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Mayor of Kingstown 4×08 – La dannazione di chi resta

Merle esce di prigione e inizia a vendicarsi nella maniera più atroce, in Mayor of Kingstown 4

ATTENZIONE: il seguente articolo potrebbe contenere spoiler su Mayor of Kingstown 4.

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L’ottavo episodio di Mayor of Kingstown 4 si apre con un’alba limpida, quasi beffarda. Un’alba che illumina le strade deserte di una città intrisa di sangue e silenzi. Il sole sorge su Kingstown come se nulla fosse accaduto, mentre guardie, poliziotti, detenuti e spacciatori riprendono la loro routine quotidiana. Fatta di scelte sbagliate e vendette inevitabili. Questa normalità è una finzione crudele: “Belleville” non è un episodio qualunque, ma la sentenza definitiva. Il momento in cui Mayor of Kingstown 4 smette di fingere che esista una via d’uscita e mostra, senza pietà, come ogni gesto d’amore in questa città sia un atto di condanna.

Nell’episodio 7, ci eravamo chiesti se Cindy avrebbe potuto salvare Mike. Era una speranza fragile ma reale, incarnata in una mazza da hockey, in uno sguardo trattenuto. In una frase sussurrata. Cindy rappresentava l’unico spiraglio su un mondo diverso, un luogo dove Mike non fosse il sindaco del caos, ma un uomo solo, con un passato da seppellire e un futuro da costruire.

Ma nell’episodio 8 di questa sorprendente serie, quando Cindy lo cerca, forse per consolarlo o per capire, Mike non risponde. Le sue chiamate cadono nel vuoto. E in quel rifiuto silenzioso risuona la verità più amara: Mike non vuole essere salvato. Non crede più nella salvezza. Crede solo nel debito, nella punizione, nel ciclo infinito del dolore. E così, Mayor of Kingstown 4 risponde alla sua stessa domanda: no, Cindy non sarà la sua salvezza. Perché Mike ha già scelto il suo inferno.

Tracy: l’ultima luce spenta

Mike, Ian e Stevie osservano la casa dei McLusky andare a fuoco, in Mayor of Kingstown 4
Credits: Paramount+

Tracy non era un personaggio di primo piano. Ma era l’ultima incarnazione della speranza. Moglie di Kyle, madre di un bambino che non conoscerà mai Kingstown, Tracy rappresentava ciò che Mike non riuscirà mai a proteggere: una vita oltre il sistema. I suoi dialoghi con Kyle, frammentati, pieni di false speranze ammesse con tenerezza, erano l’unico respiro di normalità in una stagione soffocante.

Merle Callahan non la uccide per odio. La elimina per strategia emotiva. La costringe a chiamare Kyle sotto la minaccia della pistola, per trasformare il suo ultimo respiro in un incubo eterno. La sua morte non è un episodio di violenza: è un rito di distruzione contro l’intera famiglia McLusky. Callahan brucia la casa di Mariam, cancella un’eredità, e poi colpisce Tracy a Belleville, il rifugio illusorio che dà il titolo all’episodio.

Il pianto del suo bambino, che riecheggia come un lamento lancinante, non è solo un dettaglio realistico: è l’eco di un futuro negato. E in quel suono, Mayor of Kingstown 4 pronuncia la sua verità più amara: nessuno sfugge, nemmeno chi non ha mai voluto combattere.

Mike: Ade che rifiuta la luce

Mike McLusky non è più un mediatore. In Mayor of Kingstown 4, è Ade in persona, il signore dei morti costretto a camminare tra i vivi senza poterli toccare. Le sue manovre sono diabolichemente precise. Usa Lamar per uccidere LJ, mente a Moses sui sicari colombiani, semina il caos tra nemici che si odiano già. Ma questa volta, il piano ha un prezzo che neanche lui può sostenere.

Perché Tracy è morta sotto la sua sorveglianza. E Kyle, spezzato, tenta il suicidio. Nell’ultima scena, Mike va a trovarlo in cella. Non sappiamo cosa accada. L’episodio si chiude così, senza darci altre spiegazioni. Si saranno parlati? Saranno rimasti in silenzio a guardarsi? Si limiterà a fare presenza, come ha fatto accanto a Bunny, in coma, in ospedale? Qui ci sono un sacco di domande che meritano delle risposte. Quello che però sappiamo per certo è che Mike sa che ogni parola di conforto sarebbe una menzogna. Mike non merita consolazione. Kyle sì, Mike no. E non la vuole. Forse giustamente. Di certo meritatamente. E noi, all’elenco infinito di domande che già ci poniamo ne aggiungiamo un’altra: Mike merita di provarci? Merita di avere quello che, con le sue azioni, le sue scelte, ha tolto al fratello?

LJ: la lealtà che muore gridando un nome

Se la morte di Tracy è un pugno nello stomaco che lascia senza fiato quella di LJ è uno dei colpi più strazianti di Mayor of Kingstown 4. Non per la crudeltà della fucilata ma per il silenzio che la avvolge. LJ non combatte, non supplica: guarda il suo assassino, capisce il tradimento e la sua ultima parola è “Frank“. Un avvertimento disperato per il suo migliore amico.

Mike lo sceglie come bersaglio proprio per questo. Perché un Frank ferito è un mostro senza freni. E un mostro senza freni brucerà il cartello, come Mike vuole. Ma in quel gesto, la serie mostra la logica spietata del potere: la lealtà non è virtù, è un ostacolo. E gli ostacoli si eliminano.
Moses, inginocchiato accanto al corpo, piange non come un re ma come un uomo solo. La sua leggenda è sgretolata. E senza LJ, non c’è più nessuno a ricordargli che esiste un traguardo oltre la vendetta.

Merle Callahan: il diavolo con la Bibbia in mano

Di Merle non vorremmo parlare. Ci piacerebbe lasciarlo nel dimenticatoio. Eppure, anche lui merita un nostro pensiero. Perché Callahan non è un mostro impulsivo. È un ideologo del dolore. Dalla cella, stila una lista: Todd Shaver (l’uomo al quale ha affidato gli affari della Fratellanza), la casa di Mariam, Tracy. Ogni atto è calcolato per prosciugare emotivamente Mike. Non vuole ucciderlo: vuole vederlo implorare la morte.

Cita la Bibbia, maschera il diavolo con la fede ma è fatto della stessa carne di Moses. E di Milo, perché no. Sono demoni scolpiti nella stessa roccia. Eppure, questa fede lo rende vulnerabile. Perché Mike lo troverà, questo è certo. E lo consegnerà a Kyle. Non per vendetta ma per catarsi. Perché solo Kyle può dare un senso alla morte di Tracy. E perché solo così Mike potrà sperare nel perdono del fratello.

Mayor of Kingstown 4: ad Anchor Bay si imbocca la via della sopravvivenza

Un serrato confronto tra Cindy e Nina su Mike
Credits: Paramount+

Nina Hobbs controlla i danni fatti dal sicario dei colombiani. Prende una pastiglia per andare avanti. In qualche modo è sopravvissuta. A che prezzo, però? La sua ambiguità è quella tipica di chi non ha mai contato niente. Si comporta come un Don Abbondio qualsiasi. E girando la targhetta di Torres (probabilmente morto) dimostra soltanto di aver allontanato la sua morte sacrificando la vita di qualcun altro. Danni collaterali, insomma. Però, non ha del tutto perso la sua lucidità. Perché sospetta di Cindy e del suo interesse verso Kyle, immaginando che dietro ci sia Mike. Con il quale è costretta a stringere un patto tattico. A Kingstown, non esistono alleati: esistono sopravvissuti temporanei.

E Kyle? Se Nina vuole sopravvivere, Kyle invece è costretto a farlo. La promessa fatta a Tracy di lasciare Kingstown pesa nel suo cuore. E il tentativo di suicidio potrebbe esserne la logica conseguenza. Ma anche il rifiuto di trasformarsi nel nuovo Mike. Perché quella promessa contrasta fortemente con il richiamo della vendetta. Callahan ha contato proprio su questo. Se Kyle fugge, Mike perde l’ultimo legame umano. Se resta, diventa un mostro. Qualunque sia la sua scelta, Callahan vince.

Mayor of Kingstown 4: ciò che resta dopo il fuoco

Belleville” non è solo un episodio di Mayor of Kingstown 4: è un funerale collettivo di cui tanti hanno bisogno. Tracy, il cui corpo giace in una casa di periferia che non è la sua, mentre suo figlio piange. LJ, la cui ultima parola è stata un avvertimento, non una preghiera. Kyle, la cui innocenza non è spezzata spezzata dalla prigione ma dal silenzio dopo l’ultima telefonata. E perché no, per la casa dei McLusky, ridotta in cenere da un piromane al servizio di un dio oscuro.

In questo lungo elenco dovrebbe esserci spazio pure per Robert Sawyer. Ian passa davanti alla sua casa ma non entra. Tutto sembra normale, troppo normale. È ancora vivo? O il suo cadavere dorme nell’abitacolo di un’auto, aspettando solo di essere scoperto?
La serie non lo rivela. Ma il pattern è chiaro: a Kingstown, ogni alba non annuncia un nuovo giorno. Segna l’inizio di un’estinzione lenta.

Mayor of Kingstown 4 non mente sulla salvezza. Non la promette. Non la regala. La mostra come un’illusione che si frantuma nel momento in cui la si tocca. Forse perché, alla fine, nessuno merita di averla. Noi, però, meritiamo altre puntate come questa. Perché questo inferno ci piace. E molto. Anche se non concede scampo. Nemmeno a chi resta a guardare, puntata dopo puntata, ciò che le fiamme divorano senza freno. E chi, in silenzio, continua ad alimentarle.