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Love, Victor 2 – La Recensione: essere (con) se stessi

Il 17 Giugno 2020 l’universo narrativo di Love, Simon, ispirato al romanzo Simon vs. the Homo Sapiens Agenda di Becky Albertalli, è stato ampliato dall’arrivo su Hulu di Love, Victor, spin-off che vede il giovane Victor Salazar approcciarsi alla scoperta del proprio orientamento sessuale. La storia personale di Victor, a cui il Simon della pellicola cinematografica fa da mentore, ha trovato un seguito nei dieci episodi della seconda stagione che Disney+ ha distribuito in Italia a partire dal 18 Giugno.

Attenzione: la recensione contiene spoiler!

Se la prima stagione di Love, Victor è un viaggio alla scoperta di sé, la seconda si occupa di ciò che accade quando gli esiti a cui si è pervenuti cessano di essere un fatto privato e diventano di dominio pubblico. Uno step difficile ma indispensabile, perché essere se stessi non è un’impresa che può essere compiuta entro le mura di casa. Essere se stessi implica sempre e necessariamente l’altro – i suoi pensieri, le sue reazioni, i suoi atteggiamenti – e, si sa, quando ci sono di mezzo gli altri le cose non sono mai così semplici.

Non è un caso che la storia tra Victor e Benji proceda a gonfie vele fino a quando i due restano chiusi dentro la loro bolla, una bolla che si nutre della raggiante spensieratezza dell’estate, quel periodo in cui la vita di tutti i giorni risulta come sospesa, messa tra parentesi nell’attesa di una ripartenza sempre troppo lontana per destare preoccupazioni. Ma le vacanze finiscono e la quotidianità torna a strutturarsi attorno ai nuclei di sempre: amici, scuola e famiglia. Quella di Victor, tradizionalista ma anche amorevole, ha accettato la sua omosessualità senza opporle rimostranze né veti. Ma accettare e condividere rappresentano due livelli totalmente differenti e il secondo è ben lontano dall’essere raggiunto, quantomeno da mamma Isabel, che insiste nel classificare Benji come un amico di Victor e che in occasione del loro primo incontro ostenta un disagio palpabile.

Malgrado Benji si sforzi di essere comprensivo nei confronti della situazione, l’atteggiamento di Isabel segna una prima frattura nel rapporto suo e di Victor. Questa crepa si allargherà a suon di bugie e incomprensioni e diventerà abbastanza grande da consentire a Rahim, amico di Pilar con cui Victor sviluppa un’affinità immediata, di infilarsi al suo interno.

Love Victor

E poi c’è la scuola. Qui Victor incontra un doppio ostacolo da affrontare: il rifiuto da parte dei compagni che non lo accettano e la sprovvedutezza di quelli che, a dispetto delle buone intenzioni, lo fanno nella maniera sbagliata. Questa distinzione apre la strada a una serie di interrogativi tutt’altro che scontati: come si perora una causa? Che vuol dire essere un alleato? Di certo non agire sulla base di una visione stereotipata che riduce l’altro a un tipo, cancellandone le specificità. Il supporto non è una questione di slogan, né uno straccio con cui ripulirsi la coscienza, né una medaglia da appuntarsi al petto. Andrew commetto l’errore di credere che sia così, ma poi rimedia, guidando la squadra di basket a un atto di solidarietà, quello sì, sentito, e di conseguenza valido e apprezzabile.

Love, Victor non è soltanto le vicissitudini del suo protagonista, ma anche quelle dei personaggi che gli ruotano intorno.

Felix continua a sobbarcarsi il peso dei problemi di salute di sua madre, la cui depressione approda a una fase altamente critica. È un peso che diventa sempre più difficile da sorreggere e che sarà dirimente rispetto allo sviluppo delle sue relazioni: nel tentativo di aiutarlo a liberarsene Lake perde definitivamente la sua fiducia e Pilar, condividendolo con lui, si fa abbastanza vicina da permettere a un sentimento più profondo dell’amicizia di sbocciare tra di loro.

Nel frattempo, la stabilità che Mia sembra aver raggiunto viene minata dalle ambizioni di suo padre, deciso ad accettare il prestigioso incarico offertogli a Stanford. Inizialmente condiscendente verso l’idea del trasferimento, Mia decide di essere sincera riguardo a ciò che desidera: vuole essere anteposta al lavoro, per una volta, e restare lì dove vuole essere, accanto ai suoi amici e ad Andrew. Il signor Brooks si dichiara disposto ad accontentarla, salvo poi accettare di nascosto la proposta ricevuta.

love, victor

La seconda stagione di Love, Victor pecca nella gestione di alcune dinamiche interpersonali, ma mantiene intatta la sensibilità dimostrata all’esordio.

A scapito delle facilonerie in cui inciampa la romance principale (il sempiterno triangolo, il personaggio di Benji relegato a un ruolo fin troppo accessorio), quando si tratta di rendere giustizia a certe tematiche la sceneggiatura sale in cattedra e mostra nient’altro che cura e padronanza. Così il dissidio di Isabel non è risolto dall’effetto di un amore materno utilizzato a mo’ di bacchetta magica, ma è sviscerato nelle sue motivazioni (la morale religiosa, il conformismo sociale, le aspettative inconsapevolmente interiorizzate) e nelle sue conseguenze, quelle che si tende a non vedere o a minimizzare quando si riduce l’omofobia al suo volto più manifesto e aggressivo, fatto di botte e insulti a cui è facile rivolgere condanne senza appello. Ma l’omofobia assume anche la forma insidiosa e pervasiva di un pregiudizio latente che ha altrettanto bisogno di essere stigmatizzato e combattuto. Lo strumento per farlo è un lavoro di decostruzione a cui Isabel viene indirizzata da Armando, più pronto di lei a coglierne la necessità, e che dà i suoi frutti quando decide che il benessere di suo figlio vale di più dell’approvazione di un uomo di chiesa.

love, victor

Love, Victor si conferma una serie all’altezza degli argomenti di cui tratta, argomenti affrontati senza sacrificare quella leggerezza che diventa irresistibile quando si manifesta nell’umorismo al vetriolo di Lake e nella comica tenerezza di Adrian Salazar, piccolo ma sorprendentemente adulto nelle sue esternazioni e nelle sue istanze.

Il finale lascia i personaggi sul ciglio di svolte importanti: Lake che entra a contatto con la sua bisessualità, Mia prossima a ricongiungersi con la stessa madre da cui è stata abbandonata e Victor di fronte all’aut aut tra Rahim e Benji. Quale sarà il campanello che ha scelto di andare a suonare? Non ci resta che attendere la terza stagione per scoprirlo.

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Scritto da Gabriella Cretella

Stando a Nietzsche, ho guardato dentro l'abisso delle serie tv abbastanza a lungo da permettere a lui di guardare dentro di me. In attesa di sapere cos'ha scoperto sul mio conto, parto io col dire ciò che ho visto al suo interno. Anzi: lo scrivo.

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