ATTENZIONE: l’articolo contiene spoiler sulla serie tv di Prime Video Ingorgo
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Dicci cosa ti piace e ti consigliamo noi →Tra le novità più interessanti del mese di ottobre figura Ingorgo, serie tv di Prime Video – presentata al Prime Video Presents Italia 2026 che vi avevamo raccontato – che adatta un fortunato format spagnolo dal nome Atasco. Lo spunto è estremamente semplice: un incidente stradale crea un ingorgo gigantesco che diventa il luogo d’incontro delle storie dei tanti automobilisti fermi nel traffico. Una situazione che sarà capitata a tutti almeno una volta nella vita. C’è già – quindi – della familiarità in questo contesto, il quale punta moltissimo sulla quotidianità, provando a rendere in questo ingorgo un intero microcosmo sociale.
L’esperimento risulta riuscito solo parzialmente. L’intento descrittivo funziona. Troviamo infatti – nei vari sketch che si susseguono – tantissime rappresentazioni di vita quotidiana. Molti di questi sketch però – e questo è l’altro lato della medaglia – sono piuttosto anonimi e scorrono via senza grosse palpitazioni. C’è poi forse un equivoco di fondo nella percezione di Ingorgo: nonostante il tono spesso ironico e grottesco, la comicità non è il fulcro della narrazione. Nell’originale spagnolo questo aspetto funziona un pochino meglio, mentre nell’adattamento di Prime Video permane sempre un tono ironico di fondo che sembra voler spostare l’asse verso la comicità. E così facendo smorza la forza potenziale di alcuni sketch.
Alcune cose hanno funzionato e altre meno – quindi – nell’esperimento di Prime Video. Gli intenti sicuramente sono encomiabili. La piattaforma di Amazon ha messo su un grandissimo cast e ha portato in Italia un format decisamente sui generis. In alcuni passaggi l’adattamento poteva risultare più efficace, ma rimane l’audacia di Prime Video nel produrre in Italia serie tv interessanti e che cercano di innovare il panorama.

Ingorgo e l’equivoco della comicità
Partiamo subito col descrivere quello che potrebbe essere il grande equivoco nell’approcciarsi alla visione di Ingorgo. Non siamo di fronte a una serie tv puramente comica. L’alternarsi degli sketch e il cast allestito poteva far pensare a uno scenario del genere. In realtà la produzione di Prime Video – seguendo l’aspirazione dell’originale spagnolo – prova ad andare oltre la semplice sequela di scene comiche. Quello che Ingorgo si promette di fare è fotografare un microcosmo contenente tipi rappresentativi della società. L’obiettivo però viene raggiunto solo a metà.
Da una parte la serie tv di Amazon riesce a mettere in scena situazioni e personaggi comuni. Dall’altra però molte scene hanno troppo poco mordente. Alcuni sketch come quello della pioggia, la madre col bambino dell’ultima puntata o quello della mosca sono davvero scarichi. Altri invece riescono a intrattenere o con le risate oppure grazie alla presenza di attori solidi. Ci vengono in mente lo sketch di Corrado Guzzanti e Francesco Pannofino, oppure quello di Stefano Fresi e Alessandra Mastronardi, trainati da attori molto ingombranti.
Insomma, la sensazione in Ingorgo è che la resa sia affidata più all’efficacia dell’interprete che a una solida scrittura. E qui ritorna l’equivoco della comicità, perché dal momento che diversi sketch risultano un po’ fumosi, ci si aspetta sempre la deriva comica che però molto spesso non arriva. Ed è per questo che la visione di Ingorgo lascia un po’ una sensazione d’incompletezza che offusca – almeno parzialmente – la godibilità della serie tv.
L’esperimento di Prime Video resta comunque molto interessante
Al netto di queste criticità, l’esperimento di Prime Video – come detto in fase d’introduzione – resta molto interessante. L’aspetto più riuscito di Ingorgo è la creazione di questo senso di familiarità nelle scene che si susseguono. Non a caso uno degli sketch più riusciti è quello della lampada con Matilde Gioli, nel quale l’adattamento italiano riesce – almeno parzialmente – a mutuare il tono dolceamaro dell’originale spagnolo. Quella descritta in questo passaggio è una scena grottesca – il recupero di una lampada da un camion di rifiuti – che però porta a riflessioni sull’amore e sul rapporto tra le famiglie di una coppia che sicuramente caratterizzano gran parte degli spettatori.
Questo è ciò che Ingorgo doveva fare con più costanza. Come detto però questo lavoro è riuscito solo a sprazzi, ma ci sono sicuramente molte potenzialità per fare meglio. Atasco è arrivata a ben quattro stagioni. Ovviamente ad oggi non sappiamo se Ingorgo proseguirà o se si fermerà a questa sua prima stagione. Immaginando un rinnovo, però, non è difficile prevedere evidenti margini di miglioramento laddove si riesca a sgrezzare quei lati meno riusciti, puntando con molta più convinzione su sketch capaci anche di sacrificare del tutto la comicità, regalando però situazioni più interessanti e stimolanti.

L’ingorgo come ritratto sociale
Veniamo – dunque – al fine vero e proprio della serie tv. Al di là degli intenti comici e delle rappresentazioni della quotidianità, l’obiettivo finale di Ingorgo è quello di fornire un ritratto della società sfruttando la situazione creata dal traffico. Quel tratto di strada diventa una sorta di livellatore sociale, in cui tutte le persone si trovano a dover affrontare la medesima macro-difficoltà, dentro la quale poi ognuno ha le sue micro-difficoltà. L’ingorgo si fa così calderone di esperienze umane. Coppie in crisi, altre che intravedono la felicità. Sogni di una vita migliore, incombenze quotidiane. C’è di tutto in quel piccolissimo tratto di strada.
È la componente umana a essere centrale in Ingorgo. Alla fine si riduce tutto a questo. La serie tv di Prime Video porta in scena una serie incredibile di tipi e lo spettatore prima o poi sicuramente si ritroverà in almeno uno di questi. Sui personaggi poi s’innescano anche le situazioni, altrettanto rappresentative. Il rischio chiaramente è di eccedere nello stereotipo. Ma è un rischio ampiamente calcolato, decisamente funzionale per il fine perseguito dalla narrazione.
Andando a tirare le somme – dunque – Ingorgo funziona più negli intenti che nella resa. Come detto sono troppi gli sketch che corrono via in maniera anonima. E questo finisce per pesare sulla riuscita complessiva della serie tv. Tuttavia – al contempo – se ne apprezzano i lati più audaci e sperimentali e il susseguirsi di volti noti e amati sicuramente mitiga la debolezza di alcuni sketch. C’è del potenziale, rimasto in questa prima stagione in buona parte inespresso. Vedremo se la produzione di Prime Video avrà modo – con un eventuale rinnovo – di esprimere questo suo potenziale in futuro.






