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The Unlikely Murderer: la recensione del docu-crime svedese firmato Netflix

Tra le tante serie sbarcate su Netflix in questo 2021 stracolmo di pubblicazioni c’è anche The Unlikely Murderer, serie svedese originale della piattaforma che tratta delle vicende legate al tuttora irrisolto caso dell’omicidio di Olof Palme, il primo ministro assassinato la sera del 28 febbraio 1986. Noi l’abbiamo vista e in questo articolo la recensiremo per voi.

The Unlikely Murderer: l’inquietante storia di un caso ancora aperto

the unlikely murderer

La regia della miniserie è affidata a Charlotte Brändström e Simon Kaijser, il protagonista, Stig Engström è interpretato da Robert Gustaffson, attore e comico famoso in patria. La miniserie è suddivisa in cinque episodi che mirano a ricostruire l’identikit e la personalità di Stig Engstrom, uno dei principali testimoni dell’accaduto, che viene visto in realtà come l’artefice dell’omicidio. In sostanza il prodotto annuncia già dalle primissime battute ciò che si vedrà nel resto della stagione, individuando nella figura di Engstrom l’unico esecutore e responsabile dell’omicidio del primo ministro. The Unlikely Murderer dunque non si nasconde, non getta suspense sulle indagini, trattandosi di uno dei casi di cronaca nera su piano politico, più noti e famosi della storia recente, soprattutto in Svezia. Ciò che la serie offre è un punto di vista, condivisibile o meno che sia, univoco e mai messo in discussione, su come siano andate le cose quella fredda sera di fine febbraio del 1986. Le dicerie e le voci complottistiche sulla vicenda, cercando in rete, sono veramente parecchie, per via delle numerose antipatie internazionali che il politico aveva suscitato su di sé. La serie prova a proporre dunque una soluzione, sicuramente tra le più accreditate, sull’intera, misteriosa vicenda.

Stig Engstrom: il profilo di un insospettabile omicida

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The Unlikely Murderer gira attorno al personaggio di Engstrom, un uomo di mezza età, noto come l’uomo della Skandia, importante azienda svedese per la quale il protagonista lavora nel ruolo di grafico. La Skandia ha la propria sede nei paraggi del luogo del delitto, e quella sera Engstrom abbandonò l’ufficio per tornare a casa proprio poco prima dell’omicidio. Ma la cosa inquietante è che Stig non cercò mai di nascondersi, anzi, fu proprio lui a “costituirsi” nelle mani della polizia, sostenendo di essere uno dei testimoni chiave del delitto, nonostante sul luogo non venne avvistato da nessuno. Cambiò parecchie volte le sue versioni, portando gli agenti a credere da subito che si trattasse soltanto di un pazzo in cerca di notorietà. E di fatto ciò che viene riportato al pubblico è proprio il profilo di un uomo palesemente instabile, scontento della propria mediocrità, che tenta in ogni modo di ritagliarsi un ruolo importante in una vicenda che ha scioccato il Paese e l’intera opinione pubblica internazionale. Dalla ricostruzione svolta sul suo passato si evince in un primo momento come il protagonista si sia fatto strada nell’alta società in modo piuttosto forzato e rocambolesco, essendo estremamente desideroso di appartenere a quel mondo e di innalzare il proprio status sociale, scontento della sua mediocre condizione. L’insicurezza che Engstrom sfoga nell’alcol ha radici profonde che ci vengono mostrate nella ricostruzione della sua infanzia, e quando lo spettatore apprende che è stato abbandonato dai genitori quando era poco più che un bambino, e che era vittima di bullismo in adolescenza, da un lato fa due più due affidandosi completamente alla teoria portata avanti dalla serie, ma d’altra parte tende a provare pena per lui.

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Engstrom è il classico insoddisfatto con un passato duro alle spalle, che sfoga tutta la frustrazione accumulata negli anni compiendo un gesto folle, con l’unico scopo di finire sulla bocca di tutti, di cercare un po’ di notorietà e di effimero affetto dalla stampa, che nel momento in cui lo riconosce come l’uomo della Skandia, il testimone chiave, lo riempie di orgoglio e soddisfazione, sentimenti che in poco tempo svaniscono nell’indifferenza generale portandolo nel dimenticatoio ed in un conseguente lento declino che lo porta a trovare la morte in completa solitudine e con una salute compromessa dai suoi vizi.

The Unlikely Murderer: la serie da un punto di vista tecnico

Vedendo le prime sequenze del primo episodio, e avendo un minimo di familiarità con il panorama del noir nordico (una serie appartenente a questo filone, uscita quest’anno, l’abbiamo analizzata qui), si potrebbe credere di avere a che fare con una serie di questo genere. Ma The Unlikely Murderer è molto lontana dall’essere considerabile un classico crime di matrice nordeuropea. Si potrebbe affermare che si tratti piuttosto di un ibrido tra, appunto, genere crime e documentario, per via del frequente utilizzo di immagini di repertorio in fase di ricostruzione, sia video che audio delle varie telefonate giunte alla polizia da chi aveva assistito realmente ai confusionari attimi successivi all’omicidio. Anche la fotografia e la messa in scena differiscono dai classici canoni del noir nordico. L’illuminazione fa ricorso spesso alle tenue luci ingiallite tipiche di un crime datato, e perfino i costumi e il trucco deviano l’idea formale che ci si fa della serie. L’inquietante “maschera” di Stig Engstrom ricorda piuttosto il noto magistrale lavoro svolto in Chernobyl nell’invecchiamento dei personaggi, ovviamente con le dovute e giuste proporzioni rispetto al capolavoro HBO-Sky Atlantic. Fatto sta che il makeup di The Unlikely Murderer è senza dubbio degno di nota, perché svolge buona parte del lavoro nel rendere ambiguo e inquietante il volto di Engstrom

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Dal punto di vista narrativo la serie non osa mai, rifacendosi ai tipici stereotipi del poliziesco, a partire dal tormentato poliziotto che sembra sul punto di arrivare alla conclusione delle indagini ma che viene contrastato dall’interno e poi messo da parte per via della prossima pensione. E stessa cosa succede con il villain, il più classico degli insospettabili (come suggerisce il titolo, per l’appunto), evidentemente instabile ma conosciuto come un uomo innocuo e pacato, che pian piano svela la sua reale entità da maniaco. Un altro elemento portante del racconto è il costante uso di vertiginosi flashback e flashforward, mirati da una parte a ricostruire la disturbata personalità del protagonista, e dall’altra a collegare i fatti legati alle prime indagini con la riapertura del caso ai giorni nostri, per via di specifiche indagini private che hanno riacceso la luce su uno dei casi irrisolti più misteriosi della fine del secolo scorso. The Unlikely Murderer è una serie che mette le mani avanti, invitando gli spettatori a lasciarsi guardare più per fornire una soluzione che per rendere partecipi sull’indagine, senza stupire o impensierire, ma giungendo dritta all’obiettivo.

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