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Uscita da poco su Hbo Max, Rooster si è già distinta come una delle serie comedy migliori degli ultimi tempi. Se siete curiosi, potete leggere le nostre impressioni sul primo episodio. Con un’accoppiata composta da Bill Lawrence come sceneggiatore e Steve Carell nel ruolo di protagonista, le aspettative non potevano che essere alte e per il momento la serie si è dimostrata decisamente all’altezza. Tanto da aver già ottenuto il rinnovo per la seconda stagione. Ma non solo.
Rooster, infatti, ha anche il merito di aver riportato Steve Carell al centro della scena. E ha dimostrato che per lui non sarebbe affatto troppo tardi per ottenere il ruolo della vita. Un ruolo da Oscar.
Molti appassionati di serie tv conoscono Steve Carell grazie al ruolo dell’inappropriato e incompetente boss Michael Scott in The Office. Se la comedy remake dell’originale britannica creata da Ricky Gervais e Stephen Merchant è considerata una delle migliori di tutti i tempi, parte del merito va anche alla straordinaria interpretazione di Carell. In realtà, però, è stato un altro progetto, uscito nelle sale cinematografiche proprio in concomitanza con la prima stagione di The Office, ad averlo reso una star internazionale.
Si tratta del film 40 anni vergine, del quale l’attore è co-sceneggiatore, nonché protagonista. Il film, una commedia che regala un momento esilarante dopo l’altro, è un successo straordinario di pubblico, e grazie ad esso Carell si afferma nella scena comica americana. Eppure, persino in questi progetti incentrati sull’umorismo e la comicità, Steve Carell riesce già a farintravedere qualcosa in più nelle sue interpretazioni. La verità è che i personaggi di Michael Scott e Andy sono sì esilaranti, ma possiedono una vulnerabilità che dà allo spettatore la possibilità di identificarsi o almeno di empatizzare con loro. Proprio regalando un lato umano a Michael Scott, secondo il regista della serie Paul Feig, Steve Carell ha salvato The Officeda una prematura cancellazione.
Proprio quando l’attore inizia ad emergere nella scena comica, però, decide di intraprendere un progetto diverso. Infatti, nel 2006 esce Little Miss Sunshine, e la carriera di Carell si apre a nuove possibilità.

Nel film, una commedia dolceamara che scalda il cuore, l’attore interpreta infatti un ruolo non proprio comico, ovvero quello di un professore di letteratura specializzato in Marcel Proust, omosessuale, reduce da un tentato suicidio a causa di una delusione amorosa. Una parte che, secondo i piani iniziali della produzione, Carellnon avrebbe mai dovuto interpretare, anche perché in quel momento era ancora un semisconosciuto. Per fortuna, però, i registi hanno deciso di dare fiducia all’attore, che ci ha regalato quella che è tuttora una delle sue migliori interpretazioni. Delicato, crudo e senza fronzoli, Steve Carell si lascia completamente andare a quella vulnerabilità che aveva già lasciato trasparire nei suoi ruoli comici .Il film è un successo da Oscar, ma Carell non riceve alcuna candidatura. Nel frattempo, però, come abbiamo detto la sua fama esplode.
In Little Miss Sunshine, Carell dimostra per la prima volta chiaramente di poter sostenere anche ruoli più seri e drammatici, senza perdere la sua espressività attoriale, anche se quelli comici prevalgono in questa prima fase. E la carriera di Steve Carell, negli anni successivi, sembra aver proceduto secondo queste due direttrici. Da un lato, l’attore ha continuato a regalarci performance comiche fatte di battute incalzanti e gag irresistibili. Le successive stagioni di The Office, i film A cena con un cretino, Crazy, Stupid Love, Agente Smart – Casinò Totale, e i ruoli da doppiatore nella saga di Cattivissimo me, consolidano definitivamente Carell come uno dei grandi nomi del panorama comico di tutti i tempi. Eppure, incredibile ma vero, con The Office l’attore si porta a casa ‘solo’ un Golden Globe e nessun Emmy.
Dall’altro, è con i ruoli seri che l’attore supera se stesso e dà vita a performance davvero memorabili.

