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In We Were Liars la ricchezza è un drago a otto teste da tenere a bada. Stiamo parlando della nuova serie di Amazon Prime Video, tratta dall’omonimo romanzo di E. Lockhart, già in vetta alla Top 10 della piattaforma. Otto episodi e una storia tutta da rivivere per scoprire quali oscuri segreti si nascondano dietro la vita perfetta dei Sinclair, una specie di famiglia Reale americana che dalla vita ha tutto quello che ogni essere umano potrebbe mai desiderare. I Sinclair sono ricchi, ricchissimi. O almeno, così vengono presentati. Affiatati, biondi, la maggior parte con gli occhi azzurri. La perfetta immagine copertina di una famiglia che non deve chiedere mai e cui la vita ha già dato tutto.
A capo di questo perfetto ingranaggio c’è lui: Harris Sinclair. Il patriarca a cui non interessa cosa si faccia, ma soltanto che questo avvenga tra le mura di casa, di nascosto, così da poter vendere l’immagine migliore di una famiglia che – anche se non lo rivela – ha perso tutto, tranne i soldi. I suoi soldi. Perché le figlie, le tre sorelle, non hanno niente se non conti fiduciari svuotati e dei figli che non vogliono far parte dell’ennesima guerra per assicurarsi il trono. Vogliono vivere la vita con leggerezza, in modo autentico e non costruito come sempre gli è stato insegnato. Per sedici lunghi anni, i cugini – soprannominati I Bugiardi – hanno vissuto gli inverni in attesa dell’estate, l’unico periodo dell’anno in cui riescono a stare insieme su quell’isola privata di cui sono i Re le e Regine. Sovrani di un mondo che appartiene soltanto a loro. O almeno, gli apparteneva.
Tra di loro c’è anche lei: Cadence, la prima nipote. La sognatrice innamorata da sempre del suo migliore amico, l’ospite di famiglia che Harris Sinclair ha sempre ritenuto fuori contesto. Ma quest’estate sarà diversa: non sarà più felice, leggera o spensierata. Sarà il campo di battaglia in cui tutti saranno testimoni e colpevoli del disfacimento dei Sinclair. Un brutto incidente, di cui non si conosce la natura, ha fatto sì che Cadence perdesse la memoria. Non sa che cosa sia successo in quell’estate, ma adesso che è ritornata lì – in quel luogo sospeso tra la verità e la menzogna – è intenzionata a rimettere insieme i pezzi. La verità non può più attendere, neanche se comporterà la distruzione del castello dei Sinclair.
We Were Liars entra così nel vivo, dando vita a un teen drama che sconvolge con il suo finale ma che non resta impresso a causa del suo mediocre sviluppo

Dopo aver cercato di emulare una specie di Succession per adolescenti per l’intero sviluppo, We Were Liars stupisce con la sua puntata finale con un epilogo che annienta totalmente quanto vissuto fino a quel momento. Era tutta una bugia, l’ennesima e ultima menzogna dei bugiardi. L’ultimo atto di ribellione dei cugini Sinclair non ha avuto il successo sperato. Al contrario, ha raso al suolo le uniche cose che davvero contavano in quella famiglia. Ma un buon finale non basta per lasciare il segno quando l’intero sviluppo ha faticato così tanto. Perché We Were Liars fatica, e parecchio. Le sette puntate prima dell’ultimo episodio non accendono mai la scintilla, non incuriosiscono il telespettatore. Le numerose domande di Cadence non ricevono l’attenzione che meriterebbero e questo finisce per aprire il vaso di Pandora, rivelando il più grande limite del nuovo teen drama targato Prime Video.
L’impressione che si ha è che We Were Liars si svegli soltanto alla fine, al momento delle risposte, ma il trucco per un buon mistery è il magnetismo, sapere come incollare allo schermo telespettatori che dopo una puntata sentono la necessità di andare oltre. In questo caso non succede, non come dovrebbe. Si va avanti per inerzia, con il timore che tutta la fatica non venga ripagata e che la noia prenda il sopravvento prima ancora del finale.
Perché se c’è una cosa che We Were Liars ha dimostrato di non essere in grado di fare, quella è apparecchiare il finale. Creare delle solide basi nell’arco delle puntate che lo precedono. Prima di quel momento soltanto tanti cliché e una caccia ai limoni che, nel gergo della Serie Tv e del patriarca Harry, si traducono in una gara per la successione. Chi troverà il lime avrà la più grande tenuta di famiglia, chi i limoni la casa in città. Una specie di Squid Game familiare a cui il buon Logan Roy non avrebbe mai fatto partecipare i suoi figli.
A parte qualche rara eccezione, solo i Sinclair mettono piede nella villa di Beachwood Island. Per tutta l’estate restano lì, lontani da occhi indiscreti. Una scelta che, ancora una volta, Logan Roy non avrebbe mai tollerato: isolarsi con la sola compagnia dei legami di sangue è più una prova di sopravvivenza che una vacanza. Quanto avvenuto in We Were Liars non ci sentiamo dunque di consigliarlo a nessuno, non in modo così continuo almeno. Una settimana va bene, se possibile non di più.

L’arco narrativo di We Were Liars sarà diviso in due diversi spazi temporali. Il primo racconterà cosa è successo nell’estate numero 16 – come viene chiamata dai protagonisti – mentre il secondo spiegherà la ricerca della verità da parte di Cadence durante l’estate 17. Per capire quale sia una e quale sia l’altra basterà osservare il colore di capelli della protagonista. Le nuove regole dei teen drama impongono infatti che, tra un trauma e un altro, la protagonista cambi il colore di capelli. Uno dei tanti cliché a cui We Were Liars non ha saputo rinunciare e che ha addirittura rivendicato trasformando un’ora dal parrucchiere in un atto di ribellione nei confronti di una famiglia che per divertirsi organizza una caccia al tesoro a dei limoni che rappresentano ville. Resta il dubbio su cosa indichino per loro ambo e quaterna nel gioco della tombola.
Non è andata bene. Non è andata neanche male. È andata come vanno quelle cene di cui alla fine ricordi solo il dolce. Ma prima del dolce c’è l’antipasto, il primo, il secondo. C’è del vino. In We Were Liars c’era solo il dolce, ed era buonissimo. Ma basta un solo pasto per rendere memorabile una cena? Basta un bel paio di scarpe se dimentichi il vestito? Probabilmente no. Era facile giocare con il finale. Sconvolgere il pubblico con un colpo di scena che lo sciocca e lo sveglia. Ma il problema è proprio questo: non bisognava permettergli di addormentarsi.






