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L’Estranea – La Recensione – Paolo Strippoli firma un horror familiare che colpisce dove fa più male

L'estranea

Attenzione: sono presenti spoiler sul film L’Estranea.

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Il patto col diavolo è una storia che il cinema ha raccontato in mille modi. Eppure, in L’Estranea, Paolo Strippoli riesce a darle una forma nuova, rinunciando a corna, zolfo e firme con il sangue per concentrarsi su qualcosa di molto più vicino a noi: il desiderio di proteggere chi amiamo, a qualunque costo. Il meccanismo è semplice. Qualcuno ti offre la possibilità di evitare la cosa che temi di più, chiedendoti qualcosa in cambio. Il problema è che non puoi sapere fino a dove ti porterà quella scelta.

Una tragedia familiare pop che alterna orrore, ironia e dramma. Al centro c’è la paura di perdere il controllo e, soprattutto, ciò che siamo disposti a fare pur di sottrarci al dolore. Dopo Piove e La valle dei sorrisi, Strippoli completa con L’Estranea quella che definisce la sua trilogia della pioggia, mettendo lo spettatore davanti a un dilemma morale scomodo: condannare le decisioni della protagonista è facile, ma capire perché le prende lo è molto meno.


Presentato in concorso a Venezia, il film ha vinto il Premio ARCA CinemaGiovani come miglior film italiano ed è arrivato secondo al premio del pubblico Midnight Madness di Toronto. È stato inoltre scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar nella categoria del miglior film internazionale, in attesa della selezione della shortlist prevista per il 15 dicembre. Un percorso importante per un horror che riesce a essere popolare, divertente e feroce, senza rinunciare alla complessità dei suoi temi.

La trama de L’Estranea: Bari 1999, una famiglia perfetta e un patto infernale

La storia comincia a Roma, sotto una pioggia incessante. Anna si presenta all’improvviso a casa della figlia Alice, costumista di talento, e le annuncia che è arrivato il momento di raccontarle la verità: la loro vita si fonda su una bugia. Da qui il film torna indietro, nell’estate del 1999, a Bari. I Colonna sembrano avere tutto ciò che serve per essere felici. Gestiscono la sartoria più alla moda della città, vivono in una villa con piscina e organizzano feste sfarzose, dove ogni dettaglio è studiato per impressionare gli ospiti. Durante una festa in bianco, mentre il piccolo Tobia sogna di diventare un calciatore e il padre Walter lo immagina già all’Inter, la famiglia si mostra in tutto il suo splendore. Dietro quella perfezione, però, si nasconde un bisogno costante di apparire, che Anna riversa anche sui figli.

La situazione precipita quando il cane di famiglia aggredisce Alice, che rischia di perdere una gamba. In preda alla disperazione, Anna si rifugia nella cappella dell’ospedale e prega, lasciando nella cassetta delle offerte una somma considerevole. È qui che incontra l’Estranea, una donna misteriosa che fuma tranquillamente tra i banchi e conosce già il nome di suo figlio. Non ci sono minacce né rituali macabri.


L’Estranea si limita a fare una proposta: può cambiare le sorti di una tragedia ormai scritta, ma ogni favore avrà un prezzo. E, soprattutto, non esistono salvezze gratuite. Ogni perdita evitata rischia di trasformarsi in una nuova disgrazia, dando vita a una catena di scelte sempre più dolorose. Il soprannaturale diventa così il punto di partenza per raccontare qualcosa di profondamente umano. Il vero orrore non risiede soltanto nelle conseguenze del patto, ma nella facilità con cui la disperazione può convincerci che qualsiasi sacrificio sia giustificabile.

