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Stranger Things 2×05 e 2×06 – La caccia al tesoro

Stranger Things

L’ultimo episodio di Stranger Things si concluso con molti filoni lasciati aperti: il “gremlin” di Dustin, la missione di Jonathan e Nancy, la verità su Eleven e soprattutto quella scena finale con protagonista Hopper. Cominciamo con il dire che entrambi gli episodi possono essere considerati una grande storia che chiude alcuni archi narrativi e ne apre di nuovi in visione del finale di stagione, la 2×07 rappresenterà infatti una parentesi alla storia di Hawkins, un lungo respiro prima di saltare giù nella tana del Bianconiglio. E la grande storia che viene raccontata in questi quinto e sesto episodio è quella di una caccia al tesoro, fisica e metaforica. Andiamo per gradi.

Nei due episodi di cui parlerò in questo articolo, a mio parere i più belli della stagione, tutti questi fili vengono ripresi, alcuni trovano persino risoluzione. Si tratta di un vero e proprio scavare, come vuole il titolo, all’interno di trame che per ora sono state solo accennate e se come ho detto alcune di queste riescono persino a concretizzarsi alla fine del sesto episodio, bisogna tenere presente a che prezzo. Perché sì, Stranger Things 2 ha avuto un prezzo da pagare. Alto? Questo sta al singolo fan deciderlo.

La recensione contiene SPOILER, se quindi non siete ancora in pari con gli episodi vi consiglio di tornare più tardi.

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È una caccia al tesoro, in pieno stile Goonies, quella di Will e Mike e Joyce che devono ritrovare un disperso Hopper. Nel finale della quarta puntata abbiamo visto come questi sia riuscito a trovare l’Upside Down, peccato che poi uscirne non sia altrettanto semplice. La meravigliosa sequenza finale ci introduce nel mondo del Sottosopra che ha un po’ di Paese delle Meraviglie e un po’ di Tremors. In questo quinto episodio, che prende il titolo dal celebre gioco (gioco che, a ben vedere, anticipa gli eventi), le visioni di Will lo portano a creare una mappa, una mappa che nella più classica delle tradizioni segna con una X il punto in cui scavare.

A risolvere il dilemma è “Bob Newby, supereroe” che si conferma uno dei personaggi, se non il personaggio, migliore introdotto in questa seconda stagione. Con l’innocenza di chi ancora non conosce tutta la verità, Bob aiuta Joyce e i ragazzi senza fare domande. Perché ancora Bob non ha vissuto gli orrori dell’Upside Down, possiede quella purezza che nei ragazzi sta ormai scomparendo.

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Ma la caccia ha conseguenze tragiche e rivela la connessione che lega Will allo shadow monster nel peggiore dei modi. Una caccia al tesoro che ricorda, quindi, solo apparentemente quella dei Goonies. Will è un ponte, l’unico collegamento tra le due dimensioni e anche una sorta di polizza assicurativa per lo shadow monster. Se ferisci uno, ferisci l’altro.

L’arco narrativo di Will si fa sempre più oscuro, con solo Mike accanto a lui perché Dustin e Lucas sono impegnati a far colpo su Max. La vera nota stonata di questa seconda stagione è la mancanza del gruppo, una mancanza che arrivati alla sesta puntata è ormai evidente. I ragazzi rimangono separati, il diventare grandi li sta allontanando.

Finalmente Mike sta tornando ad essere il leader della scorsa stagione. Dopo la perdita di Eleven, i nuovi interessi dei suoi amici  Mike aveva perso il suo ruolo, non sentiva più i suoi amici avere bisogno di lui ma adesso con Will si sente rinvigorito, sa di avere una missione e una luce di determinazione finalmente gli illumina lo sguardo.

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Una caccia alla verità è quella che riguarda Nancy e Jonathan, intenzionati a trovare giustizia per Barb e smascherare quello che avviene nei laboratori di Hawkins. Ma come il reporter cospirazionista Murray Bauman fa capire loro, alcune verità devono essere annacquate perché solo così la gente starà ad ascoltare.
L’arco narrativo dei ragazzi, in realtà abbastanza superfluo all’interno della storia, ha a mio parere l’unico scopo di avvicinarli definitivamente e realizzare la ship. Sarò sincera, si poteva aspettare ancora. Avrebbe fatto crescere la tensione e l’interesse e sarà anche che dopotutto io tifo Steve, il quale a proposito sta affrontando una crescita non indifferente.