Sempre a dispetto dello scetticismo iniziale del regista, Carell ottiene per la prima volta la parte di un personaggio davvero controverso nel film Foxcatcher del 2014. Nel film, Carell interpreta il personaggio realmente esistito dell’allenatore di lotta libera John Eleuthère du Pont, affetto da schizofrenia e assassino dell’atleta Dave Schultz. L’attore prende davvero seriamente il compito assegnatogli, facendo ricerche e calandosi il più possibile nei panni di questo soggetto così oscuro e complesso. E ne vale la pena, perché la sua interpretazione magistrale gli vale la sua prima candidatura come miglior attore protagonista agli Oscar 2015 che, sfortunatamente, al momento è anche l’unica che ha ricevuto. Eppure, se c’era ancora qualcuno che dubitava del fatto che Steve Carell potesse offrire qualcosa in più rispetto al ruolo del burlone dal cuore d’oro, pur brillantemente interpretato, questo film non lascia spazio ad alcun dubbio.
Ciò nonostante, Carell ha continuato negli anni successivi a cimentarsi in anche progetti più impegnativi come La grande scommessa, La battaglia dei sessi e la serie The Morning Show nella quale, pur apparendo in soli 14 episodi, offre una delle migliori versioni di se stesso. Una menzione speciale merita Beautiful Boy, film del 2016 tratto da una storia vera in cui Steve Carell regala una performance struggente e intensa nel ruolo del padre di un ragazzo tossicodipendente, interpretato da Timothée Chalamet.
Era un po’ di tempo, però, che non vedevamo Steve Carell brillare in un ruolo da protagonista come sta accadendo in Rooster.
Ultimamente, infatti, alcuni progetti che lo hanno visto coinvolto in tal senso sono risultati un po’ sottotono. È stato il caso di Space Force, la comedy targata Netflix e da lui co-sceneggiata cancellata dopo una sola stagione nella quasi totale indifferenza generale. Diverso il discorso per la dramedy The Four Season, che però meriterebbe un discorso a parte. Finalmente, però, l’occasione che stavamo aspettando per vedere Steve Carell al centro della scena è arrivata proprio con Rooster.
In Rooster, Carell interpreta Greg, uno scrittore divorziato giunto alla soglia dei sessant’anni che, ritrovatosi a presentare un libro nel College in cui lavora l’amata figlia, trasforma l’occasione in un tentativo di riscoprire il rapporto con lei e, soprattutto, con se stesso. La premessa, dunque, è molto semplice e nulla è in questa serie è eccessivo, ma tutto si gioca su un sottile equilibrio tra comedy e drama. Come lascia intendere la premessa stessa, infatti, la serie è sì una comedy, ma alle risate si alternano momenti di grande profondità e dolcezza. Guardando la serie si prova proprio quella sensazione dolceamara che Steve Carell è così bravo ad abitare. Quella tra l’attore e lo sceneggiatore e regista Bill Lawrence si è rivelata un’accoppiata decisamente vincente, perché la scrittura e l’intreccio della serie sono perfettamente all’altezza del talento di Steve Carell, e viceversa.
In Rooster è come se Lawrence e Carell si prestassero servizio a vicenda per dare vita a una delle migliori comedy che si sono viste negli ultimi tempi.
Non bisogna dunque pensare alla carriera dell’attore come divisa tra due direttrici distinte, ma come a due correnti che si alimentano a vicenda. La vera forza attoriale di Steve Carell, come abbiamo già accennato, sta nella sua vulnerabilità, che si esprime in una totale dedizione al ruolo. L’attore è in grado di immedesimarsi totalmente nei panni del personaggio che sta interpretando, qualunque sia, rendendolo così estremamente credibile. Per questo Steve Carell è capace di fare tutto. Soprattutto, possiede una sicurezza e una capacità indiscusse, che sono le basi imprescindibili per potersi reinventare e tentare strade diverse. L’impressione è che, se gli venisse data la possibilità giusta, l’attore potrebbe dare ancora di più. Addirittura ambire all’Oscar, che rappresenterebbe un meritato riconoscimento per la sua brillante carriera, forse ancora un po’ troppo sottovalutata. E noi non chiediamo altro.