Il tempo: una spirale di colpa e conseguenze

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Credits: 01 Distribution

Uno degli aspetti più riusciti del film è la struttura narrativa. La storia è suddivisa in capitoli: La figlia, Il figlio, Il padre, La madre, fino all’epilogo. Ogni sezione è accompagnata dall’indicazione della città e dell’anno, mentre i salti temporali portano lo spettatore dal 1999 al 2006, fino alla Roma contemporanea. Questa scansione permette di ricostruire gradualmente le conseguenze del patto stretto da Anna. Ogni passaggio aggiunge un tassello alla vicenda dei Colonna e rende sempre più evidente quanto sia difficile sottrarsi alle proprie decisioni. Ogni miracolo presenta il conto, anche quando chi lo ha invocato sperava di poter controllare tutto.


Tra i momenti più significativi c’è quello ambientato nella notte della finale dei Mondiali del 2006, dopo il rigore decisivo di Fabio Grosso contro la Francia. Mentre l’Italia festeggia la vittoria, il film sposta progressivamente l’attenzione dalla gioia collettiva al dolore privato, l’ennesima morte, l’ennesimo riscatto del diavolo. La festa nazionale si trasforma così in una scena tragica, in cui la felicità di chi sta fuori contrasta con la sofferenza di chi resta intrappolato nella propria tragedia.

La pioggia, già centrale in Piove, torna a essere un elemento fondamentale. Se Bari è immersa nella luce abbagliante dell’estate, tra piscine e feste in bianco, Roma è dominata dall’acqua e da un senso di oppressione crescente. Anche il titolo internazionale, The Spiral, suggerisce questa dinamica: non un ritorno al punto di partenza, ma un movimento continuo intorno alla stessa ferita, mentre le conseguenze delle proprie azioni diventano sempre più difficili da evitare. (9 film horror che sono veramente impossibili da guardare una seconda volta)

Anna, Alice, Walter e Tobia: quando l’amore diventa controllo

La forza di L’Estranea sta soprattutto nella costruzione dei suoi personaggi. Anna, in particolare, è una donna incapace di accettare il dolore e l’imprevedibilità della vita. Da giovane sognava di fare l’attrice, ma le aspettative della famiglia le hanno impedito di seguire quella strada. Finisce così per proiettare le proprie ambizioni sui figli, costruendo per loro un futuro che rispecchi ciò che avrebbe voluto per sé. Il suo bisogno di apparire e di essere approvata dagli altri condiziona ogni decisione. Anche le sue piccole abitudini, come sgranocchiare continuamente rotelle di liquirizia, contribuiscono a delineare una donna che cerca disperatamente di tenere sotto controllo l’ansia. Per Anna, proteggere la famiglia significa anche preservarne l’immagine, impedendo che qualcosa possa incrinare la perfezione che ha costruito.


È qui che il film trova uno dei suoi spunti più interessanti: l’amore può trasformarsi in controllo quando non lascia spazio all’autonomia degli altri.

Strippoli definisce i Colonna dei “filtri rotti”, incapaci di proteggere i figli dalle pressioni sociali e dalle aspettative degli adulti. Nel tentativo di evitare ogni sofferenza, Anna finisce per alimentare proprio quel dolore da cui vorrebbe salvarli. Walter, interpretato da Adriano Giannini, rappresenta un’altra forma di immaturità. È un uomo tronfio, convinto di poter aggirare le responsabilità e dimenticare le conseguenze delle proprie azioni semplicemente smettendo di pensarci. Anche Tobia porta sulle spalle il peso delle ambizioni paterne, mentre Alice, che di mestiere realizza costumi, si ritrova a dover ricostruire la storia della propria famiglia.

Il conflitto tra madre e figlia diventa così il cuore emotivo del racconto. Non si tratta soltanto di scoprire una verità nascosta, ma di fare i conti con un passato che ha condizionato ogni scelta. Anna e Alice incarnano due modi opposti di affrontare il dolore: da una parte il bisogno di controllare tutto, dall’altra il desiderio di liberarsene.

