempre sostanza, ma in certi casi l’immagine è tutto. Lo dicevamo ieri, prima di vedere l’esibizione suggestiva nell’ultima serata: una sintesi ideale del mondo variegato e coraggioso di Achille Lauro, con una rosa conficcata nel petto che rimarrà impressa più di mille versi. Comunica benissimo con chi lo ama, ma comunica persino meglio con chi lo odia. Quindi viva la libertà e il suo Sanremo, grazie ai dipinti di cui si è parlato più di quasi tutto il resto.

GLI OSPITI 7

Qualcuno ha funzionato benissimo e ci ha ricordato quanto possa essere profonda la differenza tra chi finisce a Sanremo per caso e chi calca quel palcoscenico per veri meriti artistici, qualcun altro molto meno. Per dire, molti dei nomi più storici e attempati della musica italiana sono stati relegati tra l’una e le due di notte: erano destinati a un pubblico specifico, un pubblico che però a quell’ora stava già a letto da un bel pezzo. Quindi perché torturare tutti gli altri? Non lo sapremo mai.

GHEMON 6.5

Il testo è tra i migliori cinque, ma tutto il resto è stato un po’ così. Bene, non benissimo.

GAIA 6.5

Normalmente i pezzi crescono a ogni ascolto: nel suo caso, purtroppo, succede il contrario. Ma niente male per un’esordiente: ha spazio e tempo per valorizzare al meglio una personalità musicale con peculiarità davvero intriganti.

IRAMA 7

Non avremo mai la riprova, ma la sensazione è che il quinto posto finale sarebbe diventato almeno un terzo se avesse avuto modo di esibirsi nel corso di queste serate. Spiace.

GIO EVAN 6

Non ci aspettavamo il pezzo della vita, ma manco questo. Ora tornerà su Instagram e riprenderà a essere fortissimo. In alternativa, non è da escludere una seconda vita dentro i Baci Perugina.

ERMAL META 7

L’avevamo profetizzato senza mostrare chissà quali capacità divinatorie: chi entra in conclave da Papa ne esce quasi sempre da cardinale. Al massimo da terzo. Ecco, appunto.

FULMINACCI 6.5

Autore raffinatissimo, originale ed efficace. Ma il vero punto debole del pezzo di Fulminacci è stato lo stesso Fulminacci. Diavolacci.

FRANCESCO RENGA 5.5

Questo Sanremo è una piccola macchia nella sua grande carriera: il pezzo è debole e lui lo è stato ancora di più. Bei tempi, quelli andati. Forse non per sempre.

EXTRALISCIO E DAVIDE TOFFOLO 8

Erano i preferiti del sottoscritto e non si è mai fatto niente per negarlo. Arrivederci a un bel Primo Maggio tra migliaia di persone meravigliosamente incollate. Speriamo già quello del 2022.

COLAPESCE E DIMARTINO 7.5

Eccole, le vere vittime della Ferragni. Quarti, per stare strettissimi. Se solo fosse intervenuta Kim Kardashian…

MALIKA AYANE 6.5

Mai anonima, un po’ nell’ombra. Attendiamo giorni migliori.

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MICHIELIN E FEDEZ 7

Il problema non sono le stories della Ferragni e manco chi ha votato suo marito solo per quello. Influencer e follower non sono un’invenzione del terzo millennio: esistono da quando esiste l’uomo. Il problema non è la Ferragni che ne approfitta meglio di chiunque altro o chi la segue ossequiosamente: il problema è chi è talmente miope da non esser capace di intravederne le abilità e continua a massacrarla a prescindere, ma questa è una storia a parte che non potremmo certo esaurire qua.

In ogni caso, Sanremo dovrebbe essere una competizione musicale: non è davvero così e lo sappiamo benissimo, quindi non sorprenda che un pur buon pezzo interpretato da una pur adorabile coppia abbia rischiato serissimamente di portarla a casa pur non essendo manco da podio. Ma sorprenda, per fortuna, la vittoria dei Maneskin: l’x-factor, talvolta, premia chi troppi follower non ha. Evviva.

WILLIE PEYOTE 8

Qualcuno ha scritto che Willie Peyote è il classico artista chiamato per vincere il Premio della Critica: fatto, giustamente. Trionfare nella classifica generale sarebbe stato troppo, ma sarebbe stato bellissimo. Specie con questa locura di pezzo.

ORIETTA BERTI 10, perché sì.

Abbiamo ironizzato parecchio sul suo personaggio e le assurde disavventure sanremesi, ma diciamolo: è sempre bene avere un’Orietta Berti in una manifestazione del genere. Almeno una, senza esagerare. Per qualche motivo, chiude con un ottimo nono posto: i voti degli over 65 sono stati tutti suoi, dal primo all’ultimo.

ARISA 7

Che voce. Peccato per il pezzo.

BUGO 6.5

Che pezzo. Peccato per la voce.

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MANESKIN 8.5

Fuori dal tempo, fuori dal mondo, “fuori di testa”. Non è il loro pezzo migliore e non era manco il pezzo migliore in gara a Sanremo, ma hanno messo anima e cuore in ogni singola nota e hanno finito col meritare una vittoria inattesa per tutti. Mostrando un talento raro che ci auguriamo riescano a coltivare con la stessa forza nei prossimi anni. Daje, ci rivediamo all’Eurovision.

MADAME 7.5

Sorprende un po’ il premio per il miglior testo, ma se fosse arrivata terza nella generale nessuno avrebbe avuto da ridire.

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA 7.5

Altre vittime potenziali del golpe della Ferragni, chiudono però solo all’undicesimo posto: erano da top five, come minimo.

ANNALISA 7

Anche quest’anno vince l’anno prossimo. Ma prima o poi vincerà davvero e ne saremo tutti felici.

COMA_COSE 7

Chi se ne frega del 20esimo posto: li abbiamo immaginati limonare di gran gusto sulle note di Umberto Tozzi e va benissimo così.

LO STATO SOCIALE 7.5

Non si vedeva un gruppo tanto coeso dai tempi dei Pooh. Il pezzo è la solita canzonetta de Lo Stato Sociale che canzonetta non è niente e il cantante… non è Lodo. È Lo Stato Sociale, per davvero.

RANDOM 5

Gli consigliamo di cambiare nome per risparmiarsi ulteriori ironie.

MAX GAZZè 7.5

È palesemente andato a Sanremo per divertirsi. Solo per divertirsi. Si è divertito parecchio. E noi con lui.

NOEMI 6.5

Con la voce che si ritrova, può fare davvero di tutto. Anche osare molto più di così.

FASMA 5.5

Abbiamo fatto uno sforzo e abbiamo provato a capirlo, ma non ci siamo proprio riusciti.

AIELLO 5

Ma poi quella casa l’avrà finita? Per fortuna è finito sicuramente il suo Sanremo.

BEPPE VESSICCHIO 10

Sigh.

Antonio Casu

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Scritto da Antonio Casu

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