Tagliato fuori da Nancy, Steve si ritrova suo malgrado a dover “badare” ai piccoli, una situazione strana in cui ritrovare il fichetto della scuola eppure il ragazzo mostra una grande maturità e uno spirito da fratello maggiore che lo rendono il personaggio più apprezzabile, finora, di questa seconda stagione. Le scene con Dustin sono estremamente divertenti anche se i consigli di Steve non andrebbero presi troppo alla lettera, nel suo fare l’indifferente Dustin allontana Max che pende sempre più verso Lucas. Il triangolo amoroso trova soluzione nel sesto episodio quando Max compie, senza accorgersene, la scelta definitiva salendo sopra l’autobus abbandonato piuttosto che rimanere dentro con Dustin. E pensare che tutta la situazione con Dart è nata proprio per impressionarla!

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Arrivo quindi a parlare dell’elemento più importante di questo grande secondo arco narrativo della seconda stagione di Stranger Things: il giuramento spezzato.

Nel gruppo dei ragazzi vige una regola, ripetuta come un mantra di cui Mike rende partecipe anche Eleven:«Friends don’t lie!». Ma questa unica regola viene meno nella seconda stagione, a causa di una ragazza, cioè a causa di un elemento esterno che si insinua nel gruppo e crea una spaccatura. Mike si allontana dal gruppo, preoccupandosi di cose più importanti, Dustin e Lucas entrano in competizione. Ovviamente l’amicizia è più importante di qualunque cosa, al di là della scelta di Max ma è avvenuto qualcosa mai avvenuto prima. Dustin ha rotto il giuramento, senza nemmeno farci tanto caso, senza rendersi conto della gravità della sua scelta. Quelle bugie così presenti nella vita degli adulti, adesso si sono fatte strade anche nella loro infanzia che appunto non è più tale ma si è trasformata in adolescenza.

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Prima di salutarci non si può certo non parlare di lei, da bambina impaurita e senza passato a ragazzina arrabbiata e pronta a tutto per scoprire la verità. Eleven è assente nel sesto episodio ma il quinto ci da finalmente un quadro chiaro sulle sue origini spiegando inoltre la primissima scena della stagione.

Anche questa è una caccia al tesoro, è la ricerca di una madre, di una spiegazione per capire chi è e da dove viene. Eleven mostra tanta determinazione e coraggio, mostra di non farcela più a stare in panchina anche se manca tanto non vederla insieme ai ragazzi. Come ho già detto Stranger Things 2 è una storia diversa rispetto all’anno scorso, e la prova più evidente di questa evoluzione è proprio Eleven anzi Jane.
L’arco narrativo della ragazzina si conclude e si apre a nuovi sviluppi, inattesi e importanti. La strada da compiere è ancora tanta perché anche se adesso sa da dove viene non sa ancora a dove appartenga.

Due puntate meravigliose che come ho detto chiudono dei cerchi e aprono a nuove strade dirigendosi verso quel finale che si spera riunirà tutti i personaggi, la nota dolente è la perdita del gruppo in favore di una coralità che a volte è eccessiva e può risultare superflua. Si sa, d’altronde che l’unione fa la forza.

“Dig Dug” e “The Spy” uniscono azione, orrore, sentimento insomma il meglio di Stranger Things. Noi ci rivediamo per un finale di stagione molto particolare!

Leggi anche: Stranger Things – Recensione 2×03 – 2×04

Written by Serena Faro

Ho attraversato gli oceani del tempo a bordo del TARDIS, ho viaggiato in macchina con Sam e Dean a caccia di mostri, sono arrivata tardi ad un matrimonio a Westeros (meno male) così mi sono diretta a Storybrooke per poi salpare con il capitano Flint. Ho visitato la Londra dei "penny dreadfuls" e la New York dei "mad men". Mi sono ritrovata su un'isola un po' particolare, in attesa di una nuova avventura.

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