Chi è l’Estranea? Il significato del film di Paolo Strippoli

Il film non offre una risposta definitiva sull’identità della sua misteriosa protagonista. L’Estranea potrebbe essere il diavolo, una presenza soprannaturale capace di alterare la realtà in cambio di sacrifici. Ma può anche rappresentare qualcosa di meno letterale: la paura del giudizio, il peso delle convenzioni sociali e quella parte di noi che ci spinge a compiere compromessi pur di non affrontare le conseguenze delle nostre scelte. Valeria Bruni Tedeschi, che interpreta il personaggio, contribuisce a rendere questa ambiguità particolarmente efficace. L’Estranea non è una figura cupa e minacciosa nel senso tradizionale del termine. È elegante, provocatoria, a tratti divertente, e proprio questa leggerezza rende ancora più inquietanti le sue azioni. Può strappare una risata nel momento meno opportuno e, subito dopo, lasciare addosso una sensazione di disagio.


Strippoli ha raccontato di aver ripensato il personaggio proprio immaginando Bruni Tedeschi, allontanandosi da una versione inizialmente più oscura. La scelta si rivela vincente: il Male non ha bisogno di presentarsi con un volto spaventoso per risultare credibile. A volte è sufficiente che si mostri ragionevole, quasi seducente, e che sappia individuare il momento esatto in cui una persona è pronta ad ascoltarlo. Anche il finale segue questa impostazione.

Senza svelarne gli sviluppi, è interessante notare come il film torni a immagini vicine a quelle iniziali, chiudendo il racconto con un simbolismo leggibile ma non didascalico. Strippoli preferisce lasciare allo spettatore un dubbio piuttosto che una spiegazione definitiva, coerentemente con l’idea che attraversa tutta la sua opera: ogni giorno facciamo compromessi per evitare un conflitto, proteggere la nostra reputazione o inseguire una felicità che rischia di costarci troppo.

Regia, fotografia e cast: perché merita il cinema

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Credits: 01 Distribution

Sul piano visivo, L’Estranea conferma la sensibilità di Strippoli per la costruzione delle immagini. In collaborazione con il direttore della fotografia Cristiano Di Nicola, il regista utilizza luce e colori per distinguere nettamente i due ambienti principali. Bari è calda, luminosa, quasi abbagliante; Roma è fredda, umida e sempre più soffocante. Due mondi diversi, uniti da una tensione che cresce progressivamente. Tra le sequenze più memorabili c’è la festa del 1999, con il balletto degli adolescenti sulle note di Narcotic dei Liquido. La coreografia è precisa e straniante, mentre la macchina da presa si muove tra i corpi con una fluidità che rende la scena insieme spettacolare e inquietante. Il lavoro sul montaggio, le musiche originali di ROB e gli effetti prostetici completano una messa in scena curata, capace di alternare momenti di grande eleganza visiva a immagini decisamente disturbanti.

Anche il cast contribuisce alla riuscita del film.

Jasmine Trinca dà ad Anna una presenza magnetica, alternando fragilità e durezza, mentre Adriano Giannini restituisce con efficacia le contraddizioni di Walter. Romana Maggiora Vergano affronta il personaggio di Alice con coraggio, dando corpo al conflitto tra il bisogno di conoscere la verità e quello di liberarsi dal passato. Ma è Valeria Bruni Tedeschi a lasciare il segno più immediato, grazie a un’Estranea capace di passare dalla leggerezza alla crudeltà senza perdere un grammo del proprio fascino. Qualche volta Strippoli insiste un po’ troppo sulla propria abilità registica, rendendo alcune sequenze più elaborate del necessario.

È un limite che non compromette il risultato complessivo di un film ambizioso, sostenuto da un’identità visiva precisa e da un nucleo tematico solido.

L’Estranea è un horror che utilizza il soprannaturale per parlare di famiglia, aspettative e paura di perdere ciò che conta. Più che spaventare attraverso i mostri, mette a disagio mostrando quanto possa essere sottile il confine tra protezione e possesso, tra amore e bisogno di controllo. Un film da vedere al cinema, per lasciarsi avvolgere dalla sua atmosfera e continuare a pensarci anche dopo i titoli di coda. Perché, in fondo, il patto più difficile da riconoscere non è necessariamente quello con il diavolo, ma quello che stringiamo con noi stessi pur di non affrontare la realtà. (I 4 Migliori film horror in uscita questo autunno)