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Love, Victor – La Recensione della terza e ultima stagione

Dopo una lunga attesa, ecco finalmente sbarcare durante il Pride Month la terza nonché ultima stagione del teen drama di Hulu, presente nel nostro paese sul catalogo della sezione Star di Disney+. Love, Victor, spin-off seriale dell’acclamato film Love, Simon è stato uno dei prodotti che negli ultimi anni ha cercato maggiormente di normalizzare agli occhi del grande pubblico il tema dell’amore LGBTQ+ tra i più giovani, costruendo al contempo una storia di crescita personale e di amorevole accettazione. Dopo due valide stagioni, la terza sarà dunque riuscita a convincerci? Segnerà una degna conclusione per la storia dei Salazar e dei loro amici? Restate con noi per scoprirlo.

Attenzione: la seguente recensione sarà ricca di spoiler su tutte e tre le stagioni dello show, siete avvisati!

love victor

La seconda stagione di Love, Victor si era conclusa con un gigantesco cliffhanger che aveva lasciato con il fiato sospeso. Victor (Michael Cimino) si era ritrovato di fronte alla grande scelta: il suo primo amore Benji o il dolce e premuroso Rahim? Il fandom della serie si era dunque diviso teorizzando e speculando al riguardo: lo show avrebbe osato dare un cambio di rotta alla serie oppure no? La prima puntata della terza stagione, tuttavia, ha risposto subito ai nostri dubbi: la porta alla quale il protagonista aveva bussato era quella di Benji, unico e vero oggetto del desiderio del ragazzo.

Dunque, un “E vissero felice e contenti?”. Ovviamente no! Dove sarebbe stato altrimenti il drama? Già nel primo episodio la serie porta infatti la coppia a dividersi: da lì in avanti, tra gioie e dolori, nuove occasioni e ripensamenti, i protagonisti dovranno fare i conti con le proprie paure prima di aprirsi l’uno con l’altro.

Love, Victor

Ma non solo Benji e Victor: questi ultimi otto episodi evidenziano ancora di più la coralità del racconto che la serie ha da sempre voluto fornire, tante prospettive diverse che valorizzino le individualità di ciascuno dei personaggi, divisi tra ragione e sentimento, tra voglia di crescere e paura di cambiare. Ma quello che potenzialmente doveva essere uno dei più grandi pregi della serie paradossalmente si è in parte rivelato uno dei suoi più grandi difetti. Troppe idee, troppe voci che avrebbero necessitato di più tempo per essere raccontate a dovere proprio in virtù degli ottimi spunti che introducevano.

Al centro della stagione, oltre ai problemi di Victor troviamo infatti l’indecisione di Mia (Rachel Hilson) riguardo all’imminente trasferimento da Creekwood, la relazione segreta tra Felix (Anthony Turpel) e Pilar (Isabella Ferreira) e la nuova coppia formata da Lake e Lucy, la prima coppia formata da due ragazze dello show, che mirava a dare più rappresentazione a un tipo di relazione storicamente meno tratteggiata nei teen drama rispetto ad altre.

Il vero problema della terza stagione di Love, Victor sta nel fatto che essa non sembri la conclusione della serie, quanto invece una stagione preparatoria a un grande conclusione, che invece viene affrettata all’ottavo episodio. A causa della breve durata delle puntate, infatti, non è sempre facile entrare in sintonia con i vari personaggi, che non in tutti i casi riescono a chiudere a dovere il proprio arco narrativo. L’impressione che si ha è che molte sottotrame siano state risolte troppo velocemente e che altre siano state quasi del tutto cassate. Da questo punto di vista, la serie cambia talmente spesso lo status quo da rendere difficile al pubblico affezionarsi davvero ad alcune situazioni o coppie presentate dalle serie, come quella tra Victor e Nick.

Nonostante ciò, la serie mantiene quelli che sin dalla prima stagione sono stati i suoi grandi pregi: saper parlare con cognizione di causa e con il giusto approccio di alcuni tra i più comuni problemi degli adolescenti, come la conflittualità tra genitori e figli, la paura delle aspettative e il desiderio di trovare sé stessi.

Se però nelle prime stagioni quasi tutta l’introspezione emotiva ricadeva su Victor e sul suo percorso di accettazione, ora, con la presa di consapevolezza già quasi totalmente raggiunta dal protagonista, l’attenzione si rivolge anche altrove, soprattutto sul personaggio di Benji, il cui approfondimento è forse quello più dettagliato all’interno della stagione, grazie anche a flashback che ci raccontano di più del suo passato.

Love, Victor

Non per questo però il personaggio di Victor finisce per diventare marginale, al contrario! Quello che il protagonista dovrà affrontare non riguarda più l’accettazione della propria sessualità, ma la scoperta di chi vuole essere e di come vuole rapportarsi con il mondo. Victor ormai ha imparato a camminare da solo e non ha più bisogno del costante “tutoraggio” da parte di Simon e ha trovato la propria strada. Una strada che però spesso lo porta lontano rispetto a tutti gli altri comprimari della serie, che finiscono per vivere storyline tra di loro molto distaccate.

Pur non raggiungendo l’estro di serie tv come Sex Education o l’allontanamento dai cliché del genere come avvenuto per Heartstopper, la serie tv di Star riesce a dare la giusta rappresentazione per ogni tipo di relazione, qualunque sia la sfumatura dei suoi colori, puntando sul valore dell’unicità, dell’inclusione e del coraggio. Ma se il coraggio sta al centro delle storie dei protagonisti che si affacciano all’età adulta, è anche vero che il gran finale della serie decide di non prendersi grossi rischi, chiudendo gli archi narrativi dei personaggi senza particolari sorprese e senza colpi di scena e puntando sul semplice e talvolta sullo sbrigativo.

Love, Victor

Al di là della tematica queer , nei confronti della quale, sin dagli esordi la serie è stata pioniera, Love, Victor rimane un teen drama e, in quanto tale, persegue quei classici stilemi narrativi tipici dei racconti adolescenziali, fatti di triangoli, malintesi e romanticherie varie.

Situazioni tipiche che finiscono per essere ripetute in salse diverse per troppe volte e che alla lunga perdono la propria freschezza.

Nonostante i suoi limiti, Love, Victor rimane però una serie importante, utile a dare rappresentazione a tematiche per troppo tempo oscurate nei prodotti televisivi per ragazzi e che ha saputo raccontare l’evolversi dell’accettazione di tali situazioni rispetto alla sua prima messa in rete. Detto ciò, anche se in generale la serie si mantiene sempre su discreto/buoni livelli, non possiamo però affermare di essere rimasti soddisfatti al 100% da quest’ultima stagione, che a parer nostro avrebbe potuto dare di più, forse grazie all’aggiunta di un paio di episodi che avrebbero permesso di esplorare meglio alcune dinamiche. Nonostante ciò, non possiamo evitare di sentire già la mancanza di questi personaggi e delle loro storie, che sicuramente ricorderemo negli anni a venire.

Pensavo che il coraggio volesse dire non avere paura di niente, ma adesso ho capito che essere coraggiosi significa non avere paura di avere paura. Anzi, significa accettare la paura, perché molto spesso le cose più paurose sono anche le più importanti. come ammettere chi sei o chi ami.

Victor Salazar, Love, Victor (3×08)